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فورم کےآخری پیغامات

Il mio mondo verticale - Jerzy Kukuczka

Libro consigliato per conoscere colui che può essere definito il più grande Himalaista di sempre. Le condizioni "svantaggiate" degli alpinisti polacchi rispetto agli occidentali enfatizzano il valore delle sue imprese.

Dove sono tutti quanti? - Amedeo Balbi

L'immaginazione dell'uomo è ben poca cosa a quello che l'universo può offrire.
La scienza e la conoscienza vanno di pari passo e questo libro offre una realtà di quanto siamo piccoli in questo universo fatto della stessa sostanza di quella che ci ha creato

Asimmetria - Lisa Halliday

Sembra quasi che i fatti narrati siano presi a caso, senza alcun legame, nemmeno quello dell'asimmetria del titolo.
E io non ne ho visto la finalità..

Re: L'arte di collezionare le mosche - Fredrik Sjöberg

Piacevole, ma pur sempre una mezza delusione: gli argomenti principali, seppure uniti da un filo logico, suonano più come un'accozzaglia che come una sinfonia; i vari brani non somigliano allo sprofondare e riemergere carsico della migliore non-fiction che la quarta di copertina promette, ma piuttosto al vagare disorientato di chi abbia un Alzheimer incipiente. Slegati e a tratti persino sconnessi (soprattutto nella prima parte: passando a raccontare le vite di altri l'autore dà invece il meglio che ha da offrire, almeno qui).
Persino la conclusione ha un sapore poetico ma... incompiuto.
Sembra non esserci un indirizzo chiaro nell'esposizione dei pensieri, per dirla in breve.
Dunque, tre stelle; ma difficilmente tornerò a frequentare Sjöberg - i sirfidi invece chissà: forse sì.

La famiglia zero rifiuti (o quasi) - Jérémie Pichon e Bénédicte Moret

"La famiglia zero rifiuti (o quasi)" è un libro pieno di spunti pratici per migliorare il proprio impatto ambientale, come singoli e come nucleo famigliare.
Le vignette e i fumetti sembrano camuffare il senso profondo del libro, ma niente paura, a fine lettura il "seme" di Jérémie e Bénédicte sarà stato piantato ed è allora che si comincia a meditare il cambiamento.
L'ho trovato piacevole - lo consiglio.

Andare avanti - Christian Cappello

"Lo faccio per dimostrare che dal dolore si può fare qualcosa di buono per gli altri"

Una storia vera, drammatica e immensamente umana. Chi ha subito la perdita di una persona cara può comprendere e ritrovarsi nel racconto di Christian Cappello che è riuscito a canalizzare il proprio dolore per aiutare il prossimo.
https://blogdiviaggi.com/blog/2016/01/24/marta4kids/

Una lettura scorrevole che offre la possibilità di riflettere sulla vita e sul proprio modo di affrontarla.

Migrazioni e sfida interculturale

Volume ben strutturato, adatto a ragazzi delle scuole secondarie, coniuga riferimenti teorici ed attività pratiche. Inoltre offre numerosi spunti e riferimenti per l'approfondimento e l'implementazione.

Giovani, ambiente, sostenibilità

Utile strumento per progettare attività con gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, con i dovuti accorgimenti usufruibile anche per le secondarie di primo grado o con realtà di educazione non formale. Contiene sia riferimenti teorici sia proposte pratiche, corredate di links e bibliografia di riferimento.

Scoperta - Roberto Defez

Leggere "Scoperta" durante il secondo anno di dottorato di ricerca in Italia, pensando e sognando cosa potrebbe accadere al termine, è abbastanza scoraggiante.
Farlo mentre negli stessi giorni sono resi noti i risultati dell'VIII Indagine ADI su Dottorato e Post-Doc (https://dottorato.it/content/indagine-adi-2019), dove si stima che il 90,5% dei ricercatori attuali non resterà in accademia, lo è ancora di più.

Purtroppo ciò non è dovuto alla schiettezza della scrittura di Roberto Defez, primo ricercatore all’Istituto di Genetica e Biofisica "Adriano Buzzati Traverso" del CNR di Napoli, quanto più alla triste situazione della ricerca nel nostro Bel paese.

