Ada e i numeri tuttofare
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Materiale linguistico moderno

Stanley, Diane <1943->

Ada e i numeri tuttofare

Abstract: Sapete chi è stato il primo umano della storia a immaginare la macchina tuttofare che noi oggi chiamiamo computer? Una nobildonna inglese nata ai tempi di Napoleone! Si chiamava Ada, contessa di Lovelace, e in queste pagine scoprirete la sua storia di bambina curiosa e appassionata di scienze e matematica. Ma le sorprese non finiscono qui: Ada era infatti la figlia del poeta più famoso e stravagante dell’epoca, Lord Byron – una specie di rockstar, inseguito da frotte di fan per mezza Europa. L’attrazione irresistibile di Ada per la scienza era però un’eredità della madre Annabella, anche lei una nobildonna col pallino della geometria, tanto da essere soprannominata «Lady parallelogramma». La genialità di Ada è quindi il risultato di una semplice addizione. La sua passione per gli esperimenti cominciò sin da bambina, quando progettò di costruirsi delle ali e raccolse tutte le sue osservazioni sugli uccelli in un piccolo trattato che intitolò «Vologia». Poi da grande, mentre il conte suo marito la trascinava da un ballo a una cena in società, incontrò il più importante matematico dell’epoca e la sua vita cambiò: Charles Babbage stava infatti progettando il primo calcolatore della storia e Ada lo aiutò a scrivere il «manuale» per farlo funzionare. Ed ecco il suo colpo di genio: i numeri inseriti in quel calcolatore potevano fare molto più che risolvere complicate operazioni matematiche! Potevano per esempio corrispondere alle lettere dell’alfabeto e alle note musicali. Nasceva così l’idea del computer tuttofare, buono per scrivere, comporre… e giocare! Da allora, ci sono voluti più di due secoli per progettare il computer come noi lo conosciamo, ma in onore di Ada oggi si celebra ogni anno l’Ada Lovelace Day, una giornata dedicata a lei e alla genialità femminile nelle scienze e nella matematica – perché ogni bambina, come ogni bambino, può escogitare un’invenzione che cambia la vita di tutti.


Titolo e contributi: Ada e i numeri tuttofare : Lady Lovelace e l'invenzione del computer / Diane Stanley ; illustrazioni di Jessie Hartland

Pubblicazione: Donzelli, 2020

Descrizione fisica: 1 volume : ill. ; 24 x 31 cm

EAN: 9788855220248

Data:2020

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Editore) (Illustratore) (Autore)

Soggetti:

Classi: 510.92 Matematica. Persone [22]

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2020
  • Target: elementari, età 6-10
Testi (105)
  • Genere: saggi

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Ultime recensioni inserite

Capisco l'obiezione di Fabio, ma sposo in toto le ragioni della traduzione di Alice!
E mi pare molto sensato e utile, per quanto le proprie conoscenze lo permettano, porre attenzione alle traduzioni -

PPS: in compenso, leggendolo, mi ha dato l'idea di un prossimo futuro incontro di Math4Kids (appena si può), semplice semplice:
- lettura animata ad alta voce;
- gioco con elaborazione di un algoritmo eseguito "dal vivo" dai bambini stessi ;)

Premetto che ho tanto rispetto per gli editori che devono confrontarsi e cercare di fare risaltare le loro opere nel mercato.
Concordo, il titolo tradotto è ok, un senso ce l'ha ed è in armonia con il contenuto, ma provo ad articolare meglio gli aspetti che non mi convincono di esso.
1) Perché togliere il cognome dal titolo, per poi reinserirlo nel sottotitolo assieme al titolo nobiliare? Ipotizzo per renderla un personaggio più "vicino" ai bambini. Comunque questo è un punto minore.
2) Ada Lovelace è considerata la prima programmatrice, grazie all'algoritmo per calcolare i numeri di Bernoulli implementato come primo programma nella storia dell'informatica. È vero: c'entra con l'invenzione del proto-computer costituito dalla macchina analitica. Giustamente le si dà credito e merito di quanto fatto per migliorare il progetto di Charles Babbage; Alan Turing decenni dopo lesse le sue "Note". Ma "La prima programmatrice" (avevo tenuto le maiuscole solo perché in originale erano così) sarebbe stato ancora più fedele.
3) "I numeri tuttofare": leggendo il libro, uno capisce che si possono tradurre in forma numerica simboli e regole di alcun tipo, per calcolare o raggiungere degli obiettivi. Quindi questo pezzo ci starebbe anche. Ma appunto perché non puntare su questo intreccio umanesimo+scienza? Era Ada Lovelace stessa a definirsi come "analista (e metafisica)" e a chiamare l'approccio che adottava come quello di una "scienza poetica" (https://en.wikipedia.org/wiki/Ada_Lovelace - Che meraviglia!).
Ecco perché penso che il titolo tradotto letteralmente sarebbe stato più azzeccato, perché più fedele alla figura di Ada Lovelace stessa (e resta un mio modesto pensiero, non essendo né traduttrice né editrice ;) ). Ti ho convinto di più?

PS: non ci faccio caso spesso, ai titoli originali (e non rompo sempre così le scatole ;P), ma aggiungendo il libro su Goodreads l'edizione italiana non c'era, e così l'ho notato.

Sento spesso criticare le traduzioni dei titoli, ma qui Alice, sai quanto ti stimo!, non ti seguo. Può essere che la traduzione letterale fosse meglio ma penso che con "Ada e i numeri tuttofare" venga soprattutto introdotta una nota divertente, che devia l'attenzione dal Tema Difficile e Importante che emanerebbe da "Poetessa della Scienza: La Prima Programmatrice" (anche senza maiuscole). Un senso ce l'ha e dalla tua descrizione, anche in armonia con il contenuto.
Allargando il discorso: gli editori sono poi gli unici soggetti culturali italiani che debbano VERAMENTE confrontarsi con il mercato, con un riscontro di vendite alle loro scelte (lo fa spesso notare Baricco). Cosa che non devo fare io che il mio stipendio l'ho assicurato, neanche tutti gli insegnanti, nemmeno teatri e orchestre, largamente finanziati da soldi pubblici, alla fine. Da quando me l'hanno fatto notare ho più rispetto delle loro scelte anche quando mi sembrano poco corrette ;-)

La storia di Ada Lovelace, nata Byron, riassunta e illustrata in modo intelligente, simpatico e colorato; un ottimo libro da leggere ad alta voce a bambine e bambini per avvicinarli al mondo dell'informatica. Dal testo emerge bene la mente sia letteraria sia scientifica di Ada, ed è meraviglioso che si associ l'immaginazione alla creatività matematica della pioniera della programmazione.
Mi domando quindi, purtroppo un po' delusa: perché tradurre il titolo originale "Ada Lovelace, Poet of Science: The First Computer Programmer" in "Ada e i numeri tuttofare. Lady Lovelace e l'invenzione del computer"? Perché togliere la parte poetica, legata al pensiero e alle parole, rimpiazzandola con qualcosa che si collega più al "fare" e a delle azioni pratiche? Non suonava bene (se non meglio) la traduzione alla lettera "Ada Lovelace, Poetessa della Scienza: La Prima Programmatrice"? Sarebbe stato, secondo me, addirittura più accattivante. Facciamo emergere, fin dai titoli per libri per bambini, quest'intreccio tra umanesimo e scienza, spesso considerati mondi (e competenze) distinti.

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