Antonia Di Donato Krauss

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Dimentica il mio nome - Zerocalcare

Dimentica il Mio Nome è un capolavoro. Zerocalcare incentra quest'opera sull'infanzia, la famiglia, la morte. Parla della sua storia, ma è anche la storia in cui ognuno di noi si può riconoscere (e qui secondo me sta la grandezza di un artista, appunto nel riuscire a parlare a tutti). I temi sono importanti, intimi, laceranti, ma trattati con un perfetto stile Zerocalcare, che alla lacrima accompagna la risata irrefrenabile (posso paragonarlo a Charlot?).
A partire dalla morte dell'amata nonna, Zero si interroga sulla sua storia famigliare, rendendosi conto (e facendoci rendere conto) che ogni famiglia ha i suoi segreti, i suoi tabù, i nomi e le parole che non si possono più pronunziare.
Il passaggio dall'infanzia all'età adulta, doloroso, è forse proprio quando non consentiamo più ai nostri genitori (ma anche nonni, zii...) di trattarci come bambini, e non nel senso che non possono più prepararci un pasto caldo, ma nel senso che non possono più tenerci nascoste le nostre origini, da dove veniamo, da dove viene la famiglia. Anche negli aspetti più "scabrosi" o meno onorevoli.
Se il contesto familiare contribuisce all'autodeterminazione della nostra personale identità, come possiamo costruirci un'identità "vera" finché abbiamo una percezione falsata (molto spesso edulcorata) della nostra famiglia?
Questa è la strada su cui Zerocalcare ci accompagna, tra una risata e uno sfogo in romanaccio, tra un armadillo e una strizzata d'occhio alle nostre paranoie che arrivano dritte dritte dall'infanzia.
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Recensione pubblicata anche qui.

Sopravvissuta ad Auschwitz - Eva Schloss

A volte, per godersi un libro, forse sarebbe necessario strappargli la copertina. Vabbè, facciamo le persone civili: ricoprire il libro con della carta da regalo.
Perché leggere a caratteri cubitali "Sopravvissuta ad Auschwitz - La vera e drammatica storia della sorella di Anne Frank" mi ha fatto andare in bestia.
La sorella di Anne Frank è Margot Frank. Entrambe sono morte di tifo a Bergen-Belsen nel marzo del 1945.
Eva Schloss (nata Geiringer) è la figlia della donna che Otto Frank, il padre di Anna e Margot, ha sposato in seconde nozze, dopo aver perso anche la prima moglie, madre di Anne e Margot, nell'Olocausto. Peraltro quando Otto Frank e la madre di Eva si sono sposati, lei era già grande, sposata e viveva in un altro Paese.
Questo basta per definire Eva ed Anne sorelle? Per una casa editrice disposta a "barare" ed a spremere il nome di Anne Frank all'inverosimile, sì.
Vogliamo essere precisi? Eva ed Anna si erano in effetti conosciute ad Amsterdam quando erano ragazzine, ogni tanto hanno giocato insieme, ma non erano nemmeno poi così legate.
Peraltro il libro non è nemmeno così incentrato su Auschwitz, (titolo originale: "After Auschwitz"), però in effetti il titolo richiama un'idea di post-campo di concentramento.
Bene, avete eliminato la copertina del libro?
Perché il contenuto è interessante.
Non aspettatevi un libro sui campi di concentramento. Questa è l'autobiografia di Eva Schloss che, tra le altre cose, è stata anche deportata; ma all'evento in sé non viene dato maggior risalto che ad altri aspetti della vita dell'autrice.
Ella descrive con ricchezza di particolari la vita in Austria nel periodo tra le due guerre, la fuga in Olanda, l'occupazione e i nascondigli. Questa parte mi è piaciuta molto perché è un periodo storico che mi affascina molto ed ho trovato tanti aneddoti che me l'hanno fatto sognare a colori.
Poi il tradimento, la deportazione, il campo... Questi capitoli sono atroci. Sono palpabili la paura, l'ansia ed il terrore che pervadono il Lager, ma anche la voglia di Eva di farcela. La speranza che non l'abbandona mai (tranne un po' quando è convinta che anche la madre sia morta), ma anche la consapevolezza che sopravvivere è stata una questione di fortuna.
E poi il dopo-Auschwitz: il ritorno a casa, il disagio nel non sentirsi più parte della gente normale, l'irrequietezza nel cercare la propria strada nel mondo, gli anni a Londra, l'incontro con Zvi, il matrimonio, le figlie, le nipoti. E poi il lavoro di fotografa, di antiquaria e solo in tarda età l'attività in propaganda del diario di Anne Frank, la costituzione delle mostre, le interviste, le presentazioni nei teatri e nelle scuole.
Questa parte del libro è un po' più lenta, forse perché nei fatti meno vivace della prima parte della vita dell'autrice. Ma d'altro canto anche questa è una porzione della sua vita, che quindi l'autrice ha ritenuto di raccontare.
Indiscutibilmente stupisce come il destino abbia fatto incrociare le vite di Anne e di Eva in maniere del tutto imprevedibili, e non trovo nemmeno poi così strano o da reprobi che Eva abbia voluto portare avanti l'opera, iniziata da Otto Frank, di far rivivere Anne attraverso il suo diario.
Certo che a livello pubblicitario è stato un bel cavallo di battaglia; penso peraltro che la storia di Eva sia in sè più affascinante di quella di Anne, e se fossi in lei troverei frustrante che tutti continuino a chiedermi sempre e solo di Anne!
Insomma, il libro è scritto molto bene ed è un grande spaccato di storia europea dai primi del novecento fino ai giorni nostri.
Notevole l'inserto con le foto d'epoca.
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Recensione pubblicata anche qui.

