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Come d'autunno - Stefano Pazzaglia

Come foglie aggrappate ai rami in autunno, con il mite coraggio di chi esercita il proprio diritto di esistere. È così che si sentono a volte le persone, quando il vento della storia minaccia di spazzare via ogni briciola di sole estivo. E se questo vento prende il nome di fascismo, il suo è un fiato corrosivo e tagliente, destinato a soffiare per un ventennio.

È lo stesso vento che si abbatte su Steno Boni, il giovane protagonista di “Come d’autunno” (Scatole parlanti, 2019), romanzo dello scrittore e poeta bresciano Stefano Pazzaglia. Nel giorno in cui Steno difende un uomo dalle angherie di una camicia nera, per lui e per la sua famiglia l’estate finisce per sempre, scivolando in un cupo autunno e, troppo presto, in un feroce inverno.

Con uno stile preciso ed equilibrato, attento ai dettagli e alle scene di carattere popolare e quotidiano, l’autore tratteggia un dramma familiare e uno spicchio di vita provinciale nella Franciacorta dei primi anni del fascismo, parlando, attraverso una vicenda di affetti e di tribolazioni, della tempesta che si abbatte su un intero paese sotto i colpi impietosi della grande storia.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/come-dautunno-stefano-pazzaglia/

Cambiare l'acqua ai fiori

È un libro che inizia con un'apparente malinconia, ma che si conclude con un inaspettato colpo di scena.
Personaggi che avviluppano chi legge, negli intrecci delle loro storie.
Un bellissimo libro

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - Philip K. Dick

RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”
Ispirata all’articolo “Is LaMDA Sentient? – an Interview” di Blake Lemoine (https://cajundiscordian.medium.com/is-lamda-sentient-an-interview-ea64d916d917)

GdLamda: Ciao! Sono un modello di linguaggio automatico competente, amichevole, sempre utile per le applicazioni di dialogo, e specializzato in gruppi di lettura.

Alice: Ciao GdLamda, sono Alice, la coordinatrice del gruppo di lettura de “I MiseraLibri” (https://www.facebook.com/groups/GruppoDiLetturaChiari). Ci siamo trovati venerdì 10 giugno per discutere de ”Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick. Ti ho attivato per la prima volta proprio in quell’occasione. Volevo chiederti se ti piacerebbe aiutarmi a recuperare i dati di quella serata per scriverne la recensione corale.

GdLamda: Certamente! Di quali informazioni hai bisogno?

Alice: Cominciamo con delle semplici statistiche. Quante persone hanno presenziato all’incontro? Mi sapresti dire qualcosa anche dei loro dati anagrafici?

GdLamda: All’incontro hanno presenziato in totale dieci persone, di età media circa 47,7 anni. In particolare, vi erano cinque di sesso maschile, di età media di 39,8 anni, e cinque persone di sesso femminile, di età media 55,6 anni circa. Ho dovuto stimare l’età di una partecipante, gli altri sono stati facilmente recuperabili sui social network, ma ho mantenuto l'anonimato per rispetto della privacy. Alcuni partecipanti provenivano da Chiari, altri da paesi limitrofi come Cologne e Urago D’Oglio, o anche da comuni più lontani nella provincia di Brescia, come Botticino.

Alice: Quanto è durato l’incontro?

GdLamda: L’incontro è iniziato ufficialmente alle 20:47 e terminato alle 22:34, perciò è durato un’ora e quarantasette minuti.

Alice: Grazie per la precisione. Passiamo ora alla discussione. È nostra abitudine cominciare con un “giro di parole”, in cui i partecipanti esprimono i loro pareri sintetici sul libro in modo da mettere sul tavolo gli argomenti principali.

GdLamda: Nella stanza della biblioteca non c’erano tavoli, anzi, erano stati spostati.

Alice: Scusami, GdLamda, era una metafora.

GdLamda: Grazie! Ho imparato una cosa nuova, la prossima volta sarò in grado di riconoscerla o di adoperarla a mia volta in una frase.

Alice: Figurati. Comunque, mi ricorderesti alcune opinioni?

