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Gli ultimi messaggi del Forum

Tess, amica mia - Gaetano Cinque

Il romanzo “Tess, amica mia” è diviso in due parti. La prima descrive la conversione di un io narrante che da un’avversione verso i cani passa ad un atteggiamento di estremo amore e il cucciolo di Golden retriever acquistato presso un allevamento vicino a Verona per far felice la sua donna diventa per il narratore l’emblema della gioia e dell’amicizia più schietta. E così il rapporto con l’animale rappresenta una grande occasione di scoperta dei valori più genuini e semplici della vita sensibile.
Nella seconda parte invece è il cane che parla. Il narratore presta la parola alla sua amica Tess, che così ha la possibilità di esprimere il suo punto di vista sulla coppia di umani con cui vive e più in generale su tutti gli esseri umani.
Il romanzo quindi offre lo spunto per approfondire aspetti della vita in senso generale, nella quale appare sempre più necessario superare barriere e divisioni tra gli esseri viventi. Il romanzo è anche un inno alla felicità dei sensi, alla fedeltà nell’amicizia e nelle relazioni tra mondo umano e canino.
Con il riferimento al “De amicitia” di Cicerone, infine, l’autore intende sostenere che se non c’è il superamento di differenze nei rapporti tra viventi, mai ci potrà essere vera amicizia, ma solo espressione di potere e di supremazia.

Padre e figlio - Gaetano Cinque

"Padre e figlio" potrebbe essere definito un racconto sul Tempo. Il Tempo è una categoria soprattutto mentale di difficile definizione, è tutta dentro ciascuno di noi e del tutto soggettiva. Eppure una sola cosa ci accomuna: la percezione di precarietà della vita. Sembra che dal momento in cui ci apriamo alla vita, tutto sia destinato a correre in avanti, inesorabilmente, verso un abisso, di cui non sappiamo nulla.
Vorremmo fermare questa corsa pazzesca, vorremmo sostare e attendere, ma cosa?
Ci resta la speranza di qualcosa di perenne.
Che cosa può essere? A cosa ci potremmo aggrappare? Creiamo illusioni, sogniamo mondi impossibili.
Tuttavia ciascuno di noi aspira a questo qualcosa, che dovrà pur accadere. E se non a noi, potrà accadere ai nostri figli!
Ecco allora, è lì il segreto, nel padre che genera per sperare nel futuro.
Si ama una donna per mettere al mondo un figlio, perché il figlio deve garantirci il futuro. E nel futuro noi possiamo esercitare l’attesa. Perché tutta la vita, come in maniera incisiva ha detto Pessoa, è solo attesa, lunga o breve che sia. Il figlio ci garantisce la sua eternità.
Ma sarà così?
Perché ciò accada, il figlio deve corrispondere alle nostre aspettative. Sarà il figlio la nostra stessa impronta vitale? O anche questa è una pura illusione e ci rendiamo conto che è tutto inutile, una speranza di eternità che non si avvererà mai?
Il figlio potrà a sua volta attendere.
Pure questo succede: non è solo il vecchio che spinge in avanti il suo tempo, perché la speranza sta svanendo. Anche il giovane, il figlio, nella sua inesperienza e con le sue contraddizioni per una vita che pulsa, si pone in attesa.
Sarà l’attesa per un padre che è svanito dall’orizzonte del suo presente, perché non si è capito che la vita va vissuta sul momento e l’amore va esercitato nel presente.
Ma i figli a volte sono ottenebrati dalle loro ossessioni e non resta che soccombere all’inevitabile che è e resta un “attendere”.
Si cercano pretesti per illudersi che la realtà sia diversa.
Si cercano corrispondenze che nella vita crediamo di cogliere e non sono altro che proiezioni di un nostro mondo interiore tormentato.
La nostra proiezione ci inganna, e gridiamo all’imbroglio per ciò che è solo frutto di nostri turbamenti.
Il racconto alla fine vuole anche dirci che la carenza della comunicazione interumana, l’assenza di capacità di ascolto, creano situazioni estreme, per cui ci convinciamo definitivamente che grazie alle nostre illusioni le attese ci sono utili per riempire quel vuoto che ci portiamo dentro e che noi stessi abbiamo prodotto, chiudendoci alla bellezza di relazione con chi ci sta accanto.

