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Una rivoluzione quasi perfetta
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Cinque, Gaetano <1946->

Una rivoluzione quasi perfetta

Giovane Holden, 2017

Abstract: Una rivoluzione è il mutamento radicale di un ordine statuale e sociale, nei suoi aspetti economici e politici ed è perfetta, quando raggiunge il suo obiettivo senza alcuna violenza e coerentemente con gli ideali prefigurati. Ma può una rivoluzione essere non violenta? Può realizzarsi senza alcuna forma di oppressione e sofferenza? E durante il suo svolgimento, i rapporti umani, sia nella dimensione pubblica, politica, collettiva che in quella privata, familiare, individuale possono essere improntati al rispetto reciproco, alla solidarietà, alla comprensione, all'amore disinteressato? Oppure non c'è alcuna speranza e la violenza domina, come una radice inestirpabile, nella vita politica e nella convivenza umana, sempre e comunque? E inoltre può l'ideologia, la fede rivoluzionaria, essere più forte dell'amore, dell'attrazione fisica, della passione? È a queste domande che cerca di dare una risposta Paolo S., il singolare protagonista di questo romanzo, che a settant'anni, intende fare i conti col suo passato per una verifica dei suoi giovanili ideali non violenti. L'occasione per questo particolare esame di coscienza gli è offerta dal suo tentativo di scrivere un romanzo su Gesù, inteso soprattutto nella sua dimensione di profeta dell'amore e della non violenza. La costruzione della trama narrativa lo costringe a guardarsi dentro e attorno, a cogliere i risvolti umani e politici dei grandi eventi storici, in cui si è trovato a vivere (il Sessantotto e l'antimilitarismo, il referendum sul divorzio, la strage di Piazza Loggia, la caduta del muro di Berlino). Contemporaneamente, il presente gli riserva ulteriori sorprese, che mettono a dura prova il suo equilibrio psichico e la sua serenità intellettuale.

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Paolo Coita
6 posts

Avendo saputo dell'incontro con l'autore, ho letto in fretta e furia il libro per prepararmi.
Il titolo è di attualità (è appena passato il centenario della rivoluzione russa), e il prologo è intrigante (seppure le religioni non occupino il primo posto delle mie priorità...), presentando il tema della rivoluzione non violenta.
Ma velocemente la curiosità si trasforma pagina dopo pagina in delusione, incredulità e infine irritazione.
Senza svelare niente della trama, posso sintetizzare che se fosse un film sarebbe un porno, di quelli che non lasciano proprio niente all'immaginazione: penso che la parola erotico compaia più spesso di rivoluzione, la quale sembra risolversi esclusivamente sul piano sessuale.
La sequela di amplessi viene qua e là interrotta da una superficiale discussione politica, che non rende affatto il clima delle lotte collettive degli anni '70, periodo in cui si svolge buona parte del romanzo.
L'irritazione raggiunge il culmine quando viene decantata la sacralità di un luogo quale è la nostra piazza della Loggia, per insozzarla dopo poche righe.
E, ça va sans dire, non sono andato all'incontro con l'autore: il libro mi è bastato e avanzato.

Gaetano Cinque
15 posts

Avendo notato solo ora il commento di un lettore al mio romanzo mi sembra opportuno rispondere .
"Una rivoluzione quasi perfetta" è un romanzo che ha una pretesa letteraria, che vuol dire cimentarsi con una scrittura che miri a penetrare nei cuori e nella psiche dei personaggi. Diversamente avrei scritto un saggio, ben documentato e con una dotta bibliografia.
Vita privata e sesso si misurano con i grandi ideali e mettono a nudo le mille meschinità, anche di chi ha avuto aspirazioni rivoluzionarie e progetti per profondi cambiamenti politici.
Già a partire da Gesù e dal suo grande messaggio rivoluzionario delle Beatitudini il protagonista si scontra con un’umanità piena di contraddizioni e di limiti, ma sempre alla ricerca di una salvezza…
Certo la descrizione di scene erotiche, giudicate eccessive, può infastidire la sensibilità di un lettore poco disponibile a coglierne il significato narrativo. Ma questa ossessione del protagonista è l’altra faccia, quella più nascosta della violenza privata, che si annida anche nei rapporti più intimi, personali, inconfessabili, anche se a volte è l’unica arma contro il potere.
È probabile che non siamo abituati a guardarci dentro. Cerchiamo la violenza sempre fuori, negli altri!
Ma spesso la violenza è dentro di noi, inconfessabile. E Paolo S., l’insofferente protagonista di "Una rivoluzione quasi perfetta", cerca di esternarla, di coglierne la dimensione più misteriosa.
Solo chi ha vissuto veramente il clima libertario del Sessantotto può rendersi conto di come fu importante la piena rottura della cappa di bigottismo che purtroppo è tornato imperante ai giorni d’oggi.
Vedere nel sesso ancora il male o la sozzura, che inquina la memoria di piazza Loggia è inaccettabile, perché ciò che viene dopo è la fine di un’illusione, la fine dell’età dell’innocenza, la fine di un’ingenuità.
Solo un lettore poco attento può confondere i piani narrativi, definendo sozzura la svolta ideologica, culturale e personale che si trova ad affrontare il protagonista, che matura l’impossibilità di una prospettiva per il suo progetto di un romanzo su Gesù.
Tutto questo il mio sconosciuto lettore poteva approfondire e magari ancora confutare se solo avesse avuto meno fastidio e fosse venuto all’incontro con l’autore, con cui interagire.