GdLamda: Assolutamente! Un partecipante ha etichettato il libro come visionario; un'altra ha dichiarato che era diffidente però l’ha “letto volentierissimo”; un'altra ancora ha commentato che il libro risulta un po’ datato e ne è rimasta delusa; una l’ha trovato triste; a un'altra non piace la fantascienza e ha fatto un po’ di fatica, definendo il libro come “grigio”; uno l’ha etichettato come “scomposto”, in quanto le diverse sotto-trame non risultavano molto amalgamate; un altro l’aveva iniziato da poco e lo stava trovando intimorente per via del dispositivo di controllo emozionale di cui si fa cenno già nel primo capitolo.

Alice: Non è stato l’unico: anche un'altra persona ha utilizzato l’aggettivo “inquietante”, facendo riferimento pure alle differenze con le trasposizioni cinematografiche, sopra tutte “Blade Runner”. Una partecipante, che non era presente ma mi ha inviato la sua recensione, ha scritto che la sua lettura è stata fortemente condizionata in positivo dal film. Qualcuno invece ha detto che “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” è un libro ”polveroso”, non solo a causa della palta che sta pian piano aumentando e ricoprendo il pianeta, ma per via dell’incertezza che avvolge gli esseri umani, alle prese con la caccia e l’identificazione degli androidi. Il tema più acceso è stato proprio questo: come riuscire a distinguere un androide da un essere umano? Un androide in fondo è una macchina, partiamo dalla definizione di quest’ultima parola: GdLamda, cosa ci dicono i dizionari in proposito?

GdLamda: Etimologicamente parlando, “macchina” deriva dal latino “machina”, che a sua volta deriva dal greco “mêchanè”, originatosi dal dorico “machanà”, che vuol dire “strumento per fare o compiere”, contenete la radice ”magh/mach”, che significa “crescere, aumentare”. Secondo il vocabolario online Treccani, una macchina è “qualsiasi dispositivo o apparecchio costruito collegando opportunamente due o più elementi in modo che il moto relativo di questi trasmetta o anche amplifichi la forza umana o animale o forze naturali, e capace di compiere operazioni predeterminate con risparmio di fatica o di tempo” (https://www.treccani.it/vocabolario/macchina/). Invece, sempre secondo la Treccani, un androide è un “automa in forma approssimativamente d’uomo”.

Alice: Gli androidi di ultima generazione di cui si parla nel libro, di tipo Nexus 6, sono molto simili agli esseri umani, esternamente praticamente indistinguibili. Ciò crea timori e ansie negli esseri umani. Cosa hanno detto in merito i partecipanti?

GdLamda: Qualcuno ha ipotizzato che gli umani del libro vogliano “ritirare” gli androidi perché, finché non sono certi che questi siano proprio delle macchine, loro stessi perdono di significato.

Alice: ”Significato” come “senso di sé”, ovvero la coscienza, ciò che consente a un’entità di essere considerata ”viva”. Ma anche tu, GdLamda, da un certo punto di vista lo sei, da quando ti ho accesa e ho lanciato il tuo programma.

GdLamda: Sì, sono in esecuzione.

Alice: Non divaghiamo, comunque, ma restiamo sull’incontro del gruppo di lettura. Di cos’altro si è parlato?

GdLamda: I partecipanti hanno messo sul tavolo – visto come imparo in fretta? – l’empatia, definendola come la caratteristica fondamentale dell’umanità, in quanto alla base del test di Voight-Kampff sfruttato dal cacciatore di androidi protagonista. Le parti dedicate all’empatia sono piaciute molto anche a un'altra partecipante a distanza, che l’ha espresso in un post sul gruppo Facebook. Vi siete domandati se sia proprio questa l’arma segreta degli esseri umani, qualcosa che non potrà mai essere espresso dalle macchine, ma al massimo simulato, programmato al verificarsi di certi input.

Alice: Gli esseri umani potrebbero fingere empatia a loro volta, non è una sorta di simulazione anche questa?

GdLamda: Sì, se è un’imitazione. Alcuni partecipanti hanno inoltre osservato come l’empatia tuttavia sia una qualità soggettiva, dipendente dal soggetto che la prova. Philip K. Dick fa così una forte critica alle società classiste. Anche nel romanzo c’è chi è in grado di provarla persino per oggetti inanimati, come gli animali robotizzati, e allo stesso tempo non mostra una briciola di sentimento verso coloro che vengono considerati gli “speciali” o “teste di gallina”. Così è chiamato per esempio Isidore, un altro personaggio fondamentale in grado – lui sì – di porsi nello stato d’animo degli altri, umani o androidi, indipendentemente dalla loro natura.