Perdersi - Lisa Genova

E' la storia di Alice, una scienziata, docente di linguaggio ad Harvard, sposata con un collega e con tre figli giovani.
Sì, perché Alice ha appena compiuto cinquant'anni, ma comincia ad accusare strani sintomi. A volte dimentica le parole, ce le ha sulla punta della lingua, ma proprio non ne vogliono sapere di uscire.
Oppure non riconosce delle persone, anche se le sono state presentate solo pochi minuti prima.
O magari si dimentica di un importante convegno, e tornando dal lavoro si presenta a casa, di fronte al marito perplesso che la crede su un aereo.
O ancora si trova in un luogo conosciutissimo, riconosce le strade ma... non si ricorda dov'è casa sua.
Sarà stress? Depressione? La tempesta della menopausa?
Di fronte alle analisi mediche, sia Alice che suo marito dapprima rifiutano la verità. Ma quando la situazione non fa altro che peggiorare, e un test genetico dimostra che Alice HA l'Alzheimer, c'è poco da fare.
Quanto tempo le rimane?
Quanto tempo le rimane da vivere?
Ma soprattutto, quanto tempo le rimane per ricordare l'uomo che ama? Per non dimenticare i suoi figli?
Il libro è delicato, ma fa paura. Perché l'Alzheimer esiste. Perché non è una malattia da "vecchi".
Perché Alice teme di non essere supportata... Ad un certo punto è talmente spaventata che farebbe a cambio con un cancro!! Perché il cancro, pensa, suscita la comprensione altrui. L'empatia. Ti considerano un eroe. Lei sarà solo una malata mentale.
Perché l'Alzheimer non si cura e non si guarisce. Si può rallentare, ma non fermare nè invertire.
Perché tuo marito, che ami da decenni, all'improvviso è un estraneo.
Perché non ricordi che tua madre è morta tempo fa, e quando te lo dicono impazzisci dal dolore... perché lo scopri ora.
In questo declino, come si può sopravvivere?
Alice pensa di suicidarsi. E prenderà le sue precauzioni per non dimenticarselo.
Ma il cuore, quello non dipende dalla memoria. La dolcezza, le tenerezze e l'amore di cui si possono circondare un malato sono riconoscibilissimi, ed apprezzati, anche se il malato non si ricorda molto bene chi è che lo sta amando.
Un libro assolutamente da leggere, con le lacrime agli occhi, pagina dopo pagina.
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Nota 1: mi sono chiesta per tutto il libro il perché lo stesso fosse ambientati negli USA, nonostante il nome italianissimo dell'autrice, Lisa Genova. La risposta è che perché, nonostante il nome "italiano", l'autrice è una neurologa statunitense.
Nota 2: dal libro, che mi risulta essere un bestseller, è stato tratto un film, che sarà nelle sale alla fine di quest'anno. Tra i protagonisti, Julianne Moore e Alec Baldwin.
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Recensione pubblicata anche qui:

