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Donne dagli occhi grandi - Angeles Mastretta

Ho l'impressione di essere l'unico uomo ad aver letto questo libro. Libro femmina all'ennesima potenza, scritto da una ex ragazza messicana che narra le storie delle infinite zie della protagonista. Ognuna coi suoi rimpianti, dubbi, amori, tradimenti, debolezze e vivaddio sogni. E' come entrare per sbaglio in un gineceo ed esserne rapiti. I racconti - ma quanti sono?: cinquanta, cento- sono brevissimi, poche pagine ma con l'energia di una folgore estiva. Leggerli aiuta a far pace col genere femminile. E per una volta si esce dalle pagine con un sorriso leonardesco. Qui finisce il commento. Vorrei solo lasciar loro un epitaffio: vi ho amate, maledette, sognate. Ma alla fine mi resta il dubbio di non aver fatto abbastanza per rendervi felici. Amen. Il tempo stringe, mi sussurrerà il mio angelo o diavolo custode, il tempo stringe, dai, di' loro qualcosa di bello. Care sorelle, perdonatemi se ho peccato in parole, opere ed omissioni.

Camminare - Henry David Thoreau

Sessanta pagine a racchiudere l'essenza del pensiero naturalistico thoreauviano, più che mai, ora, angosciosamente attuale. Il soffocamento di ogni componente realmente selvaggia degli eco-sistemi nei quali ci troviamo, e cioè il dominio dell'uomo addomesticato sulla 'wilderness', di sè e conseguentemente altrui, nei rapporti con flore e faune e con le culture degli altri uomini, l'imposizione d'un ordine proprio, un mondo nuovo, contrapposto a quello cosmico (da κόσμος, armonia), non può che risultare in un fallimento, giacché ciò che si oppone ad Armonia è Caos. Thoreau invita, dunque, alla Misura, alla conservazione d'un equilibrio tra civiltà e Natura, oggi spezzato, avvertendo l'America come portatrice di questa missione, un'illusione; ed il Sole prosegue il suo cammino verso l'Occidente, e l'Oceano Pacifico potrebbe rivelarsi Lete, come si sperava lo fosse l'Atlantico... Ma ad ovest della California è l'Oriente. Non sembrano quindi esserci possibilità, lo Stige è il fiume che navigheremo.

Il piano orientale - Zeina Abirached

Due storie in parallelo, legate l'una all'altra, in due piani generazionali diversi, come i tasti bianchi e i tasti neri di un pianoforte.
La prima riguarda un sognatore incallito (bisnonno della scrittrice e fumettista), uno che non si arrende e persiste nella sua idea finché non la vede realizzata: eseguire le musiche orientali con un pianoforte classico, capendo come modificarne la struttura all'interno affinché possa suonare i quarti di tono; arriverà a Vienna, con il suo Ludwig, diventato "bilingue".
La seconda invece, ancora più autobiografica, rappresenta sensazioni e impressioni di chi cresce bilingue, tra due paesi, tra il Libano e la Francia, e non può che integrare entrambe le culture nella propria vita.
Il tema comune è la distanza: quella musicale, collegabile con un ponte, o meglio, con un pedale; quella geografica, dei viaggiatori che fanno e disfano bagagli nelle terre che appartengono loro; quella simbolica e mentale, tra Occidente e Oriente.
Forse l'unico difetto è che non c'è "distanza" nell'impaginazione delle due storyline e ciò può creare confusione; sarebbe bastata una pagina bianca come interruzione di una storia e ripresa dell'altra.

P. la mia adolescenza trans - Fumettibrutti

E' un fumetto scomodo e coraggioso, che fa aprire gli occhi e che ci aiuta a comprendere ciò che molto spesso è difficile percepire se non lo si sta provando. E' una storia molto esplicita che sicuramente farà storcere il naso ai più, ma che ha l'intento di diffondere un po' di consapevolezza riguardo un argomento che oggi è un tabù, la disforia di genere.

