Denise Savioli

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Senza amare andare sul mare - Christian Pastore

660 pagine di puro godimento. Narrativa che conquista, ma senza pretese auliche. Un autore italiano, per altro, anche se il nome mi suggeriva un italo-americano - e questo lo si avverte nei dettagli, soprattutto lessicali -, ma di respiro internazionale (per altro al suo primo romanzo). Un autore nascosto, anche, di cui le poche righe sul risvolto non svelano nulla se non che già scriveva per la carta stampata. Un autore che si cala in tutti i suoi personaggi e si cela dietro decine di maschere diverse - e credibili: ogni volta in prima persona.
Un portfolio di personaggi in crociera - che però, sulla nave, ci sono arrivati non di propria volontà e senza serbare ricordo alcuno dell'avvenimento. Un diario da compilare ogni sera, ed un album contenente una sola fotografia, a vario titolo scomoda, per ciascuno dei malcapitati, più prigionieri che turisti su un mare e sotto un cielo immutabili e privi di guizzi di vita.
Un singolo capitolo per ciascun personaggio (in tutto 40), storie che si intersecano ma, per lo più, all'insaputa di chi ne è protagonista. Un mistero, quello della nave, di chi la governa e li ha voluti lì, tutti insieme; che sovrasta pagina per pagina quelli individuali (a volte piccoli, mai miserabili) che tormentano i convenuti.
Penserete ad un mattone ansiogeno, forse, invece no: è divertente. Molto. E scanzonato, per quanto possa esserlo un purgatorio privo di orizzonte temporale... 

La casa

Posto che non sono competente a giudicare in modo corretto la relazione tra questo remake-reboot-quellochepreferite e l'antico (...) classico di Raimi, il quale l'ha per altro sostenuto, né sono in grado di sconfessare quella che, per una che ama le parole (anche quando seducono per veicolare stronzate), rimane una recensione apprezzabile [ https://www.mymovies.it/film/2013/theevildead/ ]; posto questo ecco: io penso che 'sto film sia 'na Clamorosa Cazzata.
A prescindere, dal regista di Man in the dark mi aspettavo ben di più, possibilmente ancora di più: quello non doveva essere che l'inizio. 1 su 5 è troppo cattivo come voto?

Le mele di Adamo - un film di Anders Thomas Jensen

Memorabile.
Commedia nera e grottesco, cinismo e vitalità si tengono per mano senza fare una piega.
E se Mikkelsen è un mostro, l'interprete di Adam non lo trovo da meno.
La violenza non viene edulcorata, ma neppure un lieto fine classico ed un'esaltazione ottimista e positiva della fede sono contemplati: ogni cosa è un pugno nello stomaco, persino i momenti più confortanti. La verità vi renderà liberi - ma non è mai stato detto che tale processo sarebbe stato incruento.

Il ministro - Pier Francesco Aiello presenta

Cinico, ma qui il cinismo assume il sentore polveroso della burocrazia e del potere stantìo.
Una condanna della politica, con i suoi inganni e le sue strategie, vuota di cuore, che grazie al cielo s'allontana dalla verve sfavillante di certe pellicole nostrane dell'ultimo decennio e lascia che la forma resti torbida quanto il contenuto. O per lo meno, senza paillettes.

Dal Morandini:
"Lo Stato divora coloro che lo servono" è la tesi centrale del 2° LM di Schoeller che l'ha anche scritto. 3 premi César 2012 per sceneggiatura, attore non protagonista e suono (Olivier Hespel) e Fipresci della Critica Internazionale a Cannes. La tesi è annunciata nella sequenza onirica e metaforica iniziale: una bella donna nuda entra nelle fauci di un coccodrillo immobile. Il potere dello Stato divora, logora, fa soffrire chi ce l'ha, come il ministro dei Trasporti e il suo capo di gabinetto.
Bertrand Saint-Jean è un personaggio complesso la cui umanità si mescola al cinismo: il suo dolore commosso per i 13 bambini precipitati in un burrone non gli impedisce di mettersi una cravatta più consona alla situazione o, ubriaco, di litigare con la vedova di Kuypers, disoccupato assunto come autista. Con poche eccezioni, il cast degli attori, sconosciuti in Italia, è diretto in modo impeccabile.

