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La malinconia del mammut
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Sandal, Massimo <1981->

La malinconia del mammut

Il Saggiatore, 2019

Abstract: Draghi, ciclopi, giganti, unicorni, fenici. Quando gli antichi si imbattevano in resti di animali sconosciuti, subito li attribuivano a creature fantastiche. Poi gli scienziati hanno dimostrato che si trattava solo di fantasie ancestrali: i mostri non esistono, oggi lo sappiamo tutti; eppure la spiegazione che gli studiosi hanno dato di quei reperti è stata addirittura più terrificante: prima di noi, una miriade di altri viventi abitava il nostro pianeta, ma ora non ci sono più. Sulla Terra, infatti, nulla è per sempre. Nella "Malinconia del mammut" Massimo Sandal racconta la grande storia delle estinzioni, da quella del Permiano fino alla «sesta», che ci coinvolgerà, ciò che significa per noi e per il nostro rapporto con la natura, e i modi in cui stiamo provando a riportare in vita specie scomparse da anni o addirittura secoli. Racconta di terre scomparse, oceani di fuoco e meteoriti precipitati dal cosmo, ere abitate da microscopici organismi, piante spaventose e animali straordinari come il dodo, il tilacino, la tigre dai denti a sciabola, i dinosauri. Come in un gigantesco museo di scienze naturali in cui tutto d'improvviso torna in vita, assistiamo alla resurrezione di uno stambecco dei Pirenei scomparso cento anni fa attraverso campioni di cellule conservate in azoto liquido, alla «costruzione» di un antico uro per mezzo di incroci tra specie simili a quella estinta, all'inaugurazione di un vero e proprio Jurassic Park in Russia e ai tentativi ambiziosi, talvolta folli, di riportare in vita il nostro animale preistorico preferito: il mammut, fonte di ispirazione per scrittori e artisti, idolo dei bambini e oggetto dei desideri degli scienziati. Nell'ultima sala di questo bizzarro museo ci siamo noi, la specie dominante e invincibile; oppure soltanto la prossima a scomparire.

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Se devo trovare un difetto a “La malinconia del mammut” direi che sottotitolo e quarta di copertina sono decisamente fuorvianti rispetto a quello che è il contenuto del testo; il principale pregio, invece, lo riassumerei con un “per fortuna”. Non desideravo trovarmi fra le mani un “Jurassic Park”, né un “Cantico delle Creature” (ma morte); neppure volevo quel tipo d´opera simile nei propositi ad un libro di testo, ma più friendly, e che, come la media dei libri di testo, diventa grossomodo inutile al farsi strada di nuove evidenze scientifiche.
Qui le pagine sono pregne, prima che di nozioni, di riflessioni; eppure non ci sono risposte, imposizioni paternalistiche di una visione autoriale del rapporto fra i viventi, ma domande, tante, che suscitano mille diversi ragionamenti e sensazioni prendendo contemporaneamente mente e pancia; quel tipo di libro, insomma, che non ti impone di pensare bensì te ne fa venire voglia. Quanto è fragile la vita? Quanto forte? Qual è il peso della mano della nostra specie sulla vita presente, passata, futura? Quali scelte potremmo mettere in campo in ragione della consapevolezza del nostro gravare, e quali conseguenze potrebbe avere ognuna di queste scelte e dunque: che fare? Le pagine offrono strumenti per valutare le notizie continue di estinzioni o conservazioni o tentativi di de-estinzioni, e perfino per valutare i silenzi, quelli dedicati al destino di specie che ci paiono bruttine o quantomeno non troppo coinvolgenti. Dico di più: il linguaggio usato rende il tutto un vero piacere, semplice senza essere semplicistico, fruibile (traendone godimento, appunto, io credo) da persone provenienti dai contesti più disparati e le formazioni più diverse, con parole che scorrono con quella naturalezza apparente dei testi sui quali gli scrittori hanno versato sudore proprio per restituire al lettore un senso di spontaneità.
Per intenti e risultato oso accostarlo ad opere come quelle di Gould o Sacks: divulgazione di primo livello, godibilissima ad anni dall´uscita, perché la riflessione di fronte alla vita o alla morte non conosce obsolescenza; e pazienza se qualche notizia si supererà e qualcosa ancora risulterà incompleto, l´anima del libro è altra.

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