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Una sana follia
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Cinque, Gaetano <1946->

Una sana follia

Giovane Holden, 2018

Abstract: Accettare un nuovo cane non è una decisione facile per Riccardo. La scomparsa di Tess, la sua adorata Golden Retriever, è stata per lui un dolore irriducibile. Ma il piccolo Teddy, dinamico cucciolo di Parson, sa subito imporsi al suo affetto e stravolgere la sua vita, non solo negli aspetti pratici, nelle abitudini e nelle relazioni, ma nella più ampia concezione del mondo. L’amore da cui Riccardo viene inopinatamente travolto sembra non trovare limiti e giunge presto ad assumere le sfumature della follia. Ma si tratta in realtà di una follia lucidissima. È infatti il sentimento pieno della libertà e della gioia espressiva, che rifiuta ogni tipo di costrizione e di convenzione e che spinge a indagare incessantemente la verità. La medesima follia che il grande filosofo Erasmo da Rotterdam ha descritto come quella forza serena e vitale, capace di condurre l’uomo nei più lieti luoghi di appagamento e di completezza. Riccardo sceglie di percorrere al fianco del suo Teddy il cammino di ricerca spirituale che tale idea gli ispira, affrontando con caparbietà gli inevitabili scontri quotidiani contro le morali ordinarie e perbeniste che, mal comprendendo la potente visione del mondo da cui si sente guidato, condannano le sue deviazioni dal più regolare senso comune.

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Gaetano Cinque
15 posts

Il romanzo Una sana follia (Giovane Holden edizioni, aprile 2018) si presta a due piani di lettura: il primo è quello esterno, di superficie, e riguarda un’argomentazione molto diffusa su come agire quando si decide di aver con sé un cane, o preso al canile o acquistato ad un allevamento. Ci sono nel romanzo tutti i temi molto sentiti e dibattuti circa l’educazione/addestramento del cucciolo, quelli concernenti il tipo di relazione che si intende avviare col proprio animale, e i doveri a cui siamo tenuti una volta assunto l’impegno del cane.
È questa un’analisi molto variegata e viene espressa in molti punti di vista, anche se poi si concretizza in una diatriba radicale basata sul simbolo del guinzaglio, che rappresenta l’adesione o meno ad una libertà assoluta del cane!

L’altra lettura più profonda del romanzo riguarda invece temi filosofici ed esistenziali circa la felicità di ogni essere vivente e il percorso cognitivo verso la verità del sapere.
La follia, così come descritta da Erasmo da Rotterdam, alla fine rappresenta un percorso di autoconsapevolezza e i sensi, spesso denigrati come fuorvianti dalla conoscenza intellettiva, riacquistano la dignità di un sapere vitale.

Il conflitto tra i due protagonisti, Riccardo ed Elisabetta, è l’eterno dilemma tra razionalità e istinto, tra rigoroso rispetto delle regole e gioiosa intraprendenza sollecitata dal nostro istinto primigenio, che ci fa animali tra animali.
E la conclusione è che possiamo sperare in un miglioramento dei rapporti umani proprio quando si stabiliscono autentici rapporti con un animale non umano.

Gaetano Cinque
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“Una sana follia”

Recensione di Carla Rosco*

Uno scrittore “senza guinzaglio” Gaetano Cinque. La metafora, straripante nel libro, sta per: non esageriamo con le regole, soprattutto quelle rigide e asfissianti.
Esiste una capacità di autoregolazione che in genere nell’educazione che si riceve – uomini e animali con guinzaglio – viene oscurata, non considerata.
E una capacità di gioire, di vivere a pieno, che di per sé aiuta a far bene, a non danneggiare se stessi e gli altri.
Argomento complesso che Cinque affronta in modo dialettico, ironico e leggero, servendosi di vari personaggi per dare corpo alle visioni diverse, ai diversi mondi emotivi.
Certo alcuni concetti che sono a monte del discorso – libertà, rapporto uomini-animali, eros, dialettica ragione-follia – sono quanto mai impegnativi, da capogiro.
Ma al di là di queste importanti questioni, sulle quali c’è consapevolezza e condivisione con chi legge, si sta proprio bene con il narratore, il cui piacere di scrivere è evidente. Si potrebbe paragonarlo al piacere di vivere del cucciolo Teddy, cane vivacissimo e molto affettuoso, sguinzagliato a curiosare dovunque, a ricordarci che siamo troppo imbrigliati nei movimenti fisici e mentali.
Il cuore della storia è infatti Teddy, cucciolo amato e “viziato” secondo una certa visione dell’educazione canina; secondo il protagonista Riccardo, ad essere viziata è l’aria che si respira in una cultura dominata dal controllo eccessivo, dal perbenismo che produce grigiore e depressioni varie.
Riccardo si ribella, vuole rompere con luoghi comuni e pregiudizi, vuole conoscere il suo cane e, attraverso lui, se stesso: “Via, corri amico mio. Ecco la spiaggia … Insegui pure i gabbiani, che a stormi si alzano dal bagnasciuga, appena ti sentono arrivare, annusa le loro orme, scopri un mondo marino misterioso e ricco di vita”.
E ancora: “Non ci sarà nessun Catone a censurare la mia gioia infinita, provocata da un cane che esprime un io grandissimo in un corpo piccolo!”
Secondo una sua consuetudine, anche qui l’autore si avvale di illustri pensatori citandoli in alcuni passaggi, da Erasmo da Rotterdam (Elogio della follia) a Konrad (E l’uomo incontrò il cane) a C. Foster (L’animale che è in noi).

*Poetessa e critica letteraria.

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