Costruire - Roma Agrawal

Il racconto sintetico, interessante e condotto da un'ingegnera strutturale, di come siano nate le odierne architetture civili - con esempi che si rifanno alle sue proprie opere e svariati aneddoti, purtroppo per forza di cosa spesso tragici: come quello delle Twin Towers che specifica un problema banale ma dalle conseguenze gravi, e che ignoravo.
I contenuti sono seri, ma l'esposizione morbida: ho immaginato più volte, anziché di stare leggendo un testo, di trovarmi in una saletta da thé con il liquido ambrato che più amo e delle meringhe davanti, conversando con l'autrice; in compagnia.
Peccato però per i numerosi, e grossolani, errori trovati qua e là: fin dalle prime pagine mi son chiesta se i correttori di bozze della Bollati Boringhieri siano usualmente ubriachi, o se magari li abbiano licenziati; perché certi paragrafi sembrano essere appena stati battuti al pc e non dico non essere stati rivisti, ma nemmeno riletti.

La bottega oscura - Georges Perec

Una raccolta di sogni corredata da bellissime note esplicative "che identificano persone, avvenimenti e cose della vita diurna", ma anche che danno una lettura psicanalitica di tratti caratteristici dello scrittore.

Si salvi chi vuole - Costanza Miriano

A proposito di monastero wi-fi, di monaci metropolitani e di salvezza che non conosce procedure d'infrazione.
Lo stile della (fu?) giornalista lo si riconosce immediatamente, ed è come al solito frizzante, leggero ma molto chiaro e puntuale.

Concerti per organo - Vivaldi

Ancora una volta, l'edizione in allegato alla rivista è monca: l'ultimo brano manca ed il penultimo è leggermente troncato.
Precisato questo, Vivaldi è sempre godibile, e in particolare per l'opera RV439, molto suggestiva, penso che l'organo più del flauto sia proprio lo strumento adatto.

Parli sempre di soldi! - Hans Magnus Enzensberger

Carino, certamente.
Cosa vuole insegnare però, in fondo?
La storia è volutamente semplice a questo scopo, trasmettere qualcosa.
E a chi: adulti? Non approfondisce nulla. Giovani e giovanissimi? Non risulta abbastanza chiaro, ed il linguaggio tecnico viene utilizzato ma non spiegato.
Non vi sarebbe stato bisogno di strutturarlo in tal modo (con tanto di glossario) se il messaggio non volesse essere specificatamente economico.
Romanzino senza infamia né lode.

In fondo al laboratorio a sinistra - Edouard Launet

Curioso, adatto per passare un paio d'ore divertenti - ma un approccio meno superficiale sarebbe stato apprezzabile.
Dopotutto se alcune ricerche scientifiche, con tanto di appositi finanziamenti, somigliano più a barzellette, in molti altri casi la bizzarrìa apparente nasconde un fine sensato ed utile: anche la burocrazia e la necessaria sistematicità del metodo scientifico ci mettono del loro nel farne, talvolta, oggetto di ridicolo.
Non è conveniente, poi, se si scrive per il grande pubblico, mescolare ricerche di scienza pura, di medicina e di scienze sociali: gli scopi e le interpretazioni dei tre rami divergono troppo per poterne fare una lettura univoca e giustificare ogni sarcasmo.
Lodevole come passatempo, mi aspetterei tuttavia da un giornalista scientifico una certa accortezza e cognizione di causa nella valutazione del lavoro dei ricercatori. Ma, del resto, Launet è prima di tutto ingegnere

