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Bellissimo - Massimo Cuomo

Le aspettative erano molto alte.
Ho acquistato "Bellissimo" poco dopo la sua uscita a scatola chiusa, quasi senza leggerne la trama, essenzialmente perché l'opera precedente dell'autore mi aveva lasciata, sintonizzata al titolo, "senza parole". Ciononostante, non sono riuscita ad aprirlo e cominciarlo subito, proprio a causa delle speranze che vi ponevo: mi dicevo che non era il momento per quel libro, che ne avevo una pila altissima sul comodino a cui dare la precedenza, ma la realtà è che avevo troppo timore di rimanere, per qualche motivo, delusa. Ecco che quindi ho preferito restare nell’indeterminatezza, lasciando il volume a riposare nella libreria, ogni tanto spostandolo e dicendomi che gli avrei concesso presto l'occasione di mostrarmi che le mie paure erano infondate. Però c’è un motivo se gli scrittori preferiti hanno quel merito. Complice una vacanza in montagna in un posto meraviglioso, ho rotto gli indugi ed è stato sufficiente il primo capitolo per farle svanire tutte, quelle paure, soffiate via dal sussurro leggero di Maria Serrano.

“Lo sei anche tu”, bellissimo: Miguel, Santiago, il Messico; il libro, di nome e di fatto.

Esistono diverse forme di amore. “Bellissimo” offre in primis quella della relazione tra due fratelli, Santiago e Miguel, che crescono a Mérida, capitale dello Yucatán. Il romanzo comincia proprio con la nascita di Miguel: splendido, graziato, adorato.

“Si mette in piedi e ha un pastello blu nella mano. Fa i passi che servono per arrivare al tavolo, avvicina la faccia alla faccia del bambino, lo annusa. Poi gli tocca la punta del naso con un dito. Si incontrano così, i fratelli Moya, senza che nessuno li veda. E in quel contatto Santiago si accorge che non sono poi tanto diversi. Col pastello blu disegna un piccolo neo sulla guancia del fratello che per reazione, forse per solletico, ritorna a produrre un sorriso.” - Pag. 28

Prevedibilmente Santiago ne risente: in fondo è un bambino anche lui, abbastanza grande da cogliere i comportamenti diversi della gente comune, dei vicini, dei genitori stessi, ma ancora troppo piccolo per poter comprendere le innumerevoli sfumature dell’animo umano, quel complicato equilibrio tra sensazioni e razionalità. E si sforzerà, a combattere una battaglia interiore per anni, tra l’ammirazione e la gelosia, tra il senso di protezione per il fratello e quello per sé stesso; un bozzolo che potrà rompersi, evolversi e realizzarsi solo al momento giusto.

“«Ho bisogno che mi presti dei soldi» dice Miguel.
«Per fare cosa?»
«Per riparare la macchina del nonno».
«La macchina? E perché?».
«Devo partire…».
Miguel non sa dove andare, ma sente il bisogno di andare. Il bisogno di mettere qualche chilometro fra sé e Mérida, per scoprire se è Mérida, se è Rosita Romeo, il posto in cui stare.” - Pag. 119

Anche lo splendido Miguel non si sente così appagato dalla sua vita dai contorni perfetti, venerato com’è dai suoi concittadini, acclamato e desiderato dalle donne, un talento naturale come venditore. Dentro, oltre al sangue, i due fratelli condividono più di quanto credano: la disperata ricerca di sé, la definizione di un proprio ruolo non dettato dalle etichette e dalla società ma sorto dalla propria indole. Per far ciò si supporteranno, si ostacoleranno, si daranno le mani per stringerle o per tirare pugni, si eviteranno e si affanneranno per ritrovarsi.

