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Bellissimo
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Cuomo, Massimo <1974->

Bellissimo

E/o, 2017

Abstract: Miguel è bellissimo, di una bellezza rara e miracolosa che sin dalla nascita scatena un culto appassionato in tutta la popolazione della città. Il fratello maggiore Santiago assiste ammirato e intimorito alle prodigiose reazioni che la bellezza dell’altro suscita nel padre e nella madre, nei passanti, nelle vicine di casa che affollano il cortile, nelle pretendenti smaniose che lo incalzano ovunque. Ama il fratello più piccolo ma finisce per diventarne l’ombra. Così come Miguel cattura sempre la luce dei riflettori, a Santiago tocca invece il buio degli angoli nascosti. Gli sguardi delle donne sono tutti per il fratello, la sua bellezza mantiene in secondo piano ogni aspetto dell’esistenza del primogenito. La vita tuttavia non fa sconti a nessuno e anche Miguel dovrà, attraverso un faticoso apprendistato, cercare la via per un rapporto maturo con gli altri. Il romanzo è ambientato in Messico, uno scenario che illumina la storia dei colori del realismo magico. Tutti gli eventi sembrano risplendere di una luce mitica e leggendaria. Il conflitto tra i fratelli, il ruolo dei genitori, le storie d’amore, la violenza, i viaggi sono raccontati attraverso un’introspezione psicologica profonda e realistica, ma assumono al tempo stesso un’aura di leggenda. La storia si snoda fra dispiaceri, fughe, rimorsi, ritrovamenti, abbandoni e illuminazioni, mentre seguiamo le vicende dei due fratelli, dei genitori, delle donne amate, degli abitanti del posto, tutti in modo diverso travolti e segnati per sempre da questo straordinario incontro con la Bellezza.

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Alice Raffaele
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Le aspettative erano molto alte.
Ho acquistato "Bellissimo" poco dopo la sua uscita a scatola chiusa, quasi senza leggerne la trama, essenzialmente perché l'opera precedente dell'autore mi aveva lasciata, sintonizzata al titolo, "senza parole". Ciononostante, non sono riuscita ad aprirlo e cominciarlo subito, proprio a causa delle speranze che vi ponevo: mi dicevo che non era il momento per quel libro, che ne avevo una pila altissima sul comodino a cui dare la precedenza, ma la realtà è che avevo troppo timore di rimanere, per qualche motivo, delusa. Ecco che quindi ho preferito restare nell’indeterminatezza, lasciando il volume a riposare nella libreria, ogni tanto spostandolo e dicendomi che gli avrei concesso presto l'occasione di mostrarmi che le mie paure erano infondate. Però c’è un motivo se gli scrittori preferiti hanno quel merito. Complice una vacanza in montagna in un posto meraviglioso, ho rotto gli indugi ed è stato sufficiente il primo capitolo per farle svanire tutte, quelle paure, soffiate via dal sussurro leggero di Maria Serrano.

“Lo sei anche tu”, bellissimo: Miguel, Santiago, il Messico; il libro, di nome e di fatto.

Esistono diverse forme di amore. “Bellissimo” offre in primis quella della relazione tra due fratelli, Santiago e Miguel, che crescono a Mérida, capitale dello Yucatán. Il romanzo comincia proprio con la nascita di Miguel: splendido, graziato, adorato.

“Si mette in piedi e ha un pastello blu nella mano. Fa i passi che servono per arrivare al tavolo, avvicina la faccia alla faccia del bambino, lo annusa. Poi gli tocca la punta del naso con un dito. Si incontrano così, i fratelli Moya, senza che nessuno li veda. E in quel contatto Santiago si accorge che non sono poi tanto diversi. Col pastello blu disegna un piccolo neo sulla guancia del fratello che per reazione, forse per solletico, ritorna a produrre un sorriso.” - Pag. 28

Prevedibilmente Santiago ne risente: in fondo è un bambino anche lui, abbastanza grande da cogliere i comportamenti diversi della gente comune, dei vicini, dei genitori stessi, ma ancora troppo piccolo per poter comprendere le innumerevoli sfumature dell’animo umano, quel complicato equilibrio tra sensazioni e razionalità. E si sforzerà, a combattere una battaglia interiore per anni, tra l’ammirazione e la gelosia, tra il senso di protezione per il fratello e quello per sé stesso; un bozzolo che potrà rompersi, evolversi e realizzarsi solo al momento giusto.

“«Ho bisogno che mi presti dei soldi» dice Miguel.
«Per fare cosa?»
«Per riparare la macchina del nonno».
«La macchina? E perché?».
«Devo partire…».
Miguel non sa dove andare, ma sente il bisogno di andare. Il bisogno di mettere qualche chilometro fra sé e Mérida, per scoprire se è Mérida, se è Rosita Romeo, il posto in cui stare.” - Pag. 119

Anche lo splendido Miguel non si sente così appagato dalla sua vita dai contorni perfetti, venerato com’è dai suoi concittadini, acclamato e desiderato dalle donne, un talento naturale come venditore. Dentro, oltre al sangue, i due fratelli condividono più di quanto credano: la disperata ricerca di sé, la definizione di un proprio ruolo non dettato dalle etichette e dalla società ma sorto dalla propria indole. Per far ciò si supporteranno, si ostacoleranno, si daranno le mani per stringerle o per tirare pugni, si eviteranno e si affanneranno per ritrovarsi.

I protagonisti principali sono loro; si prendono il giusto spazio nelle pagine ma si riesce a caratterizzarli pienamente solo attraverso la saggezza della madre Maria Serrano e le ambizioni del padre Vicente Moya, tramite il loro di amore, per poi passare agli occhi sognanti di Rosita e Soledad, ballando sulle note di “Jarabe Tapatío”, la canzone preferita del nonno Hermenegildo.
Sullo sfondo vi sono Mérida e lo Yucatán, l’eco dei romanzi sudamericani, il calore del Messico, i toni suadenti della lingua spagnola, molto presente nelle pagine del romanzo però assolutamente non di ostacolo alla lettura, grazie a un breve glossario in fondo e soprattutto alla maestria nello scrivere.
Già, perché lo stile del romanzo è incantante, raffinato, poetico. Non c’è una frase scontata, non c’è un personaggio introdotto tanto per: ogni immagine evocata è lì per uno scopo preciso; ogni aspetto è curato; ogni parola può servire immediatamente o spiccare il volo più avanti. Ecco l’amore per il lessico, per la struttura dei periodi, per la musicalità delle singole sillabe.

“E lui adesso ha le ali, sente di averle e di poter volare lontano. Gli sono nate in un istante preciso: sono spuntate quando ha deciso di partire da Mérida e andare a cercare suo fratello. Adesso è certo che lo troverà, troverà Miguel, come le Monarca trovano questo posto nel mondo ogni tre generazioni per una specie di miracolo.” - Pag. 243

Personalmente ho sempre avuto più difficoltà con i romanzi scritti al tempo presente; forse costruire nella mia mente la scena è più facile seguendo gli imperfetti e i passati remoti, lasciandomi guidare da azioni compiute o che stavano accadendo in un certo momento finito. Pochissimi libri al presente non hanno frenato la mia lettura; con "Bellissimo" e "Piccola osteria senza parole" questo non è mai successo, e il merito va solo all’autore.
Quando uscirà il prossimo romanzo, stavolta i miei timori li spedirò subito in vacanza nello Yucatan.

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