Opera - Kyo Maclear, Byron Eggenschwiler

La graphic novel d’esordio di Kyo Maclear e Byron Eggenschwiler ritrae con delicatezza e il coinvolgimento di una grande Opera, i drammi delle scuole medie, le amicizie e il bullismo, le cotte e le scoperte. La musica è protagonista in Opera, la musica si muove sinuosa tra le pagine, tra gli stessi personaggi, accompagnandoli e a volte arrivando persino a consigliarli. La musica si trasforma in immagini, in sensazioni, portandoli a trovare il proprio ritmo nella vita.

I Buddenbrook - Thomas Mann

E' stato il Classico del 2019 de "I MiseraLibri - Gruppo di Lettura della Biblioteca di Chiari”: ha affiancato le nostre letture mensili e gli abbiamo dedicato tre incontri (il primo a giugno, il secondo a settembre e l'ultimo venerdì scorso, 10 gennaio).

Credo di poter scegliere, a nome del gruppo, una serie di aggettivi per descrivere il primo romanzo di Thomas Mann, pubblicato nel 1901 a soli ventisei anni eppure così determinante nella sua carriera, tanto da essere menzionato persino quando è stato insignito del Nobel per la Letteratura nel 1929.

"I Buddenbrook" è SORPRENDENTE, perché ci si rende conto subito che non è assolutamente pesante come si possa pensare; l'appellativo di "classico" è più che meritato, nel senso di qualcosa di eccelso e fondamentale, ma anche che non passa mai di moda.

"I Buddenbrook" è ATTUALE, infatti, inaspettatamente moderno; sarà che il focus di Thomas Mann, per quanto la storia vada dal 1835 al 1877, è principalmente sulla psicologia e sulla società in cui sono inserite le tre generazioni della famiglia. Questa è anche la principale differenza rispetto ad altri scrittori a cui Mann si è ispirato, come Zola, Kielland e Lie.

“I Buddenbrook” è FATICOSO, come un’escursione in montagna che inizia con una salita, però una di quelle in cui si prende il passo subito, perché il sentiero è ricco di scorci e non stufa, anzi; per essere un romanzo copioso di descrizioni minuziose, dove ogni dettaglio non è tralasciato, scorre quasi come un dialogo a due voci.

“I Buddenbrook” è REALISTICO, perché ci sono storyline che avremmo voluto vedere proseguire in un certo modo (per esempio Tony e il suo primo amore Morten) ma che avrebbero perso il senso; Thomas Mann è fedele non solo ai caratteri dei suoi personaggi, ma anche all’etichetta, alle regole della borghesia, a ciò che la mentalità dell’epoca avrebbe imposto. E’ facile trovare almeno un personaggio in cui immedesimarsi, soprattutto tra i quattro principali: Thomas, “uomo pratico o languido sognatore”; Tony, un po’ petulante e un po’ viziata ma sempre in piedi; Christian, con la sua ipocondria e il paragone con il fratello; Hanno, ipersensibile e insicuro, non pronto a reggere il peso dell’essere l’unico erede maschio. Il sacrificio dei propri desideri e delle proprie inclinazioni, da parte dei membri della famiglia Buddenbrook, ha contribuito a far spegnere la forza che avrebbe consentito il rinnovamento e la sopravvivenza.

“I Buddenbrook” è IRONICO, nella sorte dei suoi protagonisti principali (Tony e Thomas in primis) e nel raffigurare l’importanza che si dava all’estetica e alle classi sociali.

“I Buddenbrook” è SIMBOLICO, del declino della borghesia alla fine dell’Ottocento. Nelle varie parti dell’opera ci sono presagi, moniti e anche semplici frasi che confermano le aspettative negative del lettore sulla sorte della famiglia; persino lo stemma, raffigurante un salice, non può che indicarne il destino di decadenza che la attende. Il ramo di parabola cominciato con il console, che aveva fondato l’azienda nel 1768, raggiunge il suo apice con la costruzione della casa di famiglia da parte di Thomas, che si rende immediatamente conto essere una sbaglio e di avere esagerato, facendo prevalere ancora una volta l’estetica e la parvenza sociale sulla ragione; da lì, la discesa è velocissima, con il sorpasso della famiglia rivale, gli Hagenstrom, e la presa di coscienza di Thomas che il figlio Hanno non sarà in grado di prendere le redini dell’azienda; la morte di Hanno concluderà il disegno, lasciando vive solo le donne della famiglia, divorziate o vedove, arrese all’imprevedibilità della vita eppure sopravvissute.