I protagonisti principali sono loro; si prendono il giusto spazio nelle pagine ma si riesce a caratterizzarli pienamente solo attraverso la saggezza della madre Maria Serrano e le ambizioni del padre Vicente Moya, tramite il loro di amore, per poi passare agli occhi sognanti di Rosita e Soledad, ballando sulle note di “Jarabe Tapatío”, la canzone preferita del nonno Hermenegildo.
Sullo sfondo vi sono Mérida e lo Yucatán, l’eco dei romanzi sudamericani, il calore del Messico, i toni suadenti della lingua spagnola, molto presente nelle pagine del romanzo però assolutamente non di ostacolo alla lettura, grazie a un breve glossario in fondo e soprattutto alla maestria nello scrivere.
Già, perché lo stile del romanzo è incantante, raffinato, poetico. Non c’è una frase scontata, non c’è un personaggio introdotto tanto per: ogni immagine evocata è lì per uno scopo preciso; ogni aspetto è curato; ogni parola può servire immediatamente o spiccare il volo più avanti. Ecco l’amore per il lessico, per la struttura dei periodi, per la musicalità delle singole sillabe.

“E lui adesso ha le ali, sente di averle e di poter volare lontano. Gli sono nate in un istante preciso: sono spuntate quando ha deciso di partire da Mérida e andare a cercare suo fratello. Adesso è certo che lo troverà, troverà Miguel, come le Monarca trovano questo posto nel mondo ogni tre generazioni per una specie di miracolo.” - Pag. 243

Personalmente ho sempre avuto più difficoltà con i romanzi scritti al tempo presente; forse costruire nella mia mente la scena è più facile seguendo gli imperfetti e i passati remoti, lasciandomi guidare da azioni compiute o che stavano accadendo in un certo momento finito. Pochissimi libri al presente non hanno frenato la mia lettura; con "Bellissimo" e "Piccola osteria senza parole" questo non è mai successo, e il merito va solo all’autore.
Quando uscirà il prossimo romanzo, stavolta i miei timori li spedirò subito in vacanza nello Yucatan.

Re: Canto della pianura - Kent Haruf

La recensione dell'incontro de "I MiseraLibri", di Rachele Baresi.

Basta sfogliare le prime pagine del "Canto della Pianura" per trovarci trasportati per le strade di Holt, ed essere invitati, dalle essenziali descrizioni dell'Autore, nelle case dei protagonisti: Tom Guthrie, insegnante di Storia Americana, lasciato dalla moglie,che tenta di trovare un nuovo equilibrio tra la gestione dei figli, il lavoro e uno studente irrispettosamente prepotente; i suoi figli Ike e Bobby, impegnati a diventare grandi, dopo l'abbandono della madre; Vittoria Roubideaux, incinta a 17 anni e, per questo motivo, cacciata di casa dalla madre; Maggie Jones, insegnante risoluta e convincente, sempre pronta a dare una mano; Harold e Raymond McPheron, anziani scapoli che accolgono Victoria nella loro fattoria fuori città.
Storie di solitudine, di microcosmi a caccia di legami, storie in cui l'abbandono, comune punto di partenza, segna l'inizio di una nuova avventura, colma di speranza e conforto.
Ne risulta un romanzo sincero per come l'autore lascia la parola ai suoi personaggi, delicato e vero per come vengono affrontate alcune tematiche in maniera chiara e non esasperante, familiare per la capacità evocativa degli eventi narrati. Emerge la natura degli abitanti di queste sterminate praterie, l'assenza di legami di parentela, il connaturato istinto di sopravvivenza alle avversità.

In Patagonia - Bruce Chatwin

"La Patagonia! È un'amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un'ammaliatrice!"

Purtroppo l'incantesimo questa volta ha funzionato su pochi de I MiseraLibri (GdL di Chiari), colpendo soprattutto una partecipante che l'ha trovato denso e appassionante, difendendolo appassionatamente. Un'altra al momento dell'incontro non l'aveva ancora terminato, però ne ha apprezzato il suo essere fotografico, paragonabile a un reportage: i tantissimi episodi narrati da Chatwin vanno in effetti affrontati come un vecchio album per essere ben digeriti, ogni istantanea con la sua storia da raccontare, i particolari lasciati da interpretare al lettore/testimone. C'è chi infatti l'ha definito evocativo e frammentato (in senso positivo), mentre la discontinuità nelle storie e nella qualità della narrazione è stata indice di mediocrità nella scrittura, secondo qualcun altro.
Gli elementi per scrivere un grande libro erano tutti presenti: paesaggi pazzeschi, un antenato di cui seguire le tracce, resti di milodonti da ricercare, esuli di decine di nazionalità diverse da far parlare e ascoltare, i fantasmi di navigatori, re, banditi del passato aleggianti in tutto il territorio. Tuttavia è mancata l'empatia con lo scrittore, sottolinea un membro del gruppo: l'autore si è abbastanza limitato a esporre i fatti con lo stesso tono di un'enciclopedia; qualcuno ha concluso la lettura sentendosi quasi forzato.

