Francesca Scotti

Biografie

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018), “Vento porpora” (Edikit, 2020) e "La fedeltà dell'edera" (Edikit, 2022). Anima rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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Un bacio con gli occhi - Virginia Bramati

Agata, figlia di una coppia di famosi musicisti classici, perennemente in giro per il mondo tra teatri, opere, festival e concerti privati, è una giovane neolaureata in medicina che, dalla culla di Monte Isola dove è nata e cresciuta, decide di trasferirsi per coronare il suo sogno e diventare medico a dispetto della sua famiglia che l’avrebbe voluta pianista concertista.

La sua meta è Milano, città cosmopolita che, a suo avviso, ha alcuni tra i migliori ospedali dove lei, ne è sicura, potrà imparare perfettamente il mestiere e diventare una brava dottoressa.

«Ne ho avuto abbastanza del tragitto casa-università-casa, che prevedeva l’utilizzo di: una bicicletta, un traghetto, due autobus, una metropolitana e un paio di gambe allenate e veloci. Tragitto a cui ho sempre pensato mancasse solo la traversata del lago a nuoto e il tiro con la carabina all’arrivo in facoltà per essere riconosciuto come disciplina olimpica.» (Virginia Bramati, “Un bacio con gli occhi”)

Ma la strada di Agata non sarà semplice, soprattutto per il periodo in cui dovrà cominciare il suo praticantato a Milano, a cavallo tra la fine del 2019 e la primavera del 2020.

É questa la trama principale di “Un bacio con gli occhi” di Virginia Bramati (Giunti, 2022), il nuovo attesissimo romanzo (dopo il successo di “Quello che ancora non sai di me”) dell’autrice milanese che ama ambientare parte dei suoi romanzi nella provincia di Brescia.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/un-bacio-con-gli-occhi-virginia-bramati/

La Valle del Garza e il bresciano in camicia nera, 1919-1939 - Mauro Abati, Firmo Novaglio

Come vivevano e in che modo vedevano il mondo gli abitanti di Caino, Nave e Bovezzo, comuni bresciani della Valle del Garza, durante il ventennio fascista? Qual era il loro rapporto con il regime e come si è modificato il tessuto sociale e antropologico in cui erano immersi, nel più ampio contesto di una Brescia inquadrata in uno stato totalitario?

In assenza di una macchina del tempo, possiamo trovare tutte le risposte a queste domande nel libro “La valle del Garza e il Bresciano in camicia nera, 1919-1939”, attento ed esaustivo lavoro di ricerca promosso dall’ANPI della Valle del Garza e pubblicato dalla Comunità Montana di Valle Trompia nel 2022. Basandosi su documenti provenienti da archivi sia pubblici che privati dei tre comuni presi in esame, gli autori Mauro Abati e Firmo Novaglio ricostruiscono fatti e personaggi bresciani inerenti al periodo storico che dalla fondazione dei fasci di combattimento si dipana attraverso il consolidamento del fascismo e giunge sino alle soglie della seconda guerra mondiale.

Un affresco corale ripieno di dettagli e di testimonianze, ricco di rare fotografie e capace di trasmettere la mentalità e le atmosfere di un turbolento capitolo della nostra storia. Un lavoro collettivo, frutto di molteplici contributi e dell’impegno di un’intera comunità, per conoscere, riflettere e fare memoria. Non da ultimo, un saggio che indaga il fascismo in terra bresciana non solo come movimento politico, ma anche e soprattutto come categoria culturale e fenomeno sociale in grado, nonostante le premesse violente, di conquistarsi un ampio consenso all’interno di una data popolazione.

Il libro inaugura una serie di tre pubblicazioni che arriveranno a trattare, con riferimento al territorio bresciano, tutti i temi fondativi dell’ANPI: l’antifascismo, la guerra e la resistenza, la liberazione, la costituzione repubblicana e la nascita delle istituzioni democratiche.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/la-valle-del-garza-e-il-bresciano-in-camicia-nera/

Tutta intera - Espérance Hakuzwimana

Alla fine di “Tutta intera”, Espérance Hakuzwimana ringrazia “le bambine e i bambini, perché sono nel buono e dalla parte giusta della storia”. Il libro si apre, invece, con la protagonista Sara che, da bambina, si chiude in bagno, decisa a schiarirsi la pelle con una bottiglia di candeggina. Attraverso gli occhi della protagonista e, di rimando, attraverso gli sguardi di chi intorno a lei la chiama per nome senza riuscire ad abbinarlo alla pelle, il racconto rivela quanto sia complesso definire un’identità per chi non ne può avere una soltanto. L’adozione internazionale, il razzismo, il mondo delle seconde generazioni sono al centro di un romanzo potente, a tratti aspro, che racconta senza reticenze la realtà dell’Italia di oggi.