Come un fiore ribelle - Jamie Ford

Se mi era piaciuto Il Gusto Proibito dello Zenzero, ho apprezzato anche maggiormente il nuovo romanzo di Jamie Ford, "Come un Fiore Ribelle".
E' la storia di William, dodicenne che negli anni della Grande Depressione si trova in un orfanotrofio di suore a Seattle, evitato dagli altri bambini e senza alcuna speranza di essere adottato perchè cinese.
William non sa chi è suo padre e non crede che sua madre, la sua ah-ma, sia morta; vedendo sullo schermo del cinema Willow Frost, una donna che assomiglia tantissimo alla ah-ma che non vede da cinque anni, decide che è il momento di scoprire la verità.
Ad accompagnarlo, non solo fisicamente, ci sarà Charlotte, un'altra bambina dell'istituto, anch'essa emarginata poichè cieca (peraltro il subplot sulla storia di Charlotte è agghiacciante e non potrete non piangere).
Il libro è scritto benissimo, con uno stile coinvolgente che crea una fortissima vicinanza emotiva con i personaggi... Non sono un'orfanella cinese, eppure ho sofferto e sperato con William.
Anche la storia della sua ah-ma, raccontata in un lungo flash back, mi ha commossa e indignata.
Ottime anche le descrizioni ambientali, peraltro devo ancora capire perchè l'immigrazione cinese negli Stati Uniti ai primi del '900 eserciti tanto fascino su di me, fatto sta che buona parte del successo che questo libro ha riscosso nel mio cuore è sicuramente dovuta al fatto che mi ha saputo trasportare così bene nella Chinatown degli anni '30.
PS Ma che c'entra il titolo? Come fa un fiore ad essere ribelle? E il fiore ribelle sarebbe Willow, William o Charlotte? E soprattutto... cos'aveva che non andava il titolo originale (Songs of Willow Frost)?
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L'ho pubblicato anche qui.

Leviathan - Scott Westerfeld

http://aurynkk.iobloggo.com/113/nelle-vostre-macchine-da-guerra-mettete-benzina-o-le-nutrite-con-cibo/&cid=288876
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Se avete dei pregiudizi sui libri per ragazzi (o young adult, come si chiamano ora), fateveli passare.
Perchè Leviathan è semplicemente fa-vo-lo-so!
Innanzitutto mi ha fatto scoprire un genere letterario a me totalmente ignoto, lo steampunk; wikipedia ci informa che esso "è un filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all'interno di un'ambientazione storica, spesso l'Ottocento", concetto forse reso più chiaro dallo slogan: "come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima". Sì, detto così suona un po' macchinoso!
Più precisamente, il libro è ambientato alla vigilia della Grande Guerra e segue le vicende legate ai due ragazzini protagonisti: Deryn, che vestirà panni maschili per entrare come cadetto nell'areonautica inglese, e il prinicipe Alek, costretto alla fuga dopo l'assassinio dei suoi genitori nell'attentato di Sarajevo.
Ma, oltre che dalle alleanze politiche, i due ragazzini sono divisi anche da una ben più profonda differenza ideologica: Cigolanti contro Darwinisti.
I primi si servono delle "classiche" macchine da guerra (ovviamente di classico non c'è proprio nulla!) mentre i secondi, ricorrendo all'ingegneria genetica, incrociano lupi con tigri etc etc e creano animali "di sintesi" da guerra!
E Leviathan? Altro non è che un gigantesco cetaceo (meglio sarebbe parlare di un ecosistema, ma non voglio svelare troppo) volante, che i Darwinisti utilizzano alla stregua di un dirigibile.
Il libro mi ha fatto sognare, mi sembrava di essere tornata alle elementari nel perdermi nelle avventure di Verne... Ecco, il genere è proprio quello! L'edizione è semilussiosa, la carta patinata e soprattutto con delle illustrazioni che lasciano a bocca aperta (e ve lo dice una che non è molto sensibile alle suggestioni visive), in particolare ogni tre per due correvo a riguardarmi la splendida cartina geografica che apre (e chiude) il libro, e che mostra in maniera simpatica e precisa la divisione tra Cigolanti e Darwinisti.
Ma soprattutto mi sono sentita davvero una bambina piccola tremante di paura di fronte al lupo-russia, con le fauci aperte pronto ad azzannare i balcani! Da notare anche i coltelli puntati verso la Serbia, dove si nota uno scheletro (l'arciduca?).
E che dire dei pesci raffiguranti i Paesi Scandinavi? Non sono simpatici? La Svezia sembra la Befana! La trovo davvero un'immagine splendida!