Approfittando dei casi più emblematici degli ultimi anni, come Stamina o la diffusione della Xylella negli ulivi pugliesi, nella prima parte del saggio Defez tratteggia come la fiducia verso la comunità scientifica e nei suoi risultati stia diminuendo sempre più.

"[...] si è diffusa la percezione di un esteso scetticismo verso i più autorevoli rappresentanti della comunità scientifica." - Pag. 60
"[...] ma succede invece che a persone di spettacolo venga chiesta, in pubblico, un'opinione su temi che non hanno potuto conoscere e studiare da professionisti." - Pag. 79

Prevalgono disinformazione o, peggio, mala informazione, notizie che hanno solo lo scopo di confondere, far traballare e insinuare dubbi persino su uno dei capisaldi di tutte le scienze: il metodo scientifico. Ciò in parte può essere imputato anche agli scienziati stessi, che dovrebbero imparare a fare una corretta divulgazione. Defez cita, come buon esempio, Roberto Burioni e i suoi interventi sul blog a difesa dei vaccini.

"Gli scienziati lavorano per il bene della società, non per il loro tornaconto immediato ed effimero, hanno lo sguardo lungo e progetti che si svilupperanno nei prossimi dieci o vent'anni, non hanno una prospettiva di pochi mesi. Naturalmente ci sono tante eccezioni, [...] ma la principale lezione che si dovrebbe trarre dalla vicenda degli OGM è che in parte, in buona parte, se questi hanno una reputazione così brutta, è anche colpa degli scienziati. È colpa degli scienziati che non hanno spiegato abbastanza, che non hanno capito quanto fosse fondamentale dialogare con il pubblico, che non sono riusciti ad agire con una sola voce, con un coordinamento, con una struttura adeguata alla rilevanza mediatica e sociale che il tema ha rivestito e continuerà a fare in futuro." - Pag. 93

Nella seconda parte del saggio, il focus è posto invece sui finanziamenti e i fondi concessi alla ricerca, in Italia come in altri stati europei. Tra il 2005 e il 2014, confrontando i progetti italiani finanziati con i bandi PRIN e quelli francesi dell'ANR, in media annualmente si riscontrano budget (31 milioni vs 500 milioni), numero di progetti, numero di impiegati e valutatori, e percentuale di successo (numero di progetti finanziati rispetto al numero di domande totali fatte, 6,7% vs 20%) tutti decisamente più elevati per i nostri vicini oltralpe.

"Qui si cerca di far competere in una maratona un atleta ben alimentato con un altro che non tocca cibo e acqua da giorni. Questa non è una competizione, è uno spreco di intelletti, cultura, inventiva, opportunità, innovazioni, brevetti e possibilità di impiego in aziende che creano occupazione e benessere, ma soprattutto è uno spreco di giovani." - Pag. 121

Il problema è sia nell'ammontare dei fondi e delle risorse, ma anche nelle tempistiche.

"Per alcuni progetti regionali di ricerca vengono montati affollati network a cui partecipano decine di singoli ricercatori e che includono chiunque abbia una vaga pertinenza nel campo in oggetto. Seguono riunioni, scambi di email, integrazione di progetti e lavoro di redazione, che si svolgono in maniera parossistica fino ad arrivare al giorno limite massimo della scadenza per la presentazione del progetto. Un volta presentato il progetto, si entra in una fase di letargo, in cui tutti i gruppi di ricerca coinvolti non sanno cosa succede e se il finanziamento arriverà mai. [...] Finanziare un progetto di ricerca sette anni dopo la sua redazione è semplicemente assurdo." - Pag. 127-128

Tale attesa snervante sarebbe più sopportabile (anche se sicuramente non sette anni) se la maggior parte dei ricercatori avesse una posizione stabile e certa. E invece:

"Esistono ricercatori che hanno avuto la lettera di presa di servizio per una certa data e 45 giorni dopo non hanno ancora firmato un contratto (e quindi ricevuto uno stipendio). Ci sono ricercatori senior a tempo determinato che hanno avuto varie proroghe dei loro contratti e che non hanno idea se il loro contratto sia stato o meno prorogato finché non lo scoprono indirettamente dall'accredito dello stipendio. Immaginatevi di trovarvi in una situazione simile: andate al lavoro tutte le mattine senza sapere se il vostro contratto è attivo o meno, per svolgere un'attività di ricerca scientifica in cui, tra programmazione degli esperimenti, l'indirizzo delle tesi di laurea degli studenti e la pubblicazione dei lavori scientifici, ogni azione che si compie ogni giorno in laboratorio ha una ricaduta media a tre anni." - Pag. 129

Si sta attraversando un ponte traballante, anzi, si sta camminando su una corda, con dei pesi in mano, senza una rete sottostante che possa attenuare le cadute, per raggiungere un'estremità distante anni. Viene quindi naturale cercare altri appigli, trovare dei piani B, dei cuscinetti per essere in grado poi di lavorare più tranquillamente.

"Tutta questa precarietà nella gestione dei fondi di ricerca obbliga, tuttavia, gli scienziati a proporsi per fare qualunque tipo di progetto su un qualunque campo vagamente attinente al proprio: la speranza è che per un progetto che non passa o non porta fondi in tempi brevi, ce ne sia un altro che riesca a compensare e a tenere in vita il laboratorio." - Pag. 130

Cosa possiamo fare? Per i fondi, continuare a denunciare la situazione corrente.
Per dialogare con il pubblico, Defez sottolinea due aspetti fondamentali da usare maggiormente e su cui investire di più, nel mondo della ricerca: il metodo di peer review e l'importanza del gruppo. Agire come una grande comunità, non come singoli ricercatori, coordinandosi e trattando problematiche di tutte le discipline scientifiche, appoggiandosi a valutazioni obiettive fornite da specialisti del settore, in modo tale da creare "fonti inesauribili di fatti da cui anche la stampa possa pescare dati".

"Le statistiche internazionali dimostrano che se si finanzia regolarmente la ricerca, questa diventa il miglior investimento possibile anche solo in termini finanziari. Scegliere di investire davvero in ricerca, non solo parlarne, è il modo migliore per fermare l'emorragia di teste e il declino del paese." - Pag. 166

Riusciremo a farlo capire? Insistiamo, anche con saggi come questo. Defez ha individuato le principali problematiche della ricerca in Italia, le ha analizzate e ne ha prescritto una potenziale cura. Sarà quella giusta? È perlomeno da tentare.

I doni della vita - Irene Nemirovsky

I DONI DELLA VITA
Con una scrittura molto piacevole l’autrice ci racconta la vita di una famiglia francese a cavallo delle due guerre. Una famiglia originaria di quella zona del nord della Francia, che in entrambi i conflitti del secolo scorso si è trovata nel bel mezzo delle battaglie e due volte devastata.
La guerra è lì presente in tutto il romanzo, anche se non è mai descritta direttamente nella sua violenza e crudeltà.
Ci viene invece raccontata la vita con una scrittura lieve, che riesce a far emergere e farci partecipi dei vari stati d’animo dei tanti personaggi che vivono in quel teatro.
Emerge la forza e sicurezza che anima la generazione di Pierre ed Agnes, che affrontano il primo conflitto ignari di quello che vanno ad affrontare, l’angoscia e l’incertezza delle generazioni più giovani, quali Guy, Colette e Rose, che hanno visto piccoli la prima guerra e sanno di essere i protagonisti della successiva, che già si insinua nei loro animi ancora prima di scoppiare.
Un racconto di speranza, di rivincita della vita. La pagina che più mi è piaciuta è stato proprio la gioia di Guy quando apprende che diventerà padre. Guy, che tra i protagonisti è quello più sensibile, più debole, inerme e consapevole del destino crudele che attende lui e la sua generazione. In quel momento e con quell’annuncio la sua vita vince su tutto ciò che lo circonda, quel bimbo è la sua vita che sopravvive.
Libro promosso a pieni voti. Leggerò altro di questa autrice.
Alessia