Nata in Rwanda nel 1991, all’età di tre anni Espérance Hakuzwimana è adottata da una famiglia di Flero, mentre il suo Paese natale è dilaniato da uno dei più sanguinosi genocidi della storia. L’infanzia e l’adolescenza vissute a Brescia vengono rievocate nel romanzo/manifesto d’esordio “E poi basta”, pubblicato nel 2019 dalla casa editrice People. L’opera proietta la voce di Hakuzwimana su scala nazionale, richiamando l’attenzione sulla forza della sua scrittura e sulla sua esperienza di lungo corso come attivista. L’approdo alla casa editrice Einaudi conferma la maturità di un’autrice che non si accoda alle narrazioni facili e rassicuranti, ma racconta le storture di oggi con lo sguardo autentico di chi le vive ogni giorno in prima persona, sulla propria pelle.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/esperance-hakuzwimana-tutta-intera/

La fedeltà dell'edera - Francesca Scotti

--- Recensione di Katiuscia Rigogliosi per Brescia si legge ---

«Perché proprio l’edera?»
«Nel linguaggio delle piante e dei fiori, simboleggia, fra le altre cose, la fedeltà.»
Francesca Scotti, “La fedeltà dell’edera”

Francesca Scotti, la giovane autrice franciacortina nota al pubblico per “Vento porpora” (menzione speciale alla MicroEditoria di Qualità 2021) e Figli della lupa”, torna nelle nostre librerie con un altro toccante capitolo della saga che racconta la storia della famiglia bresciana dei Fontana.

“La fedeltà dell’Edera”, edito anche questa volta da Edikit (2022), racconta un frammento di vita del giovane Francesco Fontana, già comparso da bambino in “Figli della lupa” quale secondogenito di Renato Fontana e Manuela. Siamo alla fine degli anni cinquanta, in una Brescia in via di rinnovamento e che, mentre vuole lasciarsi alle spalle i terrori della seconda guerra mondiale, volge il proprio sguardo al futuro, all’innovazione, ai nuovi commerci e ai giovani che muovono i loro passi sui ciottoli del centro storico.

Francesco lavora, convive con Laura e la sera esce con gli amici, quasi sempre frequentando i cinema che negli anni cinquanta sono presenti in gran numero in tutta Brescia. È proprio durante una delle sue uscite serali che incontra Veridiana, una ragazza introversa e misteriosa con la quale arriva a stringere un rapporto particolare. A un certo punto, però, Veridiana scompare nel nulla, facendogli trovare un quaderno di memorie nel quale ha riportato la sua storia di sopravvissuta alle foibe.

Per Francesco, questa non sarà l’unica scoperta. Il giorno del suo ventiquattresimo compleanno, infatti, riceverà un messaggio di auguri totalmente inaspettato e che si rivelerà il primo di una serie di avvenimenti destinati a cambiare la sua esistenza. Sarà qualcosa, questo, che lo costringerà a confrontarsi con il passato suo e della sua famiglia, così come con le sue ferite mai rimarginate, allo stesso modo in cui la sua città e l’Italia intera devono ancora fare i conti con l’amara eredità della guerra.

Attraverso il quaderno lasciato a Francesco, Veridiana, indiscussa coprotagonista del romanzo, ci racconta senza filtri né vittimismi la sua tragica esperienza di sopravvissuta alle foibe e di esule istriana, rievocando il dramma che a partire dall’8 settembre 1943 ha travolto tutta la sua famiglia e che, infine, l’ha portata a espatriare in Italia, a Brescia.

Basandosi in gran parte sulla vera storia dell’esule Mafalda Codan e per il resto attingendo a tante altre testimonianze di infoibati e di sopravvissuti, l’autrice ci guida dentro una storia cupa e angosciante, ma a tratti anche tenera e delicata. Una storia fatta di legami spezzati, di sequestri, di fughe, di morte, di terrore e di prigionia, ma anche di tenacia e di coraggio, che ha il merito di raccontare il punto di vista delle vittime civili di ogni conflitto e in particolare di quelle donne, quei bambini, quegli adulti la cui unica colpa fu, spesso, solo quella di essere italiani in terra balcanica.