Il gusto proibito dello zenzero - Jamie Ford

http://aurynkk.iobloggo.com/124/campo-di-concentramento-per-giapponesi-made-in-usa/&cid=288876
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Spinta dall'entusiasta recensione di Strawberry ed ignorando totalmente il tema trattato, ho avuto modo di leggere un delicatissimo romanzo: Il Gusto Proibito dello Zenzero.
Noi Europei sentiamo ancora sulla nostra pelle le ferite che la Seconda GUerra Mondiale ha lasciato nel nostro continente, e se cerchiamo di guardare un po' più in là, probabilmente, non ci viene in mente altro che Pearl Harbor, Hiroshima e Nagasaki: la Guerra del Pacifico (iniziata peraltro prima che nel teatro europeo) ci dice poco.
Eppure credo che occorra fare lo sforzo di saperne di più e di informarsene e questo libro, benchè opera di fantasia, può costituire un ottimo punto di partenza.
Al di là della storia romantica sottesa e dei pittoreschi accenni alle culture dei due protagonisti (in realtà americani, ma di origine cinese l'uno e giapponese l'altra) e, ovviamente (gli anni son quelli!) al jazz, il merito che riconosco a questo volumetto è di avermi aperto gli occhi su un'intera fetta di realtà storica che precedentemente ignoravo.
Chi lo sapeva che negli Stati Uniti c'erano dei campi di internamento per cittadini di origine giapponese? Venivano reclusi anche donne, vecchi e bambini, e due terzi di loro erano cittadini americani!

Miriam delle cose perdute - Marta Barone

http://aurynkk.iobloggo.com/130/la-buona-novella/&cid=288876
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Ci sono libri che, senza una particolare ragione, non ci ispirano per niente.
A me capitava con "Miriam delle cose perdute", di Marta Barone: era almeno un anno che, passando in biblioteca, lo vedevo lì, sulla mensola delle proposte di lettura, e non mi decidevo a prenderlo con me. Credo di averlo anche aperto un paio di volte per vedere trama e autrice: la prima riguarda l'infanzia e l'adolescenza di Maria, la seconda è una ragazza del 1988 che ha pubblicato il libro a 20 anni (ma scritto a 15!!)... e poichè ho avuto esperienze terrificanti con diversi libri scritti da giovanissime autrici italiane, me ne teneve ben distante.
Che stolta!
L'ho preso quindi per caso, più che altro stufa di vederlo sempre lì, e ne sono rimasta conquistata.
Premetto che non gradisco generalmente l'idea di prendere personaggi e/o situazioni famosissime per sviscerarli da un punto di vista diverso (e magari dissacrante): spesso ho come la percezione che si sia svolta un'opera di falsazione, ed inoltre mi sembra "troppo facile" per l'autore: e diamine, inventati una trama originale!!
Naturalmente ci sono felici eccezioni (La Bambinaia Francese di Bianca Pitzorno, recensita con affetto da Nuvolette), e sono contenta di poter dire che "Miriam delle cose perdute" è una di queste.
La narrazione è gradevole e accattivante, i personaggi non sono scontati e presentano una dolce introspezione che non appesantisce mai; infine, i richiami alla cultura ebraica aiutano a contestualizzare perfettamente senza essere nemmeno lontanamente didascalici.
Il tutto condito dai profumi e dai colori de La Buona Novella di De Andrè, che ha palesemente e dichiaratamente ispirato la giovanissima autrice.
Se poi valuto che si tratta di un'opera prima, e che è stata scritta da un'adolescente, rimango davvero a bocca aperta!
Insomma, una narrazione scorrevole e quasi poetica, per un libro che avrebbe potuto rischiare di diventare pedante e noioso e che invece vede uno sviluppo magistrale e che non scade mai nel patetico.
Complimenti alla Barone, e felicitazioni al panorama letterario italiano che si arricchisce di una voce così fresca e promettente!

