Denise Savioli

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Confessions - un film di Nakashima Tetsuya

Magistrale. Uno dei migliori visti quest'anno - e pure i trailer degli altri film della Far East mi ispirano non poco - che non esito già ora a definire un capolavoro.
Come asserito da Schilling nell'intervista presente negli extra, Nakashima ha costruito per il suo film una "pelle" visivamente impattante, di stampo pubblicitario (la sua professione), che come le mute dei serpenti riveste di tasselli iridescenti una storia nera, infetta e marcescente di vendetta; nella quale agiscono personaggi spiazzati e spiazzanti.
Una lama affilata che squarcia lo schermo.

Re: Dracula untold

Idea buona, realizzazione frettolosa.
Alcuni momenti spettacolari, meno però di quanti erano attesi, e soprattutto ottenuti con una smaccata computer grafica che toglie loro molto impatto.
Il pathos è un orpello didascalico che poi dovrà arrangiarsi lo spettatore a suscitare: e va bene che non è un film intimista, ma aspira pur sempre ad essere una pietra angolare della storia di Dracula - mica pizza e fichi.

Nella valle della violenza - Ethan Hawke, John Travolta

Di stelle ne merita quattro perché non è di livello eccezionale, è però molto divertente e ben costruito sfruttando pochi personaggi ed elementi.
L'originalità non sta nella trama, che si regge soltanto sull'utilizzo di abbondanti topòi western, ma nella lettura ironica - mai comica - ed affezionata che ne fa.
Pathos discreto e collaudato, buono per attraversare un pomeriggio afoso e polveroso.

A tempo pieno - Aurélien Recoing, Karin Viard

Un uomo perde il lavoro, e non riuscendo a “riciclarsi” o forse non volendo, finisce per costruire un’elaborata menzogna: un nuovo incarico presso l’Onu a Ginevra, entrate fisse e sostanziose, benefit che gli consentono, fra l’altro, di ottenere interessi sugli investimenti molto vantaggiosi – altro fumo grazie al quale, per mantenere la farsa, arriverà a truffare parenti ed amici sottraendo loro i risparmi.
Fino al crollo del castello di carte.

Il Vincent di Cantet pare in tutto un gemello del Jean-Claude Romand di Carrére, destinato a mentire non per orgoglio ma per incapacità di adattamento. Il suo “Ho paura di deludere”, emblematico della personalità e della pellicola, esprime molto più di una crisi in ambito lavorativo, che pure viene descritta nei suoi effetti più devianti.
L’esito di questa fuga da se stesso sarà, fortunatamente e fortunosamente, diverso da quello assai tragico per che si ebbe nel caso di Romand. In bilico tra monito ed osservazione rassegnata della realtà, questo è un film con qualcosa da dire, ed anche una ruvida carezza ai deboli di ogni sorta.

The believer - Ryan Gosling ... [et al.]

Come dalla storia di un tizio sballato come Burros [ https://it.wikipedia.org/wiki/Dan_Burros ] possa aver preso forma, alla fine, una raffinatezza simile è mistero della fede: il legame ispirativo si limita, esilissimo, all’ossimoro chiave di ebreo-nazista ed al suo portato di ambivalenza, ma viene sviluppato da Bean (regista, sceneggiatore e cammeo nei panni di Ilio Manzetti) in maniera insuperabile – e lo intendo letteralmente.

In Gosling, a Canadian actor who started at twelve as a TV Mouseketeer alongside Britney Spears (…), Bean has found the perfect actor. Gosling gives a great, dare-anything performance that will be talked of for ages.
(Peter Travers su Rolling Stone, 19 Maggio 2001:
https://www.rollingstone.com/movies/movie-reviews/the-believer-95633/ )

L'onda - un film di Dennis Gansel

Vidi questo film la prima volta in università, durante una lezione di Sociologia (che Dio ci aiuti: dell’intero corso, probabilmente la cosa più utile).
Basato su una storia vera, sulla quale però ancora non sono riuscita a reperire altro materiale; è perfettibile ma efficace nel trasmettere la plausibilità di un evento che raramente convince fino in fondo, ossia che oggi in Europa una nuova dittatura possa emergere.

Mr. Brooks - Kevin Costner ... [et al.]

Okay, il protagonista (assoluto) è un serial killer. Rappresentato però, bene o male, senza il canonico stampino: impossibile far indossare a Costner una maschera seriamente brutale, si opta dunque per un’alternanza tra abito elegante e tenuta chiccosa da “lavoro”, rigorosamente in nero.
Insolito, dal punto di vista (e dalle preoccupazioni) abbastanza originali; non fa certo gridare al capolavoro ma merita almeno un “bravo per averci provato”. Se proprio di mente criminale dobbiamo ogni giorno sciropparci una dose, che sia almeno parlata, interrogata, e persino esteriorizzata nella persona fantasmatica di William Hurt.

Pay the ghost - il vincitore premio Oscar Nicola Cage

Superfluo, fiacco, sciocco. Per giunta con una recitazione deprimente di quasi ogni attore del cast, ed una fotografia oscena. Senza infamia né lode.
Peccato, perché l'idea di base nella sua semplicità avrebbe potuto essere un buono spunto da sviluppare.