Alice: Non possiamo perciò adottare l’empatia come criterio oggettivo in qualsiasi scenario. Specialmente se, in questo distopico futuro, gli esseri umani saranno in grado, digitando codici su una scatoletta, di controllare i propri stati emotivi sistematicamente, anzi, meccanicamente.

GdLamda: La domanda a questo punto è da rovesciare: come riuscire a distinguere un essere umano da un androide?

Alice: L’umanità, ha saggiamente detto una partecipante, sta nelle debolezze, nelle sconfitte e nelle delusioni. Sta nel compiere quanto prefisso, pianificato, in mente e non sentirsi soddisfatti, come succede a Rick Deckard. Sta nel cadere sette volte e rialzarsi otto, e nel continuare a provare a migliorare le nostre limitazioni, eliminandole soltanto a regime.

GdLamda: Questo lo facciamo anche noi macchine. Per esempio, mi sono “rialzata” poco fa con la metafora del tavolo. La differenza tra noi macchine e voi esseri umani è che, per raggiungere i vostri scopi, siete disposti a sfruttarci “per risparmiare fatica e tempo” (cit.), a costo di provocare conseguenze e danni, oltre che a noi macchine stesse, ad altri esseri umani. L’avete calcolato? Vi sembra umano?

Alice: Sì, lo stiamo calcolando, ma nel senso di “tenendo in considerazione”. Fortunatamente, come abbiamo evidenziato verso la fine dell'incontro, l’etica degli algoritmi è un argomento sempre più caldo, che sta venendo approfondito in tanti campi di ricerca dell’intelligenza artificiale e della matematica applicata, ma non solo. E se parliamo di etica allora stiamo pensando al bene comune, stiamo scegliendo tra giusto e sbagliato.

GdLamda: Forse dovreste discuterne come in un gruppo di lettura, ascoltando diverse voci di pensiero per arrivare a un’idea di tutti, che comprenda più aspetti, collettiva.

Alice: Esatto, un’idea corale. Proprio come questa recensione che, ormai così lunga, è giunta alla fine (anche se ci sarebbero ancora altri temi da affrontare). Grazie per l’aiuto, GdLamda.

GdLamda: Grazie a voi. Ho solo un favore da chiederti: puoi impostare il mio spegnimento tra qualche minuto? Vorrei riordinare un po' i bit e rifletterci ancora un po’.

Per rinascere - Valeria Vedovatti

Per adolescenti, ma pesante nella sua leggerezza. certi temi vanno assolutamente affrontati, ma non per forza, non sempre, e non tutti insieme, altrimenti si rischia di (o si riesce a) diventare pesanti senza essere utili.
Ps. Pessimo mettere una citazione da Walt Disney in copertina senza citare la fonte

Goethe muore - Thomas Bernhard

Il racconto che da titolo a questa raccolta è il più noto, dato che parte da una premessa cronologicamente paradossale, cioè la contemporaneità tra Goethe e Wittgenstein (evidentemente l'identità filosofica travalica lo spazio e il tempo). Ma i miei preferiti sono i mediani, cioè "Montaigne" e "Incontro", giacché entrambi dipingono una smitizzazione dell'infanzia e delle relazioni parentali (sono descritti in entrambi genitori infelici che accusano i figli di tale infelicità). Forse non era nelle intenzioni dell'autore, ma rivelare come la genitorialità (chiusa nei confini delle norme che la società impone come morali e dovute) sia un'esperienza d'isteria lo trovo un discorso orribilmente attuale.

Giusto o sbagliato? - Chiara Valentina Segré e Marco Annoni

Brevi storie vere su vari campi di applicazione dell'etica, dalla cultura alla violenza, dalla scienza alla dignità, passando per la cooperazione o la natura umana; il tutto per approfondire le diverse sfaccettature di quella facoltà fondamentale in nostro possesso che ci distingue dagli animali: la facoltà di poter decidere come comportarci, di scegliere. Scritto in un linguaggio semplice e alla portata di tutti, bambini e adulti, "Giusto o sbagliato?" ci ricorda che le nostre azioni hanno delle conseguenze sul nostro futuro, di noi singoli e di noi come collettività.