Le ragazze di Shanghai - di Lisa See

http://aurynkk.iobloggo.com/134/le-ragazze-di-shanghai/&cid=288876
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Spero che chi - come me - ha amato tantissimo Fiore di Neve e il Ventaglio Segreto non me ne vorrà se dichiaro di aver amato anche di più Le Ragazze di Shanghai, della meravigliosa Lisa See.
Siamo alla fine degli anni '30, a Shanghai (la Parigi d'Oriente) e le due sorelle Pearl e May vivono nello sfarzo e nel lusso: hanno servitori e domestici, si divertono a posare per un giovane pittore e sghignazzano della arretratezza culturale dei propri genitori, che hanno sospeso l'educazione delle figlie tra la modernità occidentale e la tradizione cinese: la maggiore per esempio, ha potuto frequentare l'università, ma è comunque costretta a strofinarsi la pelle con la polvere di perle per schiarirla.
D'improvviso, il ribaltone: il padre perde una mucchia di soldi al gioco con un mafioso locale e per salvarsi la pelle è costretto, tra l'altro, a vendere le figlie come mogli per i figli di uno spregevole affarista cinese trasferito negli Stati Uniti.
Dopo il matrimonio, i mariti partolo per Los Angeles e le due sorelle, che dapprima non hanno la minima intenzione di seguirli, vi saranno costrette dall'invasione giapponese.
L'avventura e il sogno americano si tingeranno di una malinconia per il paese natìo e di una tristezza di fondo che non abbandoneranno le sorelle nemmeno quando si accorgeranno di essersi affezionate alla nuova Patria.
Perchè mi è piaciuto?
Da un lato è ambientato in uno dei periodi storici che mi interessano maggiormente, e soprattutto, come già ne Il Gusto Proibito dello Zenzero, finalmente scopro un po' cosa succedeva dall'altra parte del mondo mentre l'Europa veniva devastata dalle dittature e dalla guerra.
Il rapporto tra le sorelle, altalenante tra amore assoluto e rivalità, è descritto magistralmente, e ho trovato anche gli altri personaggi del romanzo molto credibili.
Ma al di là della storia personale (peraltro, avevo intuito fin dall'inizio il colpo di scena finale), appunto, è l'enorme e precisissimo affresco storico e culturale tracciato dall'autrice che mi ha incantata; chissà quante ricerche deve aver compiuto per dettagliare così specificamente gli eventi storici e le conseguenze sociali derivanti!
Viene citato ad esempio il famoso terremoto di San Francisco del 1906 (ho fatto qualche ricerca anch'io e sembra che peraltro sia in uscita un film sul tema): ebbene, pare che moltissimi cinesi, in seguito al disastro, abbiano dichiarato di essere nati su suolo americano per ottenere la cittadinanza, visto che non era più dimostrabile il contrario.
Ho trovato molto ingegnosa anche la pratica dei "figli di carta": i cinesi cittadini americani tornavano periodicamente in Cina e quando rientravano negli Stati Uniti dichiaravano di aver avuto un bambino (rimasto in Cina). Vent'anni dopo, vendevano ad un giovanotto cinese il diritto di essere loro figlio, e quindi la cittadinanza.
Meravigliosa anche la parte con gli interrogatori eseguiti dalle autorità statunitensi per capire se un cinese era un figlio vero o un figlio di carta, con domande del tipo: "avevate un cane?", "quanti eravate al matrimonio?", "la sposa aveva il velo o no?"... Per poter rispondere correttamente, l'immigrato doveva studiarsi un libretto d'istruzioni consegnatogli precedentemente dal finto parente cinese per conoscere tutte le risposte!
Mi hanno molto incuriosito i riferimenti al cinema di quegli anni, visto che parte del libro è ambientata a Haolaiwu (Hollywood); ad esempio, viene citata Katharine Hepburn in La Stirpe del Drago (1944), con gli occhi tirati per fare la cinese... Non ho potuto fare a meno di andare a cercare un'immagine per levarmi la curiosità! Me ignorante, purtroppo non ho mai visto quel film.
Viene invece citato spesso il film La Buona Terra, io avevo letto il libro da ragazzina ma non avevo mica capito che si trattasse di un libro famoso!
Come sempre, eterna gratitudine a Nuvolette che mi ha fatto conoscere l'autrice e segnalato il romanzo!