Continua qui: https://www.bresciasilegge.it/francesca-scotti-la-fedelta-delledera-saga-fontana-brescia/

Storia del fascismo bresciano - prefazione di Augusto Turati

La cronaca tragica e brutale di tre anni di violenza e soprusi, dalla fondazione del Fascio di Brescia fino alla “conquista” della città nell’ambito del colpo di stato che portò Mussolini al governo (la cosiddetta “Marcia su Roma”, 28 ottobre 1922), raccontata con autocompiacimento dagli squadristi bresciani in un testo di propaganda del tempo.

“Storia del fascismo bresciano”, edito nel 1929 da Vannini, è una cronaca dell’ascesa del fascismo a Brescia, scorribanda per scorribanda, scritta da Pier Alfonso Vecchia, comandante della squadraccia fascista dei “Lupi”.

Un “omaggio” ai fascisti bresciani della prima ora e ad Augusto Turati (leader dei fascisti bresciani trasferitosi poi a Roma per diventare Segretario del Partito Nazionale Fascista), ma anche una rivendicazione delle origini squadristiche del fascismo. Un testo crudo, che permette di confrontarsi senza alcuna mediazione o revisionismo con il linguaggio e con l’ideologia dei fascisti del tempo, ma anche un libro che suona oggi come una confessione e come una dimostrazione della natura intrinsecamente brutale e nefasta del fascismo, visibile già nei suoi esordi e nelle sue manifestazioni di provincia.

Trovate qui l'articolo completo di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/squadrismo-bresciano/

Figure bresciane nella cultura e nella letteratura tra Otto e Nocevento - Carla Boroni

È un quadro a luci e ombre quello delineato da Carla Boroni nel volume “Figure bresciane nella cultura e nella letteratura tra Otto e Novecento” (Gammarò, 2019). Quello, cioè, di una città dalle grandi potenzialità (e dalle grandi realizzazioni), confinata però nella dimensione della provincia, frequentemente incapace di esprimere movimenti culturali o iniziative spontanee, che non siano un riflesso del dominante quadro nazionale.

Un quadro che racconta una Brescia non priva di personaggi di eccellenza, ma neppure esente da un certo languore intellettuale: a fronte di un primo ventennio dell’Ottocento molto ricco culturalmente (a Brescia, come è noto vengono pubblicati nel 1807 “I sepolcri”, nel 1801 viene fondato l’Ateneo, vivono e operano letterati come Cesare Arici, i fratelli Ugoni, Giovita Scalvini e altri), il panorama complessivo muta poi radicalmente, al punto che (come scrive Ermanno Paccagnini nel suo intervento) “a ben vedere, gli anni immediatamente successivi alla metà del secolo paiono piuttosto una stagione di sopravvissuti per chi ha conosciuto il periodo aureo della letteratura bresciana”, ciò anche a causa del clima di restaurazione successivo alle Dieci Giornate, tale da non favorire certamente il dibattito culturale e la libera circolazione di idee.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/letteratura-bresciana-ottocento-carla-boroni/

Se viene qualcuno - Carlo Simoni

«E tutti fanno il possibile, nella loro vita. Fanno quello che possono fare.
Tutti. I felici e gli infelici, quelli che non trovano il loro posto e quelli che invece – come diceva la mamma, con l’aria di smascherarli – sono capaci di stare al mondo.»
Carlo Simoni, “Se viene qualcuno”, p. 326

La radiografia precisa e fulminante di una famiglia bresciana alle prese con le proprie sfaccettate tribolazioni. Ma soprattutto un ricco romanzo autobiografico e al contempo una sorta di “saggio” degli affetti e delle relazioni in cui l’autore e protagonista osserva la vita al microscopio e la racconta in tutte le sue filigrane e scorticature. Ecco cos‘è “Se viene qualcuno”, il nuovo, intenso e importante romanzo di Carlo Simoni edito da Castelvecchi (2021).

Assumendo il nome letterario di Renzino Savona e cambiando altresì i nomi di tutte le persone della sua vita, lo scrittore classe 1949 ripercorre in prima persona la sua storia, concentrandosi su quella dimensione mitica e remota che è l’infanzia e sviscerando la natura e l’evoluzione dei suoi rapporti con i familiari. Il suo è il racconto di formazione di un uomo che ha trovato una patria nei libri e nella scrittura, mai dimentico di esser stato un bambino sensibile cresciuto tra le ombre proiettate dallo sfortunato matrimonio dei genitori.

