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Los últimos mensajes del Foro

Le sette morti di Evelyn Hardcastle - Stuart Turton

Sicuramente un bel libro, adatto a chi si lascia appassionare dai gialli un po' vecchio stile, i classiconi, con qualche nota assolutamente imprevedibile e moderna. Scritto bene, in maniera scorrevole, richiede qualche attenzione in più, perché ci sono tanti personaggi coinvolti e chi conosce la trama sa che bisogna far ben caso a cosa fa o dice ognuno di questi personaggi. Anche i secondari. Consigliatissimo per chi cerca una lettura non troppo impegnativa, ma comunque da seguire. Un bel volume alto, ma si legge senza mai perdere la voglia di arrivare alla pagina successiva per carpire cosa diamine sta succedendo. Finale a sorpresa.

Tra i nodi del macramè - Anna Meloni

Un piccolo volumetto sicuramente adatto a chi già padroneggia l'arte dei nodi e sa maneggiare i fili in maniera sicura. Pensavo ci fossero più indicazioni "passo passo" per i principianti, invece ci sono esempi e spunti per chi è già bravino. Tante immagini e tanti disegni come supporto ai testi, che sono piuttosto tecnici.

In time - un film di Andrew Niccol

Bel film, all'epoca super futuristico, adesso forse un po' datato per certi aspetti, ma sicuramente vale la pena vederlo o rivederlo. Un bel messaggio trasmesso in maniera non troppo pesante e pedante per un paio d'ore d'avventura che fa riflettere, ma senza rovinare la giornata con pensieri catastrofici.

Il terzo vizio - Gian Luca D'Aguanno

All’alba di un torrido ferragosto, Brescia si risveglia scossa dall’efferato omicidio di un giovane operaio. Sul delitto è chiamato a indagare il capitano dei carabinieri Roberto Spadafora, da poco trasferitosi nella città lombarda. Gli indizi convergono presto verso un’unica persona e la risoluzione del caso appare a portata di mano, ma ecco che una serie di calibrati colpi di scena rimescola tutte le carte in tavola, aprendo molteplici piste investigative e facendo riaffiorare le ombre del terrorismo a cinque punte. Solo l’intuito e la pazienza del protagonista, un carabiniere dall’anima di investigatore, sapranno farsi strada verso la verità.

Con “Il terzo vizio” (Mannarino, 2022), il carabiniere-scrittore nato a Lucca ma bresciano d’adozione Gian Luca D’Aguanno ci consegna un giallo avvincente e ben costruito. Sottotitolato “La prima indagine del capitano Spadafora”, il romanzo è stato presentato come inedito al festival Giallo Garda 2021, aggiudicandosi una menzione speciale prima di trovare la strada della pubblicazione con l’editore Mannarino.

Un intrigante giallo d’esordio, impreziosito da un protagonista capace di entrare in sintonia con i lettori e da un solido equilibrio tra invenzione letteraria e verosimiglianza, grazie anche all’esperienza diretta dell’autore nell’intricato mondo delle forze dell’ordine. Sullo sfondo, una vitale e affaccendata Brescia contemporanea, centro pulsante di eventi culturali e di vita mondana, messaggera di sguardi e incrociatrice di destini.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/ferragosto-in-giallo-per-il-capitano-spadafora/

Re: Non tutti i bastardi sono di Vienna - Andrea Molesini

RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”

Quali sono le ragioni della guerra? Come si vive durante un’occupazione? E dove finiscono i propri principi, lasciando spazio solo ai propri doveri? Ce lo siamo chiesto durante l’incontro di venerdì 06 maggio, per discutere “Non tutti i bastardi sono di Vienna” di Andrea Molesini.

“Diambarne de l’ostia!” (cit.), questo libro è stato abbastanza divisivo per i partecipanti. Da una parte c’è chi l’ha trovato commovente e malinconico. Attraverso il suo essere una storia familiare, qualche partecipante ha rivissuto i ricordi dei propri nonni. Secondo alcuni il libro è vivo e completo perché contiene tutte le tematiche per poter interessare un lettore: dalle vicende politiche ai legami e drammi familiari; dai tumulti in amore del protagonista in formazione alle storie di spionaggio e comunicazioni cifrate. Le frasi in dialetto, generalmente pronunciate dalla cuoca Teresa, danno al romanzo persino una nota divertente. Il libro descrive la lentezza della quotidianità durante la guerra e comunque riesce a essere coinvolgente, offrendo per alcuni anche momenti di altissima poesia.
Dall’altra parte, in netta contrapposizione, ad altri partecipanti il libro è sembrato una minestra lunga e sciapa, troppo lento nel suo svolgimento. Per qualcuno la lettura è stata altalenante: promettente all’inizio e poi moscia. Ciò ha reso difficile empatizzare con i personaggi, anche se questi sono ben caratterizzati. Anche la sottoscritta ha faticato a procedere nella lettura e a terminarla, riconoscendo sì alcuni ingredienti di qualità (quali lo stile di scrittura e alcune frasi brillanti) ma definendo il risultato finale poco più che sufficiente. Un'altra partecipante ha rilevato che “Non tutti i bastardi sono di Vienna” è un libro molto di “olfatto”, dove l’odore dell’umanità è fortemente marcato e presente in tutte le pagine; nonostante ciò, la narrazione non cattura. In alcuni momenti è sembrato che l’autore adottasse un atteggiamento un po’ classista, giustificando di più i comportamenti e le azioni di alcune classi sociali (come quella del barone o della famiglia Spada) invece che di altre (come quella dei contadini). Una partecipante l’ha etichettato un “racconto di miseria”. In generale si è concordato che il libro sia molto filmico anche nel proporre un finale un po’ improbabile nella realtà.