Giuni Russo - Bianca Pitzorno

http://aurynkk.iobloggo.com/140/voce-sconosciuta/&cid=288876
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Bianca Pitzorno conquista e ti incatena ai suoi libri qualsiasi cosa scriva. (sono sicura che confermerei questa circostanza anche se mi capitasse in mano la sua lista della spesa!)
E ciò è tanto più evidente laddove la sua effervescente prosa non è al servizio della fantasia, una delle doti che la Pitzorno può vantare davvero a profusione!, ma anche al servizio della realtà storica.
Questa (auto)biografia di Giuni Russo, che ha coinvolto emotivamente l'autrice, amica della cantante, ovviamente maggiormente di quelle antecedenti su Eleonora d'Arborea e sulle bambine cubane, non lascia indifferente nemmeno chi, come me, non conosce Giuni Russo se non per "Un'estate al mare".
Ci si innamora della bambina che è stata, ci si emoziona al racconto dei suoi primi giovani successi, ci si indigna, profondamente, per l'indecenza con cui è stata trattata nel mondo della musica e per il misero ruolo a cui si è voluta costringere la sia voce e la sua ricerca artistica.
Chiudendo il libro rimangono nel cuore la gratitudine a Bianca per averci parlato di Giuni e la voglia di conoscere meglio questa grande Artista!

Genesis - Bernard Beckett

http://aurynkk.iobloggo.com/143/genesis/&cid=288876
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Prima o poi avrete un'ora e mezza inoccupata.
E allora correte a procurarvi questo volumetto!
Scorrevole, incalzante, un climax che esplode in tre o quattro colpi di scena assolutamente inaspettati e che lasciano intontiti: è l'esame di Anax, brillante studentessa che desidera essere ammessa all'Accademia, l'istituzione più prestigiosa cui si possa aspirare.
Per poterci riuscire, si è preparata a lungo e dettagliatamente con Pericles, il suo tutor, intorno alla figura di Adam Forde, che in una società distopica lotta per l'individualismo.
Molti i temi affrontati, fornendo un punto di vista insolito: rapporto tra Stato e individualismo, tra uomo e macchina, la coscienza, l'etica, l'obbedienza, le teorie evoluzionistiche più strane eppure perfettamente plausibili.
L'autore, neozelandese, è piuttosto eclettico (ha insegnato Inglese, Matematica e Teatro) e riflette la propria passione per il teatro anche nel testo, scritto quasi come un copione.
Mi è piaciuto molto il concetto dell'Idea come virus, che si propaga infettando una mente dopo l'altra!
L'unica mezza pecca: l'uso del nome Anaximander per la protagonista: dai miei ricordi, è un nome maschile...
Per il resto, vi farà passare una bella mezza serata e continuerà a girarvi in testa per un po di tempo!
PS attenzione: qualche mentecatto ha spoilerato di brutto su anobii senza avvertire, evitate di leggere le recensioni lì se non volete rovinarvi la sorpresa!