Il pazzo dello zar - Jaan Kross

** spoiler alert ** "Quanti sono gli uomini che possono dire con cuore onesto: questa era la mia intenzione e così l'ho eseguita? E se tra milioni se ne trova uno che possieda il genio e anche, insieme con l'onestà, l'energia necessaria, allora quello viene bandito dal paese, diventa un esiliato." - Pag. 306

Se Timotheus von Bock, barone estone realmente esistito tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, può essere ritenuto colpevole di una pazzia, allora si tratta di dire sempre la verità. Avendolo chiesto allo Zar e avendo giurato, egli si sente legittimato anche a esprimere opinioni che lo portano prima in prigione e poi a essere tenuto sotto sorveglianza in casa, per tutta la sua vita.
Cosa gli ha detto, di così sconcertante ed estremo, da farlo passare da protetto dello Zar a matto pericoloso? Timo è intelligente, acculturato, un illuminista, un nobile che non discrimina in base alla classe sociale (e infatti sposa Eeva, figlia di contadini). La Rivoluzione Francese è terminata da poco, ma le idee sono rimaste nell'aria, dalla Francia all'Estonia in fondo non ci vuole molto. Timo ha il coraggio di presentare allo Zar delle critiche sul suo governo, di esporre una nuova forma che comunque lo considera.

"Legge suprema sarà il bene pubblico... Il sovrano deve essere un mezzo, non un fine... La patria sarà indivisibile ma non estendibile. [...] Il sovrano regnerà mediante la legge che è superiore a lui. E del nome di Dio non sarà fatto abuso... Il sovrano sarà il primo servitore dello Stato, sacro nella sua persona, ma responsabile delle sue azioni, così che potrà essere arrestato qualora si lasciasse andare a passioni riprovevoli, trascurasse i suoi doveri o compisse passi falsi... La patria sarà rappresentata da membri eletti dalla nazione... Essi si riuniranno regolarmente in assemblee generali... La nazione sarà suddivisa in classi corrispondentemente ai suoi interessi, ma ogni singolo membro della nazione godrà di eguale protezione di legge e di eguale libertà. Non ci saranno torturatori, non ci saranno catene. Il diritto delle cariche pubbliche sarà in proporzione alla sapienza [...] Nessuno potrà essere condannato senza essere stato prima giudicato. La Russia ha bisogno di cittadini, di schiavi ne ha abbastanza." - Pag 144-145.

Timo credeva di poter ottenere un riscontro diverso, sperava di essere almeno ascoltato, forse ingenuamente, per via della sua amicizia e legame con lo Zar. La coltivazione, la crescita, e la fedeltà a queste idee: quanto della loro vita hanno sacrificato lui ed Eeva, l'altra indiscussa protagonista?

"Tu non sai, nessuno sa quale sforzo mi costi essere normale. Restare moderato. Tacere. Soffocare in me il fiotto di pensieri con le pillole per dormire. Fin qui ci sono riuscito. Più o meno. Per Kitty (Eeva). Lei pensa che io sia una persona sana. Perlomeno, ora. E quando io, nonostante tutto... me ne dimentico, lei pensa che io giochi. Perché sono obbligato a farlo, affinché non mi riconducano laggiù..." - Pag. 193

La storia, minuziosamente ricostruita da uno dei più grandi scrittori estoni, Jaan Kross, è narrata dal fratello di Eeva, che racconta il passato e il presente di Timo, provando a trovare una risposta definitiva sulla pazzia del cognato. È un romanzo che incita prima di tutto a pensare. Con la propria testa, al di là delle proprie condizioni, buone o cattive che siano. Pensare per riflettere sulla società in cui si vive, non in maniera egoistica e con gli occhi sul proprio ombelico (altrimenti Timo avrebbe potuto restarsene quieto e zitto). E, quando si giunge a una teoria, a dei concetti in cui si crede, esso mostra quanto si debba lottare per comunicarli e farli affermare; purtroppo, fa vedere anche a quale prezzo...