Dopo “Il tempo del lago”, Simoni torna a regalarci un libro introspettivo, denso e toccante, capace di far vibrare dolorose corde dell’animo umano col plettro di una scrittura onesta, che dà il giusto peso e rispetto alle parole, ai fatti, alle tortuosità dell’esistenza. Frutto di un ampio lavoro iniziato a quarant’anni poco dopo la morte del padre, “Se viene qualcuno” è certamente l’opera più intima e personale di Simoni, un vero memoriale romanzato, ma anche una narrazione che si fa universale per abbracciare i dolori della moltitudine. Ed è la dimostrazione che la scrittura è in grado di fermare la vita nel suo immane scorrere e di portarla agli altri, rivelandoci ciò che non sapevamo di sapere, ciò che, senza l’intervento della parola che si interroga, che fruga e che riporta alla luce, non avremmo potuto esprimere.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/carlo-simoni-se-viene-qualcuno/

Il nostro incrocio con la storia - a cura di Mauro Baioni ... [et al.]

Quattro storie bresciane del secondo ‘900 trasudanti attivismo e alti valori morali in uno spicchio di storia d’Italia agitato da forti tensioni politiche e civili, ma al contempo animato da splendidi esempi di impegno civico. Quattro vite vissute al ritmo di continue battaglie, sostenute da sterminate speranze e, soprattutto, alimentate da un ideale politico comune, quello comunista, che in esse ha sempre conciso con un concreto servizio a favore dei cittadini, in particolare dei lavoratori e delle categorie sociali più vulnerabili.

“Il nostro incrocio con la storia”, libro edito nel 2020 dalla casa editrice gavardese LiberEdizioni, raccoglie le testimonianze di quattro militanti del PCI bresciano – Giuseppe Sartori, Mario Tambalotti, Franco Torri e Giuseppe Paderno – la cui attiva militanza politica ha intersecato la grande storia nell’epoca della controcultura, negli anni di piombo e in quelli che, a partire dal 1989, hanno visto la crisi del comunismo internazionale.

Le memorie dei protagonisti, opportunamente introdotte e corredate da fotografie, sono state trascritte dai curatori Mauro Baioni, Roberto Cucchini, Flavio Piardi e Valerio Verga.

Il volume ha visto la luce in collaborazione con la Fondazione DS di Brescia, che con tale pubblicazione si è proposta di ripercorrere le aspirazioni, le fatiche, gli inciampi e le vittorie della sinistra bresciana del ‘900 attraverso le biografie di quattro suoi emblematici militanti; biografie che offrono variegati spunti di riflessione sul presente e il cui valore intrinseco, profondamente umano oltre che storico, è sicura fonte d’ispirazione per chiunque creda, al di là di qualsiasi affiliazione di partito, che l’esistenza non vada vissuta solo per sé, ma anche contribuendo, secondo le proprie forze e vocazioni, al miglioramento della società in cui siamo radicati.

Trovate la recensione completa al seguente link: https://www.bresciasilegge.it/quattro-comunisti-bresciani-raccontano-il-loro-incrocio-con-la-storia-del-secondo-900/

Carlotta - Sara Brizzi

La Valle Camonica, per tradizione, è un luogo di streghe. Così almeno ci testimoniano i racconti del folklore locale che evocano antiche vicende di maghi e streghe ambientate in grotte, cime, boschi e in mille altri luoghi capaci di suggestionare l’immaginazione popolare. Ed è proprio a questo retroterra storico-culturale che si ispira il romanzo della camuna Sara Brizzi, che nella sua prima opera “Carlotta. Streghe, fantasmi e luoghi misteriosi in Valle Camonica” costruisce una narrazione ricca di eventi, personaggi e fantasia in cui stregoneria e magia sono le vere protagoniste.