Eppure questo libro ha il merito di aver rivoluzionato il modo di viaggiare, di partire e lasciarsi guidare dal "Dio dei Viandanti. Se si cammina con abbastanza energia, probabilmente non si ha bisogno di nessun altro Dio". Chatwin viene associato spesso anche al famosissimo taccuino nero della Moleskine, su cui appuntava tutte le impressioni, dati e racconti dei suoi viaggi, prima di rielaborarli.

"Chi percorre il deserto scopre in sé stesso una calma primitiva che forse è la stessa cosa della pace di Dio."
Ecco forse il segreto per apprezzare di più il suo scritto: la calma. Lentamente, una fotografia alla volta, lasciare vagare la curiosità e la creatività, grati per gli input di approfondimenti donatici dall'autore, percependo quella sensazione di positiva ignoranza che ci spinge sempre a voler sapere di più, senza mai smettere di imparare.

La mia cosa preferita sono i mostri / Emil Ferris. Libro 1

Spettacolare. Potente.
Questa graphic novel unica assorbe lo sguardo e l'attenzione del lettore in modo totalizzante.
Nella Chicago di fine anni '60, una ragazzina appassionata di pulp -che si vede come una licantropa in impermeabile da investigatore-, cerca di risolvere il mistero della morte di una bellissima e misteriosa vicina di casa, di origine ebrea.
Prende appunti su tutto quanto accade attorno a lei, disegnandoli su un quadernone ad anelli. Il risultato è il flusso d'immagini e parole magmatico, magnetico, e di eccezionale intensità che ci troviamo davanti.

La mia cosa preferita sono i mostri è una grande opera, narrativamente e stilisticamente. Consiglio a più non posso.

Viaggi nella filosofia - Janine

Graphic novel graziosissima che affronta con brio questioni filosofiche importanti come: la durata, il divenire, la natura, la rappresentazione, etc... Con la partecipazione straordinaria di Spinoza, Kant, Hegel, Platone, Sartre, Deleuze e molti altri, presentati in un buffo modo simpatico.

Le figlie di Salem - Thomas Gilbert

Senza dubbio l’aspetto che ho maggiormente apprezzato nel fumetto è l’analisi profonda dei sentimenti umani, in grado di mutare dalla tenerezza e la spensieratezza della gioventù fino alla spietata crudeltà dell’età adulta, priva di tolleranza e compassione. Allora come oggi la paura del diverso e l’ostilità verso di esso scatenano reazioni violente e ingiustificabili.
Il messaggio è chiaro: “Il nostro dovere è quello di ricordare le vittime innocenti e di imparare dal loro sacrificio, per evitare nuovi atti di crudeltà”.

Lombra - Edward Carey

La conclusione del ciclo Iremonger, dove la coralità del racconto esplode, come è giusto che sia a Londra dove il numero di oggetti e persone è gigantesco a tal punto che per poter muovere le fila delle trame c'è bisogno che essi si uniscano in agglomerati, bande, eserciti e, ovviamente, Raduni. Questo fa sì che il libro, attraverso le singole storie, racconti un vero e proprio scontro di civiltà: il Pattume, figlio dell'uomo, gli si rivolta contro.

Re: L'onda - un film di Dennis Gansel

Film che amo, che ho consigliato e che ho fatto visionare molte volte a scuola: il fascino del gruppo, le sue potenzialità, i suoi rischi. Il finale? Da commentare. Avrebbe potuto avere un altro epilogo? Il docente ha compiuto un errore? O forse no? O forse anche più di uno? Piace moltissimo ai ragazzi, li affascina e li lascia allibiti. Da vedere