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In Patagonia
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Chatwin, Bruce <1940-1989>

In Patagonia

Milano : Adelphi, copyr. 1982

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Alice Raffaele
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"La Patagonia! È un'amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un'ammaliatrice!"

Purtroppo l'incantesimo questa volta ha funzionato su pochi de I MiseraLibri (GdL di Chiari), colpendo soprattutto una partecipante che l'ha trovato denso e appassionante, difendendolo appassionatamente. Un'altra al momento dell'incontro non l'aveva ancora terminato, però ne ha apprezzato il suo essere fotografico, paragonabile a un reportage: i tantissimi episodi narrati da Chatwin vanno in effetti affrontati come un vecchio album per essere ben digeriti, ogni istantanea con la sua storia da raccontare, i particolari lasciati da interpretare al lettore/testimone. C'è chi infatti l'ha definito evocativo e frammentato (in senso positivo), mentre la discontinuità nelle storie e nella qualità della narrazione è stata indice di mediocrità nella scrittura, secondo qualcun altro.
Gli elementi per scrivere un grande libro erano tutti presenti: paesaggi pazzeschi, un antenato di cui seguire le tracce, resti di milodonti da ricercare, esuli di decine di nazionalità diverse da far parlare e ascoltare, i fantasmi di navigatori, re, banditi del passato aleggianti in tutto il territorio. Tuttavia è mancata l'empatia con lo scrittore, sottolinea un membro del gruppo: l'autore si è abbastanza limitato a esporre i fatti con lo stesso tono di un'enciclopedia; qualcuno ha concluso la lettura sentendosi quasi forzato.

Eppure questo libro ha il merito di aver rivoluzionato il modo di viaggiare, di partire e lasciarsi guidare dal "Dio dei Viandanti. Se si cammina con abbastanza energia, probabilmente non si ha bisogno di nessun altro Dio". Chatwin viene associato spesso anche al famosissimo taccuino nero della Moleskine, su cui appuntava tutte le impressioni, dati e racconti dei suoi viaggi, prima di rielaborarli.

"Chi percorre il deserto scopre in sé stesso una calma primitiva che forse è la stessa cosa della pace di Dio."
Ecco forse il segreto per apprezzare di più il suo scritto: la calma. Lentamente, una fotografia alla volta, lasciare vagare la curiosità e la creatività, grati per gli input di approfondimenti donatici dall'autore, percependo quella sensazione di positiva ignoranza che ci spinge sempre a voler sapere di più, senza mai smettere di imparare.

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