È stato innegabile comunque che il pensiero andasse ai conflitti che sono in corso nei giorni nostri. In questo, “Non tutti i bastardi sono di Vienna” è tristemente attuale, descrivendo l’invasione e l’occupazione prima tedesca e poi austriaca, così come la forzata convivenza e il protrarsi a lungo della guerra. Molesini è riuscito a dare bene l’idea del contatto che c’era, tra persone di fazioni opposte, quando i paesi e le case venivano assaliti, invasi, conquistati, e le guerre si combattevano sul posto, meno a distanza di oggi e senza ricorrere ad armi pesanti e a lungo raggio. Ci ha riportato nel secolo scorso, quando i sentimenti espressi erano ancora intiepiditi dal pudore e dalle convenzioni, però alimentavano lo stesso gli animi.

Le origini del Franciacorta nel Rinascimento Italiano - Gabriele Archetti

Il professor Gabriele Archetti, autore di circa 500 pubblicazioni, torna a parlare di viticoltura storica. È una delle sue grandi passioni, come dimostrano i suoi numerosi scritti in merito, fra i quali il recente “Vite e vino nel Medioevo – Note storiche sul territorio bresciano”, del 2017 (edizioni Arti). Questa volta lo fa concentrandosi però in modo specifico sulla Franciacorta, pubblicando per l’editore Marco Serra Tarantola (e con il sostegno del Consorzio Franciacorta) il testo divulgativo “Le origini del Franciacorta nel Rinascimento italiano”.

Oggi, tra i grandi territori spumantistici del mondo, la Franciacorta ha una lunga tradizione che nel libro viene ricostruita a partire dai possedimenti claustrali del Medioevo, dai priorati cluniacensi e dalle curtes francae benedettine delle numerose abbazie.

In questo libro Gabriele Archetti recupera le fondamentali fonti storiche, del XIII secolo, per indicare il punto d’inizio della definizione giuridica di Franciacorta. Nelle pieghe archivistiche di operazioni di politica economica viene così rintracciata, e restituita, la storia delle uve locali e dei “vini mordaci” di questa terra.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/le-origini-del-franciacorta-nel-rinascimento-italiano-nel-saggio-divulgativo-di-gabriele-archetti-pubblicato-da-marco-serra-tarantola/

Divorzio di velluto - Jana Karšaiová

Sul Romanzo racconto di Jana Karšaiová,"Divorzio di velluto" dove le vite dei protagonisti si intrecciano ai fatti storici associabili a quel lento e costante processo di allontanamento tra due entità sempre più differenti tra loro, ormai del tutto inconciliabili e spinte alla ricerca di una propria identità, tutta da ricostruire dopo le esperienze vissute.https://www.sulromanzo.it/blog/separazione-emotiva-e-geografica-in-divorzio-di-velluto-di-jana-karsaiova

Carrie - Stephen King

Il re con questo primo suo primo romanzo è riuscito a scrivere fin da subito un capolavoro, calcolando che quando lo ha scritto era in ventenne.
Voto personale di questo libro 4 stelle e mezzo su 5.
Fin dalle primissime pagine ti prende e quando arrivi alla fine ne sento fin da subito la mancanza.

Come il mare in un bicchiere - Chiara Gamberale

Questo parte di questo libro/quaderno/diario è stato scritto nel pieno del lockdown della primavera 2020. Il fulcro della riflessione spontanea si focalizza proprio sul cambiamento delle relazioni tra le persone a causa dei D.P.C.M. e sull'isolamento e l'allontanamento forzati a cui siamo stati costretti, che per qualcuno è stata una spinta ad un’introspezione a cui probabilmente non si avrebbe avuto il modo, il tempo o l'occasione di arrivare. Interessante lettura soprattutto a distanza di tempo dall'inizio di una situazione che ha portato e tutt'ora porta modifiche nelle relazioni, nelle abitudini, nelle reti sociali...

Cuore di tenebra - Joseph Conrad

Ho acquistato una copia di “Cuore di tenebra” nel 2011 e leggendolo per la prima volta la me allora quindicenne era rimasta colpita soprattutto dalla cupa ambientazione della selvaggia foresta africana. Probabilmente influenzata anche dal titolo, immaginavo che il battello di Marlow navigasse nel fiume circondato da un’oscurità perenne.
Di certo, non ero ancora pronta a cogliere tutta la profondità di questo testo.