La vicenda si svolge interamente in Valle Camonica, per la precisione sull’Altopiano del Sole, nei borghi e nei boschi di Prave, nella frazione di Mazzunno di Angolo Terme, negli abitati di Croce di Salven e Paline di Borno e a Piancogno, tutti luoghi che l’autrice ben conosce in quanto legati alla propria infanzia. Qui si muove la folla di personaggi del romanzo fra i quali Carlotta, la bambina che dà il titolo all’opera, è solo nominalmente il principale. La vicenda si svolge su diversi piani temporali, seguendo le fila di diverse storie, tutte intrecciate tra loro, come il lettore scoprirà progressivamente.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/streghe-fantasmi-e-luoghi-misteriosi-in-valle-camonica-nellesordio-letterario-di-sara-brizzi/

Come gli equilibristi - Luca Alghisi

Il circo è una di quelle attrazioni che attrae tutti o quasi, indipendentemente dall’età: le luci, le risate dei pagliacci, le coreografie dei danzatori e i volteggi dei trapezisti sono tutte cose che ci lasciano sempre a bocca aperta.

Deve aver avuto la stessa sensazione il bresciano Luca Alghisi quando, da bambino, spiava il piccolo circo che si fermava ogni anno nel prato davanti a casa sua, in un piccolo paese della Val Trompia. Da questi suoi ricordi, dal suo conseguente ingresso a diciotto anni nel mondo circense e dalla sua lunga amicizia e collaborazione con moira Orfei, è nato il memoir “Come gli equilibristi. La mia vita con Moira” (Sperling & Kupfer, 2020).

Un libro autobiografico che racconta la storia e le emozioni di un ragazzo valtrumplino diventato adulto e giramondo trasformando una passione in uno stile di vita, il dietro le quinte della vita circense ed il rapporto, quasi filiale, costruito negli anni con un’icona dell’intrattenimento italiano: la mitica Moira Orfei, morta il 15 novembre 2015 – nella sua casa mobile – proprio in territorio bresciano.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/luca-alghisi-la-mia-vita-con-moira-orfei/

Brescia capitale della Repubblica sociale italiana - Elena Pala

Chi oggi passeggia sulle sponde bresciane del lago di Garda fatica certamente a capacitarsi che, fra il 1943 e il 1945, luoghi tanto azzurri e ridenti siano stati la scacchiera su cui si sono giocate le sorti degli ultimi, irriducibili difensori del fascismo. È infatti proprio tra Gargnano e Salò che negli ultimi mesi del ‘43 si è instaurata la Repubblica sociale italiana (Rsi), anche conosciuta come Repubblica di Salò, ultimo tentativo del regime fascista di aggrapparsi alle proprie rovine e di mantenere il dominio sull’Italia.

Nel saggio “Brescia capitale della Repubblica sociale italiana” (Unicopli, 2019), la storica e docente Elena Pala offre ai lettori il distillato di un imponente lavoro di ricerca condotto sui notiziari della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) riferiti a Brescia e alla sua provincia. Tramite i rapporti provenienti dall’organo armato dell’Rsi, il testo si propone di arricchire il quadro di conoscenze e di studi sui 600 giorni della Repubblica fascista di Mussolini e sulla guerra di liberazione a partire dal quadro locale della provincia di Brescia, che dell’Rsi è appunto stata, suo malgrado, la culla.

Uno studio ravvicinato del fascismo repubblicano in terra bresciana, condotto con metodo obiettivo e certosino. Un saggio che, partendo dal contesto provinciale dell’epicentro dell’RSI, ci parla al contempo della situazione di tutta un’Italia serrata nel pugno di ferro del nazifascismo. Un libro puntuale e necessario, che ha il merito di rendere accessibile a studiosi e a interessati una prospettiva storica solitamente trascurata, ma proprio per questo di rilevante interesse e di fondamentale importanza nell’ambito del sapere collettivo.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/brescia-capitale-della-rsi/

Letteratura bresciana del Seicento e del Settecento - a cura di Rosaria Antonioli ed Enrico Valseriati

“Letteratura bresciana del Seicento e del Settecento” è un volume completo e dal taglio accademico, curato da Rosaria Antonioli ed Enrico Valseriati, che raccoglie gli interventi e gli approfondimenti prosopografici di importanti autori e autrici sul tema della letteratura e dell’editoria a Brescia tra XVII e XVIII secolo.

