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Tutta intera
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Hakuzwimana Ripanti, Espérance <1991->

Tutta intera

Einaudi, 2022

خلاصہ: Il fiume Sele taglia in due la città, e Sara ogni giorno lo attraversa per andare nella scuola di Basilici. I suoi studenti arrivano da tutte le parti del mondo e la guardano con diffidenza. La chiamano Signorina Bellafonte, perché anche se è nera (come la maggior parte di loro) non è una di loro: è cresciuta di là dal fiume, suo zio è il guardiano del frutteto, e da quelle parti le pesche le chiamano «oro rosa», perché sfamano molte famiglie. Sara è la figlia adottiva di un professore di liceo e della cuoca dell'asilo. Sua mamma preparava torte e coltivava rose, suo padre le ha insegnato la passione per le parole: il suo mondo da bambina aveva confini certi. Ora don Paolo le ha trovato questo lavoro, crede che lei sia la persona giusta. Giusta perché? Questi ragazzini, che conoscono tre lingue e ne inventano una diversa ogni pomeriggio, avranno pure il suo stesso colore di pelle ma la scrutano, la sfidano di continuo. All'inizio non riesce a ottenere la loro attenzione nemmeno per mezz'ora. Le parole non bastano più, forse la strada per comunicare passa per certe esperienze difficili del passato: ogni volta che si è sentita diversa, nel posto sbagliato. Settimana dopo settimana quei nomi impronunciabili e quei volti sfuggenti diventano più famigliari: Tajaeli Kolu che le assomiglia così tanto, Zakaria Laroui con l'occhio pigro e zero modestia, Paul Bonafede che è mezzo italiano e sembra vergognarsene. Ma poi scompare Charlie Dí, che stava sempre seduta al terzo banco, e intanto si moltiplicano le aggressioni nel quartiere: ecco che questo processo accidentato ma prodigioso di conoscenza reciproca rischia di interrompersi. Eppure certe vite spezzate e ricucite possono ancora, come certi innesti, trovare il modo di fiorire.

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Alla fine di “Tutta intera”, Espérance Hakuzwimana ringrazia “le bambine e i bambini, perché sono nel buono e dalla parte giusta della storia”. Il libro si apre, invece, con la protagonista Sara che, da bambina, si chiude in bagno, decisa a schiarirsi la pelle con una bottiglia di candeggina. Attraverso gli occhi della protagonista e, di rimando, attraverso gli sguardi di chi intorno a lei la chiama per nome senza riuscire ad abbinarlo alla pelle, il racconto rivela quanto sia complesso definire un’identità per chi non ne può avere una soltanto. L’adozione internazionale, il razzismo, il mondo delle seconde generazioni sono al centro di un romanzo potente, a tratti aspro, che racconta senza reticenze la realtà dell’Italia di oggi.

Nata in Rwanda nel 1991, all’età di tre anni Espérance Hakuzwimana è adottata da una famiglia di Flero, mentre il suo Paese natale è dilaniato da uno dei più sanguinosi genocidi della storia. L’infanzia e l’adolescenza vissute a Brescia vengono rievocate nel romanzo/manifesto d’esordio “E poi basta”, pubblicato nel 2019 dalla casa editrice People. L’opera proietta la voce di Hakuzwimana su scala nazionale, richiamando l’attenzione sulla forza della sua scrittura e sulla sua esperienza di lungo corso come attivista. L’approdo alla casa editrice Einaudi conferma la maturità di un’autrice che non si accoda alle narrazioni facili e rassicuranti, ma racconta le storture di oggi con lo sguardo autentico di chi le vive ogni giorno in prima persona, sulla propria pelle.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/esperance-hakuzwimana-tutta-intera/

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