Una mano piena di nuvole - Jenny Wingfield

http://aurynkk.iobloggo.com/145/dolce-piccola-coraggiosa-swan/&cid=288876
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Ci sono personaggi che non si sradicano facilmente dal cuore. E questo libro ne è zeppo.
Ambientato nell'america della fine degli anni '50, è la narrazione multisfaccettata di circa un anno della famiglia Moses e di quanti le gravitano attorno: i clienti del piccolo negozio dove nonna Calla vende cibo e caffè, gli avventori del locale dove suo marito John e suo figlio Toy vendono alcoolici (anzi, non potendo venderli, li offrono; se a fine serata, poi, gli avventori a loro volta offrono dei soldi, che male c'è?)...
In questo ambiente vagamente rurale, ma proiettato verso un futuro ricco di sogni, si muove la piccola Swan coi fratelli Noble e Bienville. Il senso dell'avventura, ma anche della giustizia, l'amore provato e la pietà verso chi amato non lo è stato mai, fino ai sentimenti più terreni, quali la voglia di avere l'amicizia dello zio preferito o l'imbarazzo nel sapere che a scuola indosserai vestiti ritagliati da sacchi per il riso, lasceranno tutti il passo al coraggio che la piccola dovrà dimostrare per potersi prendere cura di chi è più debole e sfortunato.
Sono passati anni da quando sono stata bambina anch'io, eppure i giochi e i progetti di Swan mi hanno coinvolto totalmente; e il fatto che non sia solo io che sono rimasta un po' bimba, ma che sia l'autrice una straordinaria narratrice, lo conferma la circostanza che ho avvertito precisamente il disagio depresso della zia di Swan, o la rabbia e la gelosia di sua mamma.
--- Piccolo spoiler: quando Toy abbraccia Blade, preparatevi un pacchetto di fazzoletti!

Il rifugio - S. A. Bodeen

http://aurynkk.iobloggo.com/146/il-rifugio/&cid=288876
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Clasutrofobico, geniale, incalzante.
Lexie, Eli, Eddy e Terese sono i quattro figli del multimiliardario Yanakakis, il quale ha fatto costruire un lussuoso ed ampio rifugio da utilizzare in caso di attacco nucleare.
Ed ecco, la notte del nono compleanno di Eli ed Eddy (gemelli), d'improvviso il panico, l'esplosione, le urla, la fuga verso il rifugio... nel quale però non fanno in tempo ad entrare Eddy e la nonna dei bambini.
Sono passati sei anni, il rifugio è struttrato, idealmente, per proteggerli per altri nove anni. Eppure, tra gli allenamenti sulle macchine da palestra, le coltivature idroponiche, le migliaia di libri cui Eli si dedica, cresce il sospetto che qualcosa non quadri.
Che il mondo post apocalittico che li attende fuori forse sia meno spaventoso dell'atroce follia di chi li tiene in pugno.
Peccato che molti aspetti (del carattere dei personaggi, ma anche della trama) non siano stati, secondo me, adeguatamente approfonditi. Rimane comunque una lettura appassionante e molto gradevole: qui potete leggere il primo capitolo.