"Voleva far felice l'essere a lui più caro e lo ha invece reso più infelice di ogni altro. Voleva eliminare la stoltezza, la bassezza, l'ingiustizia nel nostro stato russo, ossia nello zar, e ha annientato se stesso." - Pag. 226

Cercando l'antica madre - Gaetano Cinque

Attraverso una cornice narrativa fantastica, che segue lo sviluppo della sofferenza creativa di Virgilio alle prese con il potere politico per il suo progetto epico, il romanzo narra la vicenda di una coppia di sposi a partire dai tragici giorni del bombardamento di Trieste nel 1944 fino ai giorni nostri. L’intreccio dei piani narrativi (la vicenda del troiano Enea, vissuta nella genesi creativa del Poeta, la ricerca di stabilità ed equilibrio della coppia, colta nella completezza del suo ciclo vitale, la ricostruzione dell’Italia postbellica con tutti gli sviluppi politici ed economici dei decenni successivi) permette una rappresentazione della vita umana nelle sue perenni domande di felicità e di senso sia a livello individuale che di società.
Il racconto si sviluppa attraverso tre grandi periodi cronologici così definiti: Gli anni della distruzione – Gli anni della speranza – Gli anni della crisi.

Manoscritti scandalosi - Gaetano Cinque

Dai manoscritti emergono temi legati a correnti di pensiero degli anni Sessanta e a suggestioni letterarie che avevano caratterizzato le varie avanguardie e sperimentazioni stilistiche e formali: nichilismo, esistenzialismo, surrealismo. Dominante è il tema dell’eros e dei rapporti di genere. Ma è l’insieme di un disagio esistenziale, di una noia e inadeguatezza persistenti a connotare una scrittura, che risulta interessante sia per il valore documentale di un’epoca sia per gli intrecci narrativi dei vari generi proposti: drammi, racconti, diario, poesie. È un’antologia di scritti che potranno coinvolgere anche i lettori di oggi non solo perché rappresentano la voce diretta ed originale di anni molto importanti (1963 – 1971), ma anche perché testimoniano un percorso formativo ed espressivo che vuole essere paradigma universale di un itinerario giovanile di ricerca dei significati di ciò che accade all’uomo e dall’uomo stesso provocato, spesso in maniera paradossale e inaspettata.
Ed ecco allora che lo scandalo non è più tanto nei contenuti narrativi proposti, nelle scelte linguistiche e di stile, bensì in quel coacervo di sentimenti, idee, pulsioni, che non riescono a trovare sintesi e azione propositiva di cambiamento e di miglioramento di un mondo, che sembra essere precipitato nei meandri oscuri di un’umanità, che ha smarrito ideali e speranze. E Schiele, posto quale copertina del libro con il suo dipinto del 1913 Amicizia, vuole essere una chiave di lettura di testi fortemente connotati di fisicità e di desiderio di riscatto.

Dei semidei comuni mortali - Gaetano Cinque

Il testo, attraverso le sette parti di cui è composto, "il prologo" (presentazione delle ragioni dello scrivere di scuola), "un modello interpretativo" (definizione di paradigmi di lettura di alcuni fenomeni scolastici), "memorie scolastiche" (un percorso storico che affonda i suoi inizi negli anni Sessanta), "l’insegnante in cattedra" (un quadro coraggioso dell’insegnamento a partire dagli anni Settanta), "il preside" (la scuola come organizzazione, espressione alta della riforma introdotta dall’autonomia scolastica), "un’idea di scuola per il futuro" (quali le possibili prospettive per il futuro della scuola), "appendice" (il saluto del preside ai suoi insegnanti nel momento del suo pensionamento), intende delineare un processo storico della scuola, che fa intravedere, attraverso le varie forme in cui si esprime, un filo rosso che lega la scuola ad una grande idea di Utopia, intesa come profonda aspirazione ad un mondo migliore da prefigurare nell’educazione delle giovani generazioni.

Lettere da Trieste - Gaetano Cinque

L’opera è divisa in più parti: la prima definita "l’archivio di mia madre" dà conto di come l’autore del libro sia venuto in possesso delle lettere, che erano state conservate gelosamente dalla protagonista femminile della storia d’amore; la seconda parte, suddivisa a sua volta per ciascun anno di invio delle lettere, assume dei titoli che sintetizzano come si sviluppa il rapporto: "l’innamoramento", "la promessa" ovvero "l’attesa", "la riconciliazione", "il matrimonio"; la terza parte, definita "appendice", riporta alcune lettere, presenti sempre nell’archivio, scritte dalla fidanzata e da parenti; la quarta e ultima parte dal titolo "l’epistolario, note di filologia testuale", vuole essere un breve saggio sul senso di tutta l’operazione messa in cantiere dall’autore: perché pubblicare delle lettere private in una funzione narrativa e letteraria. Ciascuna lettera è preceduta sempre da un commento che vuole essere la voce narrante della storia, che è direttamente rappresentata dai protagonisti. Possiamo dire che è l’edizione critica di un epistolario privato. È applicare il metodo critico letterario ad un testo che non nasce come opera narrativa per essere divulgata, bensì destinata a dissolversi, come mille altri atti della vita quotidiana, se non c’è l’intenzione di strappare alla caducità del tempo gesti di memoria personale. Una piccola documentazione fotografica e una breve bibliografia chiudono l’opera che può essere definita epistolario d’amore, oppure breve saggio documentale sulla narrativa postmoderna.