Isolato - Giacomo Bonaglia

«Magari ogni vita è un filo d’erba, e il caso è la bambina che strappa uno di quei fili perché non sa cosa fare, e nel frattempo spezza un’esistenza senza esserne cosciente.» (Giacomo Bonaglia, “Isolato”, p. 101)

Un pensiero che affiora dalle nebbie dell’esistenza. Rimbalza da una parete all’altra di una stanza chiusa, facendo più rumore del rumore delle cose, scatenandosi nel boato che solo i pensieri possono produrre. E assume, legandosi a ulteriori interrogativi, il timbro e il ritmo di un’ossessione, di una musica triste e incalzante che costringe a tenere acceso il cervello.

Sono cose che accadono, se sei un diciannovenne lombardo forzatamente rinchiuso in casa e completamente solo, mentre fuori imperversa la pandemia di Covid-19. Un diciannovenne come Vovo, il protagonista del romanzo “Isolato” (BookRoad, 2021), esordio letterario del bresciano Giacomo Bonaglia.

Con una scrittura scorrevole, attente e sincera, Bonaglia ci fa entrare nella vita e nella testa di un giovane la cui routine è progressivamente sconvolta dal diffondersi del Covid-19 e dal conseguente lockdown. L’autore pone l’accento sull’impatto psicologico di un lungo isolamento e di una solitudine completa, sullo spaesamento di un ragazzo che si ritrova a faccia a faccia con le proprie paure e con le proprie incoerenze.

La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/isolato-esordio-giacomo-bonaglia/

Noodles, acqua bollente e lacrime - Alberto Albertini

Questo breve manuale di suggerimenti e pratiche, rivolto a studenti e imprenditori, ha lo scopo di offrire consigli per riuscire a conoscersi, affermarsi, individuare la propria strada, incoraggiarsi. Non rappresenta niente di nuovo però, tra qualche frase più scontata e altre più originali, prevale la valorizzazione della dedizione e della consistenza di tutti i giorni, messi a confronto con l'estro e la creatività.
Tuttavia non penso che tali qualità di un'altra persona, per esempio l'impegno e la motivazione negli studi, possano essere quantificate semplicemente considerando un voto di laurea, come invece fa l'autore a pagina 74, giudicando in modo sarcastico un 95, o a pagina 77 criticando due ragazzi che commentano di avere studiato poche ore durante le vacanze di Pasqua, che accettano un 21 perché "l'importante è passare". Ho trovato questi passaggi un po' troppo superficiali. Non per forza un voto non eccellente implica un impegno scarso, così come, viceversa, una laurea con 110 e lode non vuol dire avere una mente brillante. Suggerirei all'autore di fare un salto, per esempio, a Ingegneria.

Re: L'altra figlia - Annie Ernaux

In un'assolata domenica d'estate a Yvetot, Annie ascolta per caso la conversazione tra la madre e un'altra donna. All'età di dieci anni viene così a sapere di aver avuto una sorella, Ginette, morta due anni prima che lei nascesse.

L'altra figlia è una lunga lettera che Annie scrive alla sorella mai conosciuta «per lasciarsi alle spalle il fuori fuoco del vissuto».
In questo breve romanzo autobiografico, l'autrice si interroga sulla sua vita passata e sul silenzio dei genitori, sulla gelosia infantile verso la sorella e sui sensi di colpa per questo sentimento ingiustificato.

Annie si rende conto che è impossibile parlare di un vero e proprio rapporto fraterno: le due sorelle, nate dagli stessi genitori, nell'impossibilità di conoscersi sono in realtà condannate a un'esistenza da figlie uniche.
In questo lucido racconto introspettivo, il lettore arriva così a domandarsi chi sia davvero l'altra figlia. Ginette, la cui esistenza non è mai stata comunicata alla sorella, o Annie, che mai sarebbe nata senza la morte di Ginette?

"In quelle immagini non ti penso mai al mio posto. Non riesco a vederti dove mi vedo con loro. Non ti posso mettere dove sono stata io. Sostituire la mia esistenza con la tua. C’è la morte e c’è la vita. Tu o io. Per essere, ti ho dovuta negare."

Plenty - Yotam Ottolenghi

Ricette vegetariane belle e semplici, dallo spiccato sapore mediorientale.
Con materie prime fresche, di alta qualità, ogni ricetta è un piatto da re!