The haunting - un film di Jan De Bont

Da dimenticare.
Non solo non ha nulla a che vedere con il romanzo a cui si è ispirato (ma dovremmo dire: che ha saccheggiato per poi stravolgerlo) - L'incubo di Hill House di Shirley Jackson.
Ma anche, soprattutto, è emblematico di cosa significa avere le idee confuse: parte abbastanza bene, prendendosi (anche troppo) sul serio, e slitta col passare dei minuti in un melodramma insopportabile, che avrebbe avuto la sua ragion d'essere se si fosse voluta ottenere una parodia grottesca del genere.
E' chiaro però che questa non era l'intenzione iniziale.
Il risultato è una toppata clamorosa.

R: L'arte di collezionare le mosche - Fredrik Sjöberg

Piacevole, ma pur sempre una mezza delusione: gli argomenti principali, seppure uniti da un filo logico, suonano più come un'accozzaglia che come una sinfonia; i vari brani non somigliano allo sprofondare e riemergere carsico della migliore non-fiction che la quarta di copertina promette, ma piuttosto al vagare disorientato di chi abbia un Alzheimer incipiente. Slegati e a tratti persino sconnessi (soprattutto nella prima parte: passando a raccontare le vite di altri l'autore dà invece il meglio che ha da offrire, almeno qui).
Persino la conclusione ha un sapore poetico ma... incompiuto.
Sembra non esserci un indirizzo chiaro nell'esposizione dei pensieri, per dirla in breve.
Dunque, tre stelle; ma difficilmente tornerò a frequentare Sjöberg - i sirfidi invece chissà: forse sì.

R: Passeggiate nei prati dell'eternità - Valeria Paniccia

Un'escursione-conversazione in territori cimiteriali (per la gran parte italiani, e questo è un valore aggiunto) dell'autrice accompagnata, passo passo, da personaggi noti e meno noti ma sempre prodighi di informazioni, aneddoti e opinioni sui "grandi sepolti" incontrati lungo i viali.
Gli scambi di battute tra la Paniccia, autrice anzitutto televisiva, ed i suoi ospiti si alternano a corsivi descrittivi, di memoria, che punteggiano il testo e ne fanno qualcosa di ritmico e dinamico - tutt'altro che morto.
Assegno quattro stelle e non cinque; per l'unico motivo che, personalmente, sto trovando la scelta degli interlocutori e la piega delle loro dissertazioni troppo inclinate verso una Weltanschaaung materialista e agnostica, per non dir altro. Ma sono ancora a metà.

The vvitch

Il film non solo non ha nulla da dire ma per di più va a stuzzicare corde poco sane nello spettatore medio, che abbia cioè una cultura cinematografica ed un’attitudine religiosa non abbastanza mature.
Sino a circa metà storia, ma anche un pochino più in là, la resa è discreta nonostante si fondi su un’idea banalotta (famiglia devota dei secoli che furono viene cacciata dalla propria congregazione e va a vivere vicino ad un bosco, nel quale le forze del male si scatenano. Con tanto di caprone parlante che, non fosse triste, sarebbe alquanto grottesco).
Poi, però, mancando di un fondamento vagamente solido, lo sviluppo precipita: passiamo in rassegna un'intera galleria di stereotipi e leit-motiv di genere – sottofondo di violini dissonanti incluso – senza tuttavia arrivare al dunque.
Il male vince in maniera quasi scontata, un po’ automatica, che non genera tensione né lotta. Si tratta di un’operazione commerciale malriuscita nel migliore dei casi, di consapevole contrabbando del male come schieramento appetibile e vantaggioso nel peggiore.
Evitabile.

Le cose - Georges Perec

La ricerca infruttuosa del benessere di due anime incoscienti di sè.
Moderno ancora oggi nello stile con cui tratteggia la coppia protagonista ed il suo ambiente, interiore ed esteriore; utile per farsi domande nuove su un tema molto noto e talvolta abusato.

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