Senza amare andare sul mare - Christian Pastore

660 pagine di puro godimento. Narrativa che conquista, ma senza pretese auliche. Un autore italiano, per altro, anche se il nome mi suggeriva un italo-americano - e questo lo si avverte nei dettagli, soprattutto lessicali -, ma di respiro internazionale (per altro al suo primo romanzo). Un autore nascosto, anche, di cui le poche righe sul risvolto non svelano nulla se non che già scriveva per la carta stampata. Un autore che si cala in tutti i suoi personaggi e si cela dietro decine di maschere diverse - e credibili: ogni volta in prima persona.
Un portfolio di personaggi in crociera - che però, sulla nave, ci sono arrivati non di propria volontà e senza serbare ricordo alcuno dell'avvenimento. Un diario da compilare ogni sera, ed un album contenente una sola fotografia, a vario titolo scomoda, per ciascuno dei malcapitati, più prigionieri che turisti su un mare e sotto un cielo immutabili e privi di guizzi di vita.
Un singolo capitolo per ciascun personaggio (in tutto 40), storie che si intersecano ma, per lo più, all'insaputa di chi ne è protagonista. Un mistero, quello della nave, di chi la governa e li ha voluti lì, tutti insieme; che sovrasta pagina per pagina quelli individuali (a volte piccoli, mai miserabili) che tormentano i convenuti.
Penserete ad un mattone ansiogeno, forse, invece no: è divertente. Molto. E scanzonato, per quanto possa esserlo un purgatorio privo di orizzonte temporale... 

La casa

Posto che non sono competente a giudicare in modo corretto la relazione tra questo remake-reboot-quellochepreferite e l'antico (...) classico di Raimi, il quale l'ha per altro sostenuto, né sono in grado di sconfessare quella che, per una che ama le parole (anche quando seducono per veicolare stronzate), rimane una recensione apprezzabile [ https://www.mymovies.it/film/2013/theevildead/ ]; posto questo ecco: io penso che 'sto film sia 'na Clamorosa Cazzata.
A prescindere, dal regista di Man in the dark mi aspettavo ben di più, possibilmente ancora di più: quello non doveva essere che l'inizio. 1 su 5 è troppo cattivo come voto?

Le mele di Adamo - un film di Anders Thomas Jensen

Memorabile.
Commedia nera e grottesco, cinismo e vitalità si tengono per mano senza fare una piega.
E se Mikkelsen è un mostro, l'interprete di Adam non lo trovo da meno.
La violenza non viene edulcorata, ma neppure un lieto fine classico ed un'esaltazione ottimista e positiva della fede sono contemplati: ogni cosa è un pugno nello stomaco, persino i momenti più confortanti. La verità vi renderà liberi - ma non è mai stato detto che tale processo sarebbe stato incruento.

Il ministro - Pier Francesco Aiello presenta

Cinico, ma qui il cinismo assume il sentore polveroso della burocrazia e del potere stantìo.
Una condanna della politica, con i suoi inganni e le sue strategie, vuota di cuore, che grazie al cielo s'allontana dalla verve sfavillante di certe pellicole nostrane dell'ultimo decennio e lascia che la forma resti torbida quanto il contenuto. O per lo meno, senza paillettes.

Dal Morandini:
"Lo Stato divora coloro che lo servono" è la tesi centrale del 2° LM di Schoeller che l'ha anche scritto. 3 premi César 2012 per sceneggiatura, attore non protagonista e suono (Olivier Hespel) e Fipresci della Critica Internazionale a Cannes. La tesi è annunciata nella sequenza onirica e metaforica iniziale: una bella donna nuda entra nelle fauci di un coccodrillo immobile. Il potere dello Stato divora, logora, fa soffrire chi ce l'ha, come il ministro dei Trasporti e il suo capo di gabinetto.
Bertrand Saint-Jean è un personaggio complesso la cui umanità si mescola al cinismo: il suo dolore commosso per i 13 bambini precipitati in un burrone non gli impedisce di mettersi una cravatta più consona alla situazione o, ubriaco, di litigare con la vedova di Kuypers, disoccupato assunto come autista. Con poche eccezioni, il cast degli attori, sconosciuti in Italia, è diretto in modo impeccabile.

Costruire - Roma Agrawal

Il racconto sintetico, interessante e condotto da un'ingegnera strutturale, di come siano nate le odierne architetture civili - con esempi che si rifanno alle sue proprie opere e svariati aneddoti, purtroppo per forza di cosa spesso tragici: come quello delle Twin Towers che specifica un problema banale ma dalle conseguenze gravi, e che ignoravo.
I contenuti sono seri, ma l'esposizione morbida: ho immaginato più volte, anziché di stare leggendo un testo, di trovarmi in una saletta da thé con il liquido ambrato che più amo e delle meringhe davanti, conversando con l'autrice; in compagnia.
Peccato però per i numerosi, e grossolani, errori trovati qua e là: fin dalle prime pagine mi son chiesta se i correttori di bozze della Bollati Boringhieri siano usualmente ubriachi, o se magari li abbiano licenziati; perché certi paragrafi sembrano essere appena stati battuti al pc e non dico non essere stati rivisti, ma nemmeno riletti.

La bottega oscura - Georges Perec

Una raccolta di sogni corredata da bellissime note esplicative "che identificano persone, avvenimenti e cose della vita diurna", ma anche che danno una lettura psicanalitica di tratti caratteristici dello scrittore.

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