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Un incantevole aprile
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Von Arnim, Elizabeth <1866-1941>

Un incantevole aprile

Fazi, 2017

Resumen: In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza.

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Alice Raffaele
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Recensione corale di "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim, pubblicato da Fazi Editore (che lo ha gentilmente offerto tramite un'iniziativa di Solidarietà Digitale: grazie ancora!)

È sbocciato sotto ai nostri occhi, ma non tutti siamo stati in grado di cogliere la bellezza della sua fioritura.
Pagine come petali, morbide e confortanti; romantico ed esilarante, ironico e a tratti commovente, “Un incantevole aprile” di Elizabeth von Arnim racconta di come quattro donne inglesi, nel secondo decennio del 1900, si ritrovino per un mese nello stesso castello in Liguria. Praticamente non si conoscono nemmeno, eppure hanno in comune più di quanto credano, soprattutto l’essere insoddisfatte delle proprie vite: una per eccesso di moralità; un’altra per eccesso di ammirazione; una per troppa tristezza, una ancora ancorata al passato, ritenuto superiore rispetto al presente. Però è lo stesso presente, con la primavera in pieno corso, a sorprenderle come una pioggia improvvisa e a farle rifiorire, donando loro evasione, pace e desiderio o meno di pensare: esattamente ciò di cui avevano bisogno loro, esattamente ciò di cui avevamo bisogno noi.
Infatti il libro ci ha trasportato via delle nostre quattro mura, facendoci apprezzare ogni singola pianta dei nostri giardini, mentre chiudendo gli occhi eravamo in compagnia di Scrap, magari a fingere un mal di testa per poter leggere in totale relax senza essere disturbati. “Un incantevole aprile” è stato consolatorio e sensoriale.
I tratti dei personaggi sono solo accennati e implementano comunque degli stereotipi, ma tutti, donne e uomini, hanno un loro momento di verità. Il romanzo è quindi “dolcemente schematico”, come lo definisce Cathleen Schine, oppure prevedibile e pieno di cliché? Abbiamo discusso tutto l’incontro su questo dilemma, e forse la risposta è entrambe le cose.
Per quanto “Un incantevole aprile” sia una fiaba verosimile in cui i problemi si risolvono semplicemente andando in vacanza, Elizabeth von Arnim è stata magistrale nello stile, nella scorrevolezza e soprattutto nella leggerezza che non è superficialità, anzi. La profondità è nascosta, implicita negli elementi che sembrano di contorno ma senza i quali il romanzo non avrebbe lo stesso effetto: i fiori. Ed è sufficiente indagare sul significato dei primi e degli ultimi che compaiono nelle pagine, per coglierla in tutta la sua fragranza.
Ecco fin dal principio il glicine, il fiore galeotto che attira Mrs Wilkins e Mrs Arbuthnot in Liguria: esso si ricollega all’amore ossessivo e passionale, per via della sua tendenza ad avvilupparsi, un amore che può diventare troppo soffocante; nel linguaggio dei fiori indica anche la longevità e l’immortalità. Tuttavia a caratterizzare gli ultimi giorni di aprile e la ripartenza sono le acacie, e non è sicuramente un caso: anch’esse rappresentano la perennità e la vittoria della vita sulla morte, però sono più simbolo di rinascita e di saggezza. La stessa che hanno magicamente acquisito i personaggi dopo il soggiorno a San Salvatore e che speriamo permanga, sempreverde, anche in seguito al rientro in Inghilterra.

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