Picabo Swayne - Alessandro Gatti, Maunela Salvi

http://aurynkk.iobloggo.com/150/le-storie-della-camera-oscura/&cid=288876
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Perchè "Picabo Swayne - Le storie della camera oscura" andrebbe letto in ogni classe di ogni scuola?
1 - Perchè è un romanzo carico di azione, di paesaggi avventurosi, di personaggi indelebili (l'eroina non svenevole, il cattivo cattivissimo, l'amico fedele, il traditore, la mamma lontana...);
2 - Perchè racconta senza annoiare come si sviluppa(va)no le fotografie prima dell'avvento del digitale e perchè a mersonalmente piace credere nel potere di documentazione storica della fotografia;
3 - Perchè parla della libertà, quella vera (i cattivi vogliono costringere Picabo a fare qualcosa, i "buoni" la aiutano e le dicono cosa deve fare... lei giustamente osserva che nemmeno loro la lasciano veramente libera!);
4 - Perchè è - finalmente - un ottimo esempio di letteratura nostrana e giovane (entrambi gli autori sono nati nel 1976): in un momento in cui imperversano Moccia e Volo, mi sembra importante e significativo sostenere e far conoscere degli autori meritevoli e con spessore;
5 - Perchè sembra un distopian novel, fino al colpo di scena finale;
6 - Perchè è un punto di vista diverso sulla guerra per le risorse e ci fa capire che nessuno di noi può chiamarsene fuori;
7 - Perchè così magari lo leggono anche insegnanti e genitori, e male non gli fa.
Il finale non è proprio aperto, ma siccome un paio di punti semimarginali non sono stati risolti immagino che ci sarà un (da me attesissimo) seguito.

Un giorno solo, tutta la vita - Alyson Richman

http://aurynkk.iobloggo.com/153/un-giorno-solo-tutta-la-vita/&cid=288876
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Il libro è bello, non c'è che dire, ben scritto ed appassionante fino alla fine, anche se l'epilogo è già nelle primissime pagine ed anche se il tema dell'olocausto e dei campi di concentramento è solo strumentale ad una bellissima storia d'amore.
Però è un'opera "di fantasia" (anche se pare che l'autrice si sia ispirata alla vicenda, realmente accaduta, di un uomo ed una donna che si sono trovati al matrimonio dei rispettivi nipoti riconoscendo nell'altro il coniuge di cui avevano perso le tracce durante l'ultimo conflitto mondiale), e con tutto il lavoro di ricostruzione storica e di memoria, necessario finchè gli ultimi testimoni sono ancora vivi, si percepisce poco l'opportunità di una storia inventata.
Perchè dunque leggere questo libro?
Perchè, anche se i protagonisti non sono esistiti, i comprimari, invece, sì.
E perchè mi ha fatto scoprire un aspetto che non conoscevo relativamente ai campi di concentramento, quello dell'arte visiva.
Il libro, ambientato parzialmente nel campo di Terezin (che, a quanto ho capito, era urbanisticamente più simile ad un ghetto, con case etc, rispetto ad un lager normalmente costituito perlopiù da capannoni), spiega come i prigionieri più artisticamente dotati venissero impiegati nella realizzazione di materiale tecnico e non per la Germania: dalle piantine di tubature, al disegno di cartoncini augurali per il compleanno o per le festività.
Chiunque conosca un artista, un artista vero, sa che il suo bisogno d'espressione è come per noi l'istinto di respirare, insopprimibile, insopportabile, anche a costo di correre enormi rischi.
E così (e qui si sconfina nella realtà) parecchi degli artisti che nelle ore ufficiali lavoravano per la Germania, di nascosto rubacchiavano frammenti di carta e tubetti di colore quasi vuoti per portarli ai bambini del campo, perchè anche loro potessero provare la gioia del disegno; e nelle ore notturne non potevano fare a meno di ritrarre, forse in un desidero di catarsi, l'orrore che li circondava.
Purtroppo non ho trovato notizie in italiano di questi artisti, di cui il più famoso è stato forse Bedrich Fritta, che, oltre ad essere l'autore dei disegni che corredano questo post, è riuscito, per il terzo compleanno del suo bambino, il piccolo Tomik, a disegnargli un libro illustrato, che ritrae il bimbo stesso in un mondo migliore di quello terribile in cui era costretto a vivere.
Dina Gottliebova, altro personaggio del libro relamente esistito, è invece sopravvissuta, e mi ha commosso parecchio perchè ha voluto dipingere su un muro, per i bambini del lager, Biancaneve ed i sette Nani: era il primo lungometraggio Disney e la Gottliebova aveva fatto in tempo a vederlo, e ad innamorarsene, prima di essere condotta nel lager.

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