L’opera, appartenente agli “Annali di storia Bresciana” di Morcelliana (collana nata nel 2014 con lo scopo di aggiornare la storia di Brescia coordinata da Giovanni Treccani degli Alfieri), è stata promossa dall’Ateneo di Brescia, con il contributo di UBI e Fondazione CAB a rappresenta un interessante tentativo di raccontare la storia dell’editoria bresciana ponendo l’attenzione su due secoli spesso trascurati, ma ricchi di fermenti sociali e culturali.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/letteratura-bresciana-seicento-settecento/

La brigata delle cinque sorelle - Paola Peretti

Cinque anziane sorelle con i nomi delle muse, una nipote ventiduenne tenace e sensibile e un intricato mistero che affonda le radici nel passato della famiglia. “La brigata delle cinque sorelle”, secondo romanzo della scrittrice veronese classe ’86 Paola Peretti, è un libro coinvolgente che si occupa di legami familiari, di memoria e di una ricerca che riporta alla Brescia del dopoguerra.

Scorrevole e ricco di contenuti, il libro è ambientato tra Verona, la città dell’autrice, e Brescia. Un romanzo che fa pensare, nel quale si respirano, sebbene trama ed epoca siano differenti, le atmosfere del celebre “Piccole donne” di Louisa May Alcott.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/paola-peretti-la-brigata-delle-cinque-sorelle/

Forno Allione - Tullio Clementi, Luigi Mastaglia

Tra gli anni cinquanta e novanta, chi attraversava la zona industriale di Forno Allione, piccola frazione del comune di Berzo Demo, era subito travolto da un odore acre e nauseabondo proveniente dall’Elettrografite-UCAR, una filiale italiana della multinazionale americana Union Carbide. Tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta, chi entrava in quella fabbrica che produceva elettrodi di grafite per gli altiforni delle fonderie, era subito ricoperto da una polvere scura e densa che si appiccicava sui macchinari e sui vestiti, che entrava nelle vie respiratorie e che causava malattie e morti.

In “Forno Allione. La grafite e le ceneri” (Circolo Culturale Ghislandi, 2004), Tullio Clementi e Luigi Mastaglia ripercorrono le vicende legate all’Elettrografite-UCAR dal secondo dopoguerra, quando la fabbrica ricopriva un ruolo di rilevo nella ricostruzione postbellica, agli anni Settanta e Ottanta con le lotte sindacali condotte dal Consiglio di fabbrica per migliorare le condizioni di lavoro, fino alla chiusura dello stabilimento nel 1994. E la ricostruzione si spinge fino ai primi anni del nuovo Millennio con il procedimento giudiziario contro la multinazionale per la mancata tutela della salute dei lavoratori e per le accuse di inefficiente bonifica della zona adibita a discarica.

“Forno Allione. La grafite e le ceneri”, un volume arricchito da testimonianze dirette e da fonti documentali, diventa così una lettura ancora fondamentale per chi desidera conoscere la storia di una fabbrica che ha segnato la storia di molte famiglie della media e alta Valle Camonica e che fa ancora parlare di sé.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/clementi-mastaglia-forno-allione-la-grafite-e-le-ceneri/

Re: Col senno di poi - Erica Patti

Può un libro gridare con voce di donna, tranciare come un coltello e gelare il sangue? “Col senno di poi”, lo straziante memoir in cui la bresciana Erica Patti rievoca la strage di Ono San Pietro, ci riesce eccome. In poco meno di duecento pagine scritte con il sangue di ferite impossibili da rimarginare, l’autrice racconta in prima persona i soprusi subiti dall’ex marito Pasqualino Jacovone, un calvario culminato il 16 luglio 2013, quando l’uomo ha ucciso i loro figli di nove e di tredici anni per poi darne alle fiamme i cadaveri.

Nei mesi precedenti al duplice omicidio, la Patti aveva ripetutamente denunciato il marito, da cui si stava separando legalmente, per stalking, molestie e minacce di morte indirizzate sia a lei che ai figli. Ma non è bastato. I cavilli burocratici hanno dato corso a lungaggini che col senno di poi, proprio come recita il titolo del libro, si sarebbero potute e dovute evitare.

A nove anni dai terribili fatti che le hanno sconvolto per sempre la vita, Erica Patti ci consegna, senza vittimismi e con grande sincerità e semplicità, la sua angosciante e tremendamente lucida testimonianza, perché si conosca e ci si adoperi per scongiurare tragedie come quella che ha travolto lei. Il libro, edito dalla casa editrice gavardese LiberEdizioni (2022), è curato da Laura Bergami, giornalista di Teletutto attenta alle tematiche sociali e, in particolare, alla violenza di genere.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/recensione-erica-patti/

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