Ho quindi deciso di concedermi una seconda lettura (o forse una prima, dato che la me venticinquenne è una persona totalmente diversa dalla me del 2011) per spingermi ancora più a fondo nella verbosa prosa di Conrad.
“Cuore di tenebra” è infatti un denso fiume di parole che guida il lettore nel racconto dell’incubo a occhi aperti vissuto da Marlow durante i mesi trascorsi in Africa al servizio della Compagnia dedita al traffico di avorio. Questo racconto introspettivo nasconde in realtà un’aspra accusa al colonialismo e allo sfruttamento delle popolazioni indigene. Questa mentalità si personifica in Mr. Kurtz, un personaggio evocato con grandi aspettative nella prima parte del romanzo che si rivela infine un uomo folle, considerato come una divinità dagli indigeni e ormai incapace di comprendere le conseguenze morali delle proprie azioni.

Chissà cosa avrà ancora da raccontarmi questo testo, quando in futuro lo leggerò di nuovo.

Splendi come vita - Maria Grazia Calandrone

“Splendi come vita” è la storia di un legame tra una Madre e una figlia adottata, un legame fatto di amore e della paura che questo amore sia in realtà solo una copia sbiadita di quello esistente tra madre biologica e figlia. Madre, infatti, non riesce a convincersi dell’autenticità dell’affetto che la figlia prova nei suoi confronti, tanto da allontanarla continuamente da sé.
“Madre adesso sapeva che sapevo che il suo sangue non era il mio sangue.
Madre credeva che l’amore non potesse diventare sangue.
Sbagliava, per insicurezza ed eccesso di logica. Ma è andata così.”

Per Maria Grazia Calandrone la scrittura diventa l’occasione per ripercorrere la storia del suo rapporto con la madre, un racconto personale e autobiografico che cerca però di dare vita a modelli universali di relazioni familiari; da qui la scelta di indicare Madre, Padre, Nonna con l’uso della maiuscola e senza l’aggettivo possessivo. A fare da sfondo a questa vicenda, le rapide trasformazioni culturali e politiche che attraversano l’Italia tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Ottanta.
In un elegante prosimetro le sezioni narrative, che presentano gli avvenimenti collettivi, si alternano a passi in cui la prosa diviene sempre più lirica fino trasformarsi in versi che riescono a far risplendere il profondo dolore del rapporto tra Madre e Figlia.

La vita immaginata - Giovanni Peli

Tra le pagine azzurre di questo libro prende forma, in un elegante prosimetro, la vita immaginata durante la pandemia.
Il rumore delle sirene scandisce nel primo capitolo i "Movimenti" del mondo esterno, della natura che continua il suo corso e delle bare che sfilano sotto il sole. All'interno, tra le mura di casa, «il tempo passa come uno straniero». La prosa dei capitoli centrali diventa un lento percorso di rinascita. La voce e i singoli fonemi diventano nuovo esercizio di comunicazione che assume una dimensione salvifica; ma per raggiungere la salvezza si attraversano anche oscure previsioni di un futuro di cyborg e di un orizzonte bidimensionale appiattito dai social network.
I versi tornano a scorrere negli ultimi capitoli: il sole splende ora su palloni sporchi di fango in un silenzio che sa finalmente di paradiso. "Il finale" riserva una formula apotropaica, un invito all'oscurità che nasconde però la speranza di un'eterna consolazione.

Memorie di un libraio - George Orwell

"Memorie di un libraio" è una raccolta di saggi e articoli che mi hanno permesso di conoscere la versione a me inedita di un Orwell libraio, intento a osservare e catalogare le diverse tipologie di frequentatori delle librerie nella Londra degli anni Trenta.
Orwell ci guida nel mondo dei libri e della letteratura, con una sguardo attento e ironico che gli permette di fare riflessioni ancora attuali. Infatti, già nel 1946 Orwell affermava che «se il nostro consumo di libri rimane basso come è stato, almeno lasciateci dire che è perché leggere è un passatempo meno eccitante rispetto alle corse dei cani, al cinema o al pub, e non perché i libri, comprati o presi in prestito, sono troppo costosi».
Orwell parla della dura e sottopagata vita del recensore ("Confessioni di un recensore" ) e riflette anche sulle ragioni che lo hanno portato a diventare uno scrittore ("Perché scrivo").

Il saggio più articolato di questa raccolta, "La prevenzione della letteratura", ci riporta invece alle riflessioni che tradizionalmente associamo agli scritti orwelliani, in quanto riflette sulle limitazioni che il totalitarismo può imporre alla libertà intellettuale e di come la letteratura in prosa rischia di essere la più colpita, in quanto prodotto del razionalismo e dell’autonomia individuale.