“I Buddenbrook” è AUTOBIOGRAFICO in parte; ovviamente solo Thomas Mann sa quanto di vero ci sia nella storia, però noi siamo a conoscenza del fatto che lui a sua volta era figlio di un senatore, che a Lubecca esiste davvero la “Buddenbrookhaus” (oggi convertita nel museo della famiglia Mann) e che il romanzo quando uscì andò a ruba, diventando un bestseller e poi un longseller. La gente avrà cercato di trovare riferimenti a fatti accaduti e a gossip dell’epoca? Sicuramente.

“I Buddenbrook” è MULTITEMATICO: c’è letteratura e filosofia (Schopenhauer), scrittura e musica (Wagner), religione e medicina (le innumerevoli descrizioni delle malattie), vita e morte, sociologia, scandali e comportamenti appropriati, persino un accenno velato al tema dell’omosessualità.

“I Buddenbrook” sarà quindi MEMORABILE per alcune sue caratteristiche: le dentature dei personaggi come status della loro salute; la scena di Johann (il figlio del console) che manda via i rivoltosi; l’epifania di Thomas, leggendo un volume di Schopenhauer, sullo scontro tra la vita e la morte e il ruolo della religione; l’ansia enorme di una giornata tipica del piccolo Hanno e specialmente l’ilarità della lezione di inglese; gli appetitosi e sontuosi pranzi della famiglia, a cui sogneremmo di essere invitati almeno una volta; i personaggi “macchiette” e i loro tratti distintivi (non potremo più scordarci dei “favoriti” del signor Gurlich, per esempio, o del dialetto del signor Permaneder); infine il confronto sulle diverse traduzioni esistenti.
A tal proposito, noi suggeriamo unanimi di leggere l’edizione Garzanti, non perché sia più affidabile o più precisa di altre (lungi da noi fare questo confronto), bensì perché è più “colorita”… Capirete il perché ;)

De profundis - Oscar Wilde

Una lunga, profonda e quasi estenuante esplorazione del dolore, della vergogna, della pena di un animo così grande, eppure svilito da... un amore. Anche agli intelletti più sublimi, accompagnati da cuori altrettanto elevati, capita di essere messi in ginocchio; anzi, forse è proprio per quello che sono più fragili.
Oscar Wilde è in prigione. Ma è chi ce l'ha mandato, ovvero il suo amato Alfred Douglas, a esserlo veramente: la prigione dorata del narcisismo che gli ha impedito di comprendere il raro diamante che aveva tra le mani.
L'eleganza di Wilde è devastante: distrugge una parola dopo l'altra il comportamento frivolo e incosciente dell'amico, entrando in lui più di quanto egli stesso avrebbe mai potuto fare. Però, non c'è mai un filo d'odio o di vendetta nella sue parole: anzi, lo ringrazia per l'opportunità di avergli aperto ancora di più il cuore all'Amore, quello collaterale presente in ogni cosa, come il singolo respiro che ci viene concesso e al Dolore, il momento di massimo innalzamento dello spirito umano.
A chi riesce a cogliere la magnificenza di Wilde, questa lettera suscita stima, indubbiamente, ma anche tanta rabbia nei confronti della superficialità dilagante, che non mette in discussione se stessa neanche per chi lo merita davvero.

"Non vi è prigione al mondo in cui l'amore non possa aprirsi un varco."

Nozze - Maurizio De Giovanni

Come sempre de Giovanni scrive benissimo, si legge in un soffio.
Rispetto agli altri della serie, questo forse più prevedibile nel finale.
Aspettiamo il prossimo..