Gaetano Cinque
15 posts

Recensione del romanzo “Una rivoluzione quasi perfetta”.

“UN ROMANZO IN CUI SI MUOVE PASSIONALE E INQUIETA
L’ANIMA DI PAOLO S., IL PROTAGONISTA CHE VUOLE FARE I CONTI COL SUO PASSATO”

di Carla Rosco, poetessa e giornalista.

Dunque un romanzo in cui si muove passionale e inquieta l’anima di Paolo S., il protagonista, che giunto ai settanta fa i conti con il suo passato ideologico ed esistenziale.
Inquieta anche perché ambisce a grandi e importanti cose: rivoluzionare il mondo che gli è capitato, condividere questo impegno con altri poiché da soli non si può. Dovunque egli capiti, esercito, scuola, vita sentimentale, l’imperativo è: cambiare e lottare contro i luoghi comuni e la violenza capitalistica e borghese. Ma è costretto a fare i conti con un potere che ha lame ben affilate e tanti anni di esperienza nel sottomettere e nel mentire.
Fare una rivoluzione non violenta, quindi perfetta, è possibile?
Paolo S. evoca la figura di Gesù come guida spirituale per il viaggio alla scoperta di un modo non violento di vivere: il suo messaggio resta come faro nella notte buia che ancora stiamo vivendo.
Amare, amare liberamente con l’anima ma anche con il corpo: “La libertà dei sentimenti e la gioia della sessualità sono i primi fondamenti della non violenza” e ancora “Sesso e politica, eros e pensiero filosofico vanno insieme. Fu Platone che per primo pose in termini chiari la questione”.
Paolo S. si impegna a praticare intensamente la propria libertà sessuale – che ci viene raccontata con dovizia di particolari – e sempre cerca di confrontarsi con la possibilità di trasformare la vita sociale da campo di battaglia in un campo verde di pace e armonia, tra i sessi, tra le persone.
Un raccontare ed esplorare vivido come è nello stile dell’autore, che alla fine si confessa deluso dalla politica, dalla Storia attraverso le parole del protagonista.

Gaetano Cinque
15 posts

“Una rivoluzione quasi perfetta”

Recensione di Piera Maculotti, giornalista e critica letteraria

Cambiare il mondo, nel profondo. Pace e libertà; giustizia, gioia… Alti sogni e vasti orizzonti sotto il Sol dell’Avvenir. È la contestazione – radicale e multiforme – degli anni Sessanta ad animare “Una rivoluzione quasi perfetta” la nuova sfida narrativa – tra verità storica e fantasia – di Gaetano Cinque. Nato a Portici (Napoli), bresciano da decenni, già dirigente scolastico e oggi scrittore a tempo pieno, l’autore è qui mosso dal suo ardente e inquieto (vulcanico?) spirito flegreo a riattraversare le giovanili passioni. Un po’ “esame di coscienza”, un po’ libera invenzione, il libro ripercorre l’avventura – personale e collettiva – di allora attraverso i passi, e i palpiti, del protagonista: Paolo S., prestante e pensoso settantenne pensionato, irriducibile nella sua perenne ricerca di senso. Dubbi, riflessioni; incontri, anche nuovi e stimolanti; l’amore sconfinato per il cane Argo, fedele e partecipe “uditore” dei suoi dialoghi e ricordi. Urgenti ora dopo l’ennesima crisi: Adele, la giovane (terza) moglie se ne va; già l’aveva fatto Laura, la bellissima, sensuale e borghese (seconda) consorte. Strappi; ardue scelte. Anche con Martina, appassionata compagna di letto e di lotte, giovane (prima) sposa, rivoluzionaria paladina della “coppia unita per la vita dove pubblico e privato rappresentano lo stesso impegno etico”. Patos, ed Eros. Tensione ideale e vitale… Fin dalla verde età, Paolo è uomo in rivolta, contestatore d’ogni gabbia gerarchica: dall’università alla caserma (odioso “sistema totalizzante”) alla vecchia scuola di classe. Accesi dibattiti. Incontri (erotici, anche). Scontri, ideologici ma non solo; spesso cruenti. E in piazza Loggia, la strage (lì finisce l’età dell’innocenza!) Il buio della Violenza. Tanta, troppa. È il cruccio di Paolo, convinto pacifista, socialista, cristiano. Innamorato dell’umanità di Gesù e della sua predicazione: “la più meravigliosa strategia politica di ogni epoca”. Lo sa da sempre; ma ora vuole approfondire e osa la sfida: scrivere un romanzo – politico, religioso – su Gesù e la sua “rivoluzione perfetta ”. “Quasi ” sempre irraggiungibile, eppure – dice tra le righe Gaetano Cinque – vitalissima utopia, meta cui tendere, coltivando nel cuore fede e passione.

(Bresciaoggi, 1 febbraio 2018)

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