Il destino si chiama Clotilde - Guareschi

Letto dietro consiglio di un'amica (grazie Anna Nda), e solo perché ha il nome della mia bambina e della mia nonna nel titolo.
E' stato una splendida sorpresa: decisamente ben scritto, originale sia nella trama che nell'avvicendarsi dei personaggi.
Davvero bello bello (contrariamente a ogni previsione).
E se la Clotilde del mio destino assomigliasse a quella del libro...non mi dispiacerebbe per nulla <3.

Vite parallele - Gaetano Cinque

È possibile vivere nello stesso tempo più vite senza che tra loro ci sia alcuna interferenza? Fatta una scelta tra le tante che si presentano nella vita, quelle escluse sono definitivamente perse o è possibile un loro recupero? È ciò che si chiede ossessivamente Paolo, il protagonista di questo romanzo, che oscilla tra presente e passato per la definizione di un futuro, che appare sempre più incontrollabile. E questa sua ricerca lo porta a perdere la sua donna, di cui scopre, solo al momento dell’abbandono, di esserne fortemente innamorato. La vicenda si svolge nella terra flegrea, a Nord di Napoli, dove la coppia decide di trascorrere la solita vacanza estiva in maniera diversa, definendo degli itinerari comuni per comprendere un passato vissuto separatamente. Ma presto nascono incomprensioni e quello che doveva essere un periodo di arricchimento della vita di coppia diventa lacerazione e sofferenza. Aprire al passato significa per Paolo penetrare nei risvolti più reconditi dell’animo dell’uomo, è metterne a nudo la sua vera natura, caratterizzata dalla ricerca del piacere e della seduzione in qualsiasi condizione si venga a trovare. Scopre che il godimento della sensualità dei corpi è alla base dei comportamenti umani in ogni tempo. E i Campi Flegrei, che sembrano essere il luogo ideale per questa esplosione dei sensi e del piacere fisico, essendo una terra magmatica e in continuo fermento, offrono itinerari di ricerca non solo nel presente, ma anche nel passato più lontano, come quello di Roma Imperiale. E allora le storie s’intrecciano. La vicenda di Paolo e di Martina si confonde con l’infelice amore di Petronio per Agrippina, uccisa dal figlio Nerone o con la metamorfosi di Lucio nel racconto di Apuleio. Romanzo visionario, che pone domande importanti sul nostro vivere, un romanzo indicato per il terzo millennio dopo Cristo, in quanto nulla è garantito per sempre, i tempi si dilatano, e tutto incombe come su un eterno presente senza mai la certezza di un profilo condiviso per una scelta definitiva. Un prologo, dal titolo emblematico “Paradigma flegreo”, guida alla comprensione del contesto geografico rispetto all’immaginazione letteraria dell’autore.

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa - Luis Sepúlveda

Leggendo l'ultima storia di Sepúlveda mi è sembrato di fare un viaggio nel tempo e tornare indietro di quasi vent'anni, quando mi trovai di fronte per la prima volta "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare": che sia l'inquinamento oppure la caccia agli animali, è sempre un incanto. Ho sempre ammirato la sua capacità di scegliere temi complessi e narrarli con quella delicatezza riservata ai lettori più piccoli. Sarà per questo che le sue parole arrivano sia ai bambini sia agli adulti; le sue sono favole moderne, con una vera e propria da morale da apprendere, coltivare, conservare e trasmettere.

"Non ci davano la caccia per cibarsi delle nostre carni, ma per l’olio dei nostri intestini, che ardeva illuminando le loro case. Non ci ammazzavano per paura della nostra specie; lo facevano perché gli uomini temono il buio e noi balene possediamo la luce che li libera dalle tenebre."

Se le parole "balena bianca" del titolo vi hanno fatto venire in mente un'altra famosa opera letteraria, sappiate che il collegamento è giusto. Ogni incontro tra la balena bianca e l'uomo non passerà senza lasciare il segno in entrambi: un arpione nel primo, un desiderio di conquista nel secondo.