Re: Il bassotto e la Regina - Melania G. Mazzucco

Non sapevamo bene cosa aspettarci, da questo breve racconto di Melania Mazzucco, autrice italiana che ama spaziare tra diversi generi (dalla narrativa corale e contemporanea di "Un giorno perfetto" a “L’architettrice”, ultimo romanzo storico pubblicato il mese scorso).
La trama sulla quarta di copertina ci ha un po’ tratto in inganno: pensavamo fosse una storia di Natale, invece la notte della Vigilia è solo il momento di inizio; stavamo già tifando la storia d’amore tra Platone, il bassotto protagonista, e la Regina, una levriera magnifica, ma ci siamo resi presto conto che il loro legame non era assolutamente la questione principale. Infatti un partecipante del gruppo l’ha poeticamente definito “un fiocco di neve: leggero da leggere ma complicato per la struttura, che si dirama simmetricamente in tutte le direzioni”. In fin dei conti “Il bassotto e la Regina” è pubblicato in una collana per adulti, non per bambini; ci si può soffermare alla superficie oppure immergersi a diversi livelli di profondità, una profondità misurata forse in empatia, ma anche in volontà di trovare un parallelismo e una chiave di lettura con la realtà.
(Ci tengo a sottolineare che non voglio insinuare che chi si è fermato ai primi livelli manchi di sensibilità, anzi, sarebbe persino un’autocritica. Come è venuto fuori durante l’incontro, la lettura è un atto che si fa da soli ma non in isolamento: è influenzata dal nostro carattere e dalle nostre attitudini, dalle nostre professioni e dalle nostre passioni, e anche da quello che ci succede nei giorni precedenti, correnti e pure successivi! In alcuni periodi si è più ricettivi ed empatici, in altri un po’ meno, oppure si preferisce notare altri aspetti. Per fortuna c’è il GdL dove discuterne tutti assieme ;) )
La storia del bassotto e della Regina può essere vista come un “Walt Disney all’italiana”, infatti ad alcuni ha ricordato “Lilli e il Vagabondo”; tuttavia è molto più crudele e crudo. Il maltrattamento degli animali e l’uccisione della Signora Leo (la tartaruga anziana che ha rammentato “Aldabra” di Silvana Gandolfi), per alcuni sono stati dei pugni nello stomaco. L’importazione illegale e la detenzione raccapricciante degli animali in una cantina, ammassati e stremati, hanno ricordato a una partecipante l’attualissima vicenda dei migranti nel Mar Mediterraneo, che inseguono finte promesse e finiscono i loro sogni in fondo al mare. Anche un'altra partecipante, commossa, ha fatto lo stesso collegamento, e per lei questa storia, seppur non ambientata a Natale, è comunque estremamente natalizia: il senso infatti è ricordare chi è meno fortunato.
Tuttavia anche per questo libro non sono mancate osservazioni critiche. Per qualcuno è stato “scivoloso”, zeppo di luoghi comuni: la tartaruga anziana e saggia; Regina che si innamora di un cane stronzo che non la guarda di striscio; il Tatuato l’antagonista che poi si redime; il padrone di Platone, Yuri, che si innamora di una ragazza straniera non accettata dalla madre un po’ snob. Tanti, troppi, temi differenti mischiati come in un kit di torte già pronte, dice un'altra partecipante, a cui aggiungere “due uova di quotidianità”.
In ogni caso, il personaggio del Bassotto, nella sua semplicità e dolcezza, con la sua filosofia ha colpito un po’ tutti. Qualcuno si domandava: può essere che anche gli animali siano in evoluzione, non da un punto di vista biologico ma spiritualmente parlando? Melania G. Mazzucco l’ha sicuramente idealizzato e reso molto più umano, tramite il dono della voce, la capacità di pensare e soprattutto di cantare, componendo versi struggenti come “La ballata di Laika”. Platone ci ha insegnato a non mollare e ad abbaiare più forte, a farci sentire per rimanere fedeli ai nostri ideali e per salvare i nostri cari, se serve anche rischiando la pelle. L’amore per i più deboli, l’affetto per i nostri cari, il calore e il supporto di una famiglia: effettivamente, non è il senso del Natale?

PS - Un consiglio da un membro del gruppo: per la serie “don’t try this at home”, non lasciare che due pitbull maschi vivano assieme oltre l’anno e mezzo di vita (al contrario di come succede nella storia), altrimenti si azzufferanno